Il fisco all’assalto dei maxi yacht. Nel mirino anche Vasco Rossi e Massimo Boldi

Pubblicato il 12 agosto 2010 10:49 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2010 15:05

Nel mirino del fisco anche i mega yacht di Vasco Rossi e Massimo Boldi, “Jamaica No Problem” e “Cipollina”. Non solo imprenditori e professionisti, quindi, sono finiti nella rete dei controlli effettuati dall’Agenzia delle Entrate per individuare false società di charter nautico realizzate per gestire una sola barca a fini personali, ottenendo così benefici fiscali. Ma anche l’attore comico e il cantante rock . I due sono possessori di due distinte imbarcazioni incappate le scorse settimane nei controlli effettuati dagli ispettori del fisco nei porti liguri.

Gli uomini dell’Agenzia delle Entrate sono incappati nella società di charter di Vasco Rossi nel corso delle verifiche effettuate quest’estate nei porti liguri, su un’imbarcazione di 24 metri utilizzata solitamente dal solo cantante rock.

La società, nella quale sarebbe in corso la notifica dell’accertamento, sarebbe per oltre il 90% intestata al cantante e solo per una minima quota ad altri soci residenti in Svizzera, sui quali sarebbero in corso ulteriori accertamenti. E’ di 24 metri anche l’imbarcazione utilizzata da Massimo Boldi, individuata dagli ispettori dell’Agenzia delle Entrate nel porto di Genova. Lo yacht risulterebbe intestato ad una società di charter interamente riconducibile all’attore comico e a sua figlia, ai quali sarebbe già stata notificata la cartella dell’Agenzia delle Entrate.

Gli 007 delle Entrate, nel corso dei controlli sulle attività stagionali, hanno individuato, in particolare in Liguria, Campania e Friuli Venezia Giulia, numerosi casi di società che, sotto le mentite spoglie di ”noleggio di mezzi di trasporto marittimo e fluviale”, coprivano invece il mero utilizzo personale delle imbarcazioni di lusso (in media natanti di piu’ di 20 metri e di valore superiore a 1,5 milioni di euro) da parte dei diretti titolari. In campo per setacciare i litorali del Belpaese ci sono centinaia di investigatori dell’Agenzia delle Entrate.

Si tratta di società unipersonali, o con pochi soci riconducibili allo stesso ambito familiare, con minimo capitale sociale (10.000 euro) che detengono un’unica imbarcazione in leasing, la cui reale attività non è rivolta al mercato ma è indirizzata al mero godimento del bene da parte dei diretti titolari.

Infatti, il natante viene noleggiato esclusivamente ai soci o ad altre società che hanno la medesima compagine sociale. Le compagnie di charter intercettate, quindi, rappresentano società di comodo, utilizzate per celare il carattere elusivo dell’operazione e per abusare della forma giuridica societaria di noleggio.

Dichiarare di svolgere l’attività di noleggio, anziché di possedere a titolo personale la medesima imbarcazione, infatti, ”permette di ottenere numerosi vantaggi di natura fiscale, economica e finanziaria – spiega ancora il comunicato dell’amministrazione fiscale – come la separazione del proprio patrimonio da quello della società, con il beneficio della responsabilità limitata; il mancato esborso dell’Iva sui costi riconducibili all’acquisizione dell’imbarcazione in leasing; la mancata applicazione delle accise sul gasolio (circa il 50% del prezzo del gasolio), che comporta anche un risparmio in materia di Iva; la detrazione dell’Iva e delle spese sostenute per mantenere la barca e il suo equipaggio”.