Bce, Mario Draghi annuncia: “Stop al quantitative easing da gennaio 2019”. Tassi bassi fino all’estate

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 giugno 2018 15:20 | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2018 20:09
Bce, Mario Draghi annuncia: "Stop al quantitative easing da gennaio 2019"

Bce, Mario Draghi annuncia: “Stop al quantitative easing da gennaio 2019”

FRANCOFORTE – La Bce ha deciso: addio al quantitative easing a fine dicembre, con una tabella di marcia che prevede un breve tapering (riduzione delle misure straordinarie) nell’ultimo trimestre 2018. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] I tassi d’interesse resteranno quindi fermi ai minimi record almeno fino alla prossima estate.

La decisione arriva in anticipo per molti osservatori: alcuni si aspettavano un’indicazione di massima dalla riunione di giovedì 14 giugno e una tabella di marcia vera e propria il mese prossimo. In una nota l’Eurotower, riunita a Riga nell’appuntamento che ogni anno si svolge fuori sede, spiega che “dopo settembre 2018, e in subordine al fatto che i dati in arrivo confermino le stime di medio termine d’inflazione, il tasso mensile degli acquisti netti di titoli sarà ridotto a 15 miliardi fino a fine dicembre 2018, e che a quel punto gli acquisti netti termineranno”.

La Bce promette tuttavia di proseguire con il reinvestimento – ossia l’utilizzo del capitale rimborsato dei bond che ha in portafoglio e che arrivano a scadenza per comprare nuovi titoli di pari durata – ancora a lungo e per tutto il tempo necessario ad assicurare l’accomodamento monetario necessario. I tassi rimangono fermi ai minimi record “almeno per tutta l’estate 2019” e in ogni caso finché sarà necessario.

La Banca centrale europea ha indicato oggi la tabella di marcia verso la fine del Qe dopo “un’attenta valutazione dei progressi fatti” la cui conclusione è che l’aggiustamento dell’inflazione verso l’obiettivo è “sostanziale”, ha spiegato il presidente della Bce Mario Draghi.  La Bce – ha sottolineato – “è pronta a rivedere i propri strumenti di politica monetaria” se fosse necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario.

Per una ripresa sostenuta dell’inflazione serve ancora “un significativo stimolo monetario” e la decisione presa oggi sulla riduzione del Qe mantiene “un ampio grado” di accomodamento nella politica monetaria.

COSA CAMBIA PER MUTUI E RISPARMIO?

TITOLI DI STATO – Per ora cambia molto poco, anzi la mano leggera di Draghi è stata ben recepita dal mercato dei bond europei, anche dai prodotti italiani. Sulla strada della Federal reserve, la Bce ha chiarito che per un lungo periodo continuerà a reinvestire nei portafogli in scadenza. Secondo diverse stime, Francoforte avrebbe già in pancia oltre 300 miliardi di titoli ‘made in Italy’ e, anche se non ne aumenterà la quantità, la sola ricopertura dei bond in scadenza assicurerà un’importante liquidità. Insomma, stabilità per Btp e Bot.

TASSI & VALUTE – Il presidente della Bce ha rassicurato i mercati precisando che i tassi sull’euro rimarranno invariati per almeno un anno e la moneta unica ha accolto la definizione temporale con un leggero indebolimento sul dollaro, a fronte di una Fed che invece si propone più aggressiva per frenare l’inflazione. Secondo diversi gestori è quindi probabile che nei prossimi mesi la moneta unica possa progressivamente limare le sue quotazioni rispetto al biglietto verde, fornendo un po’ d’impulso all’export e sostenendo le Borse europee.

RISPARMI & INVESTIMENTI – Con i titoli di Stato arrivati a tassi negativi e obbligazioni societarie che, quando considerate molto sicure sono ancora comprese nel Qe di Francoforte, hanno seguito il trend ribassista dei rendimenti, la gestione del risparmio è rimasta distorta per anni. Non cambierà tutto subito, ma progressivamente istituzioni, assicurazioni e fondi pensione potrebbero alleggerire la loro presenza sui mercati azionari e sui prodotti a maggior rischio per tornare su quelli a reddito fisso. Questo non significa che il risparmiatore potrà presto reindirizzarsi all’acquisto diretto di bond, ma il loro peso crescerà nelle offerte proposte dai gestori al pubblico.

MUTUI & PRESTITI – Per questo capitolo converrà guardare soprattutto all’inflazione. Con l’annuncio ufficiale della Bce non si è infatti mosso nulla: l’Euribor, cioè il riferimento che in genere viene utilizzato per la definizione dei tassi variabili dei mutui, nella sua versione a tre mesi è rimasto inchiodato al bassissimo livello dello 0,321%. Anche l’Irs, l’indice al quale si guarda per la quantificazione dei mutui a tasso fisso, non si è mosso, restando sui minimi dello 0,99% per il 10 anni e dell’1,34% a 15 anni. A meno che l’inflazione nel Vecchio continente non riparta oltre ogni previsione, difficilmente la Bce deciderà rialzi shock dei tassi: quindi se si hanno mutui a tasso variabile con scadenza breve conviene rimanere dove si è, mentre se la scadenza è ancora lunga può essere il momento di passare al tasso fisso.

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