Bankitalia rimprovera le banche: “Continuate a premiare i manager che speculano”

Pubblicato il 28 Ottobre 2009 17:46 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2009 17:52

Palazzo Koch, sede di Bankitalia

Palazzo Koch, sede di Bankitalia

Sulle retribuzioni dei propri manager le banche italiane fanno orecchie da mercante: il G20, con tanto di capi di governo e ministri dell’economia, consiglia e dispone, Bankitalia traduce in italiano ma loro, le banche, fingono di non sentire e di non capire.

Glielo ricorda, con una nota ufficiale che è un ufficiale rimprovero il governatore Mario Draghi: «Carenze e ritardi nell’applicazione delle disposizioni». Indirizzo e generalità degli inadempienti: Unicredit, Intesa San Paolo, Banco Popolare, Ubi e Mediobanca, insomma i più grandi istituti di credito.

«Siete chiamati ad allinearvi sulle retribuzioni variabili che devono azzerarsi o ridursi in maniera significativa in caso di performance inferiore alle attese o negativa». Le banche sono chiamate ma non rispondono. Non è una questione morale, il problema non è se i vertici delle banche guadagnino troppo o poco rispetto a parametri di equità. Il problema è di come guadagnano e su cosa guadagnano. Se il manager è premiato nel portafoglio anche e soprattutto per le operazioni a rischio, se guadagna sull’indebitamento che poi risulta non solvibile, allora la retribuzione premia e incentiva il meccanismo che ha portato alla crisi finanziaria.

Le banche si gonfiano di crediti non esigibili, quindi con scarso o nessun valore, si mettono a loro volta in posizione di insolvenza e vengono salvate con la garanzia dei soldi pubblici, insomma lo Stato, gli Stati si fanno garanti del debito aumentando il debito pubblico. Un circolo perverso che va spezzato come hanno detto Obama, Brown, Sarkozy, la Merkel, Tremonti, il Fmi. Tutti insomma.

Ma le banche, italiane e non solo, fanno melina. Aspettano, boicottano, continuano come prima. Premiano in denaro chi incrementa ancora la “finanza derivata” giunta ad un monte valori pari a nove volte il Pil mondiale. In sostanza premiano i comportamento che hanno portato il sistema finanziario mondiale al fallimento, evitato solo con la montagna di soldi pubblici che ogni governo ha tirato fuori.