Antitrust contro Facebook & co: esordio di Rustichelli. “Da Fca e dumping fiscale danno all’Italia”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 2 Luglio 2019 18:42 | Ultimo aggiornamento: 2 Luglio 2019 21:22
Antitrust contro Facebook & co: esordio di Rustichelli. E da Fca e dumping fiscale danno all'Italia

Antitrust contro Facebook & co: esordio di Rustichelli. E da Fca e dumping fiscale danno all’Italia

ROMA – “Nella mia carriera ho sempre cercato di usare la bilancia e assai poco la spada”. Così il presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, ha aperto la sua Relazione annuale alla Camera. La prima del suo settennato, cominciato solo il 6 maggio scorso, dopo che il Csm ha finalmente sciolto le riserve sul via libera alla sua aspettativa.

E’ il primo presidente nella storia d’Italia non lottizzato, il primo dell’era della trasparenza, fortemente voluta, almeno a parole, dall’attuale governo, in primis dai 5 Stelle, certamente sostenuta con coerenza da Roberto Fico. Il suo nome è stato scelto tra i 112 curricula pervenuti ai presidenti di Camera e Senato, attraverso un processo di selezione pubblica.

Lo hanno scelto per la terzietà, l’indipendenza politica e la sua esperienza istituzionale. E da buon magistrato, il numero uno dell’Authority che vigila sulla concorrenza e il mercato, per prima cosa ha voluto fregiarsi dei simboli della giustizia, la bilancia e la spada appunto.

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“Il mio impegno – ha detto – sarà quello di ispirarmi, in ogni pronuncia a una visione equilibrata, mai ideologica o estremizzata”. “I valori dell’indipendenza, dell’autonomia e dell’imparzialità che mi hanno fin qui sempre guidato con la toga da magistrato, resteranno la stella polare anche nello svolgimento del nuovo incarico”, ha aggiunto.

Con molta bilancia e poca spada il presidente Antitrust ha quindi pronunciato il suo discorso. Una relazione che, per ovvie ragioni, si limita ad analizzare lo stato delle cose e a stabilire gli obiettivi dei prossimi sette anni. Il nuovo capo dell’Antitrust è clemente con l’Europa “nostra casa comune” e “unico modo che abbiamo per rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione, dalla tecnologia, dai nuovi equilibri geopolitici e commerciali”. Tanto più in un momento in cui “lo slancio verso l’Europa sembra affievolirsi e il riemergere di spinte nazionalistiche ne mina le fondamenta”.

Ma Rustichelli è perfettamente in grado anche di riconoscere le storture di questa Europa. In primis il cosiddetto “dumping fiscale“, cioè la fiscalità vantaggiosa per attrarre contribuenti ed investitori attuata da alcuni Stati membri, “divenuti veri e propri paradisi fiscali”. Secondo Rustichelli gli accordi fiscali stretti da alcuni paesi Ue sono in grado di conferire “un vantaggio specifico a talune imprese idoneo a distorcere la concorrenza”. Anche perché, sottolinea, “la riduzione degli introiti dovuta agli egoismi di pochi” all’interno della Ue “impedisce di abbassare le tasse alle imprese e ai cittadini, anzi spesso impone ai governi che la subiscono politiche fiscali più severe”. 

Italia penalizzata dal dumping fiscale

Il presidente dell’Antitrust punta espressamente il dito contro l’Olanda, l’Irlanda, il Lussemburgo e il Regno Unito, “utilizzate dalle imprese multinazionali per porre in essere forme di pianificazione fiscale aggressiva”.

Una concorrenza che “genera evidenti vantaggi per taluni Paesi” ma non per altri come l’Italia. I numeri parlano da soli: “Il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del Pil, a fronte del 2% dell’Italia. Anche l’Irlanda (2,7%) fa meglio dell’Italia, nonostante un’aliquota particolarmente bassa, che è, però, in grado di attrarre imprese altamente profittevoli con un margine operativo lordo mediamente pari al 69,4% del valore aggiunto prodotto”. “L’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del Pil; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%”.

Danno all’Italia da Fca

“Ma se alcuni Paesi ci guadagnano, è l’Ue a perderci – sottolinea Rustichelli – visto che i gruppi multinazionali reagiscono alla concorrenza fiscale localizzando le loro imprese più profittevoli proprio nei Paesi europei con una tassazione più favorevole”. E qui Rustichelli non teme di brandire la sua spada contro Fca: “Il trasferimento di quella che era la principale azienda automobilistica italiana, nonché dal trasferimento della sede legale e fiscale in Olanda della società sua controllante, ha causato per l’Italia un rilevante danno economico“, dice a chiare lettere.

L’Italia, è l’amara conseguenza, “è certamente uno dei paesi più penalizzati dalla concorrenza fiscale”. Si parla di un fenomeno che “genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l’anno, con un danno per l’Italia stimato tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno“.

Una concorrenza, ha spiegato ancora Rustichelli, “di cui di fatto, beneficiano le più astute multinazionali e pone le imprese italiane in una situazione di grave svantaggio competitivo, soprattutto quelle piccole e medie, ma anche le grandi società la cui proprietà mantiene comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese”. A loro il presidente ha indirizzato personalmente la sua stima e il suo supporto.

Servono multe oltre i 5 mln di euro per Facebook & co.

Tra le righe si capisce che Rustichelli userà la bilancia con le imprese italiane virtuose e la spada con i giganti opportunisti. A cominciare dai cosiddetti GAFAM, cioè Google, Apple, Facebook, Amazon et Microsoft. Il rischio, secondo il presidente Antitrust, è che le posizioni dominanti dei colossi del web “abbiano raggiunto un radicamento tale da poter impedire in futuro l’entrata di nuovi operatori e ridurre gli incentivi all’innovazione ed al miglioramento dell’offerta, con effetti negativi su efficienza e dinamismo delle imprese”. 

Basti pensare che “tra il 2008 e il 2018, Amazon, Facebook e Google hanno acquisito, spesso con l’obiettivo di eliminare futuri concorrenti, circa 300 società, sovente nella fase iniziale del loro ciclo di vita”.

Quindi Rustichelli fa una specifica richiesta al legislatore, di “disporre di sanzioni davvero efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti delle big tech companies visto che il massimo edittale di 5 milioni di euro rappresenta una frazione del tutto modesta del loro fatturato, del loro patrimonio e dei profitti che possono ricavare dalle infrazioni”.

I numeri Antitrust sull’ultimo anno

Infine il garante della concorrenza cita i dati sull’attività svolta nell’ultimo anno: dal 1° gennaio 2018 al 1° giugno 2019 sono state comminate sanzioni per 1 miliardo e 277 milioni di euro, di cui oltre 1 miliardo e 192 milioni di euro in sede di enforcement antitrust ed oltre 85 milioni di euro in materia di tutela del consumatore. Per quanto concerne la tutela della concorrenza, sono stati chiusi 13 procedimenti per intese, 11 procedimenti per abuso di posizione dominante e 5 procedimenti per concentrazioni.