16 marzo, venerdì nero dell’Iva. Chiamata del Fisco da 9 mld

Pubblicato il 14 Marzo 2012 9:34 | Ultimo aggiornamento: 14 Marzo 2012 9:38

soldiROMA – Il 16 marzo 2012 il Fisco chiama e il popolo delle partite Iva da 5 milioni di soggetti dovrà rispondere. C’è chi ha già ribattezzato quel giorno “venerdì nero dell’Iva”, visto che bisognerà mettere le mani al portafoglio e sborsare più di nove miliardi di euro.

La “botta” sarà da 9,3 miliardi per l’esattezza e riguarda 5,1 milioni di imprese e lavoratori autonomi. Versamento mensile e versamento trimestrale fanno quasi 10 miliardi , con un aggravio di 516 milioni di euro, visto che c’è l’adeguamento all’aumento dell’Iva dal 20 al 21 per cento, dopo la manovra finanziaria del 2011 (ultimo trimestre, data cui si riferisce la gran parte dei versamenti).

Per le imprese che arrancano, visti i ritardi nei pagamenti, il 16 marzo non è una scadenza facile, specialmente perché nel 2012 potrebbe essere toccato il record del peso delle tasse: 45%. Un livello mai raggiunto negli ultimi 30 anni. Se lo Stato comincia a risparmiare sui rendimenti di Bot e Cct, in sostanza, i contribuenti non godranno a breve di alcun effetto positivo del miglioramento dei conti pubblici. Perché la pressione fiscale, che nel 2011 si è attestata al 42,5%, è previsto cresca nel 2012 – sostiene la Cgia – fino 45%.

Persino peggio del 1997, quando si arrivò al 43,4%. Come potrebbe essere raggiunto questo picco? ”Con l’introduzione dell’Imu – spiega il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – il ritocco verso su delle addizionali regionali Irpef, l’aumento delle accise sui carburanti, l’incremento dell’Iva e l’aumento del prelievo sui titoli di Stato saremo costretti a diventare uno dei popoli più tartassati d’Europa”.