Catania si è mangiata 1 miliardo e 600 mln: il Comune è fallito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Dicembre 2018 13:37 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2018 13:37
Catania si è mangiata 1 miliardo e 600 mln: il Comune è fallito

Catania si è mangiata 1 miliardo e 600 mln: il Comune è fallito

ROMA – Con ventisette voti favorevoli e due astenuti, il consiglio comunale di Catania ha dichiarato il dissesto economico finanziario dell’Ente a causa di un buco di bilancio di 1,6 miliardi di euro. Tecnicamente il Comune di Catania ha fatto bancarotta, è fallito. Il Consiglio prima ha deliberato il bilancio consolidato del 2017 e votato all’unanimità un ordine del giorno che impegna l’Amministrazione a garantire le spettanze ai lavoratori del Comune e delle partecipate.

“Abbiamo provato in ogni modo di evitarlo – ha detto il sindaco Salvo Pogliese – ma la decisione dei giudici contabili non lasciava spazio a interpretazioni. Un fatto traumatico. Siamo la più grande città italiana in default, per la situazione debitoria di 1,6 miliardi di euro che abbiamo trovato. Non è il momento – ha aggiunto – di parlare come si è arrivati a questo, perché compete ad altri organi accertare le responsabilità. Non dobbiamo pensare che il dissesto sia l’Apocalisse. Catania è abituata a risorgere dalle proprie ceneri e ci riuscirà anche stavolta con l’aiuto di tutti”. 

Se, dato il commissariamento di fatto imposto dalla Corte dei Conti, tutte le uscite obbligatorie sono state bloccate, è sul fronte delle entrate che il piatto piange da anni: “Nel 2015 il Comune ha incassato davvero solo l’11% delle multe, e l’anno dopo questo magro risultato è stato quasi dimezzato fermandosi sotto il 6 per cento” segnalava il Sole 24 Ore a giugno – per non parlare di Imu e Tasi – raccontando il dissesto infinito di Catania  e il fallimento della legge “salva-Comuni.

Sotto accusa un provvedimento emergenziale introdotto dal governo Monti che in origine subordinava l’aiuto dello Stato a un risanamento fissato in dieci anni e slittato a 30 con il risultato di, spalmatura dopo spalmatura e interessi su interessi che crescevano esponenzialmente, di scaricare sulle future generazioni il debito accumulato.