Euro. Cosa succede se usciamo dalla moneta unica a stipendi, pensioni, mutui, bollette…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 ottobre 2018 8:12 | Ultimo aggiornamento: 20 ottobre 2018 9:42
Euro. Cosa succede se usciamo dalla moneta unica a stipendi, pensioni, mutui, bollette...

Euro. Cosa succede se usciamo dalla moneta unica a stipendi, pensioni, mutui, bollette…

ROMA – E se tornassimo alla vecchia lira? Due terzi degli italiani non ci pensano proprio, ma per un terzo è un’opzione plausibile oltre che auspicabile: sa davvero questo pezzo di Italia nostalgica cosa succederebbe a stipendi e pensioni se gli importi cambiassero denominazione da euro a lira? E a mutui, bollette, lavoro…insomma la vita?

Una simulazione del giorno dopo l’uscita unilaterale dall’euro, esercizio a metà tra l’accademico e il fantapolitico, non potrebbe non tener conto di cosa succederebbe i giorni immediatamente prima: un inevitabile ed enorme flusso di capitali in fuga dall’Italia seguito a code interminabili davanti agli sportelli bancari. Cui va aggiunta una somma tra i 350 e i 400 miliardi di euro a ristoro del debito con il sistema di pagamenti delle banche centrali dell’eurozona (Target 2). 

Stipendi e pensioni mangiate dall’inflazione. Abituati da anni a livelli di inflazione addirittura anemici (tutti gli sforzi della Bce sono tesi a riportarla vicino ma non oltre il 2%) abbiamo dimenticato quei tassi a doppia cifra degli anni ’70 e ’80 della vecchia lira. Significa il crollo del potere d’acquisto dei soldi degli italiani. Su stipendi e pensioni graverebbe una specie di enorme tassa patrimoniale specie per chi ha entrate fisse. Non serve evocare Weimar, basta dare un’occhiata a cosa succede in Argentina o in Venezuela dove una sigaretta costa il 12% di uno stipendio mensile medio.

Disoccupazione alle stelle. Sempre che uno stipendio ci sia ancora. La lira supersvalutata avrebbe effetti benefici circoscritti a poche imprese che fanno export di prodotti a basso valore aggiunto. Le altre vedrebbero i costi di finanziamento salire a livelli insostenibili, per non parlare del fatto che dovrebbero aumentare gli stipendi per consentire alle famiglie di consumare: chiuderebbero. Quelle che cercano di finanziarsi sui mercati si sposterebbero all’estero, lontane dalla lira.

Mutui e bollette. Premesso che le banche sarebbero già nazionalizzate, i mutui immobiliari stipulati in euro esploderebbero per effetto dell’inflazione, dei tassi e anche del cambi. Per le bollette elettriche stessa deflagrazione: l’Italia deve acquistare energia elettrica e gas all’estero, con la lira svalutata il conto salirebbe alle stelle e il prezzo da pagare si scaricherebbe necessariamente sulle utenze.

Titoli di Stato. Anche considerando un piano ingegnoso che eviti il default, i risparmi sarebbero pesantemente compromessi: i titoli di Stato sarebbero divorati dall’inflazione, lo Stato per chiedere di essere finanziato dai mercati dovrebbe concedere interessi enormi.