Cronaca Italia

Tasse sulla casa: “Niente Ici, imposta unica (Imu) e cedolare secca al 23%”. L’effetto federalismo e le promesse di Tremonti

Niente ritorno dell’Ici sulla prima casa, una “service tax”, l’Imu, che accorpa 24 “ex imposte” per far rientrare soldi ai comuni e una cedolare secca sugli affitti ridotta al 23%. Tra polemiche, rinvii e proclami, si è arrivati all’approvazione di uno dei decreti attuativi del federalismo, quello in materia di entrate dei comuni. E che contiene tutte le novità del federalismo per la casa. La data di approvazione è fissata al 31 luglio prossimo. Quindi è il caso di annotarsi tutto ciò che cambierà.

Niente Ici sulla prima casa. Come è tornato a ribadire anche oggi il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, la tassa di proprietà sulla prima casa non tornerà. Sull’eliminazione dell’Ici Berlusconi aveva impostato tutta la campagna elettorale del 2008, ora non tollera che la reintroduzione della tassa gli possa far perdere consensi. Così Tremonti oggi è tornato a ribadire: “Vi do’ una notizia: non ci sara’ un’imposta sulla prima casa. Quale che sia, una, bina, trina, quadrina. La prima casa è un bene costituzionale e non ci sembra giusto tassarla”.

La tassa unica sugli immobili: l’Imu. La vera novità del decreto sul federalismo è, però, l’introduzione dell’Imu, una tassa “unica”  sugli immobili gestita dai comuni che accorperà diverse imposte precedenti. La tassa ideata da Tremonti e che non piace a Berlusconi. Quella che dovrebbe far arrivare nelle casse dei comuni circa 15 miliardi, più o meno la stessa cifra che arriva dallo Stato.

E proprio in questa nuova tassa molti vedono il pericolo che i comuni, autonomamente, possano decidere di reintrodurre l’Ici anche sulla prima casa. L’Imu, infatti, sarà una “service tax” che riunirà imposte come l’Irpef sugli immobili non affittati diversi dall’abitazione principale; l’Ici (Imposta comunale sugli immobili); l’imposta ipotecaria, catastale e di registro; la Tarsu (tassa asporto rifiuti) e la Tia (tariffa igiene ambientale); infine un’imposta forfettaria sulle case fantasma.

Tremonti ha spiegato che la scelta di accorpare le imposte in un unica tassa municipale sarà “articolata nel tempo, optativa, facoltativa”, ovvero “saranno i Comuni a scegliere se arrivare ad una imposta, a due, tre o quattro. Starà a loro definire il ‘menu’ fiscale'”. Ma allora, a rigor di logica, un comune potrà anche autonomamente decidere se reintrodurre l’Ici sulla prima casa o no, a seconda di quanto avrà bisogno di entrate.

L’obiettivo dell’Imu, comunque, è quello di dare ai Comuni una maggiore autonomia fiscale. La CGIA di Mestre ha calcolato che costerà ad ogni italiano 432 euro; i più tartassati saranno i valdostani (704 euro), seguiti da liguri (670) ed emiliani (611 euro). Il gettito totale di questa nuova imposta sarà di circa 28,9 mld di euro l’anno (escluso il gettito dalla regolarizzazione delle abitazioni attualmente sconosciute al catasto). Escludendo i 10 mld circa di gettito Ici (su seconde case, immobili ad uso commerciale, artigianale, etc.) e i 5,3 mld di euro provenienti da Tarsu e Tia che già oggi confluiscono annualmente nelle casse comunali, gli oltre 8.000 Comuni d’Italia incasseranno in più quasi 13,6 mld di euro, che attualmente i proprietari di immobili versano direttamente nelle casse dello Stato. Per contro, lo Stato ridurrà i trasferimenti ai Comuni per un importo pressoché equivalente (13,6 mld di euro).

Cedolare secca al 23% sugli affitti Uno degli elementi che compone il nuovo quadro delle tasse sugli immobili è poi la cedolare secca sugli affitti abbassata dal 45% al 23%. Attualmente chi affitta una casa, e lo dichiara, paga al Fisco il 45% di quanto ha guadagnato. Ma per tentare di ridurre il numero (altissimo) di affitti in nero, il governo ha deciso, proprio con questo decreto sul federalismo, di ridurre drasticamente la percentuale di tasse da pagare sugli affitti. Ecco allora che si dovrebbe arrivare all’approvazione, sempre entro fine luglio, di una cedolare secca sugli affitti al 23%, con ulteriori possibili sconti per i redditi bassi. Quindi un’imposta fissa con bassa aliquota Irpef (e che quindi conviene di più all’affittuario) e la cui gestione e gettito saranno devoluti ai Comuni, in cambio dei tagli che subiranno con la manovra finanziaria. È inoltre allo studio l’ipotesi della soppressione della tassa per la registrazione dei contratti di affitto e di sanzioni per chi non li registra.

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