Il Fmi promuove le banche italiane e loda Banca d’Italia: “Il sistema resiste”

Pubblicato il 27 Marzo 2013 - 10:47| Aggiornato il 16 Novembre 2022 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Il Fmi promuove le banche italiane e loda Banca d’Italia: “Il sistema resiste”. Dopo un mese di attento esame, il Fondo Monetario Internazionale ha diffuso il suo rapporto sulle banche italiane: “Il sistema resiste alla crisi ma non è immune da rischi”, essendo questi rischi soprattutto legati alla difficile congiuntura economica che inibisce la crescita e che, senza offrire slancio all’economia, può abbattersi come un boomerang sul sistema finanziario stesso.

Il Fondo certifica la solidità delle banche italiane che, nel confronto con quelle di altri paesi, hanno reagito meglio alla crisi. “Resiliente”, questo è il termine utilizzato dal Fondo per indicare la capacità di tenuta, la flessibilità, il non sapersi abbattere nelle situazioni traumatiche. Si può dire che le banche italiane siano presenti a se stesse nel difficile momento attuale: un merito in gran parte, sottolinea il rapporto, da tributare  al vigile regolatore rappresentato dalla Banca d’Italia. Grazie al buon indirizzo impartito dalla Banca d’ Italia (omaggio e ringraziamenti impliciti e “postumi” verso l’azione di Mario Draghi, anche contro i detrattori del caso Mps) con le capitalizzazioni imposte e al sostegno della Bce, l’Italia può affrontare anche il “worst case scenario” (il peggiore scenario eventuale).

Un giudizio, quello sulla Banca d’Italia, che rinnova l’apprezzamento sulla sua azione preventiva nei confronti del rischio. Già nel 2009 il New Yorker segnalava l’esigenza per l’amministrazione Obama di dotarsi di un centro di vigilanza bancaria unico, da affidare alla Federal Reserve con compiti definiti da copiare senza correzioni direttamente dalla Banca d’Italia di Draghi, istituzione basata saldamente su un sistema di principi e valori a tutela dei risparmiatori e degli investitori.

Tornando all’attualità. Anche il nodo accantonamenti per contrastare le perdite sui crediti deteriorati e i “non performing loans” è giudicato tenendo presente le diverse regole di classificazione dei mutui tra paese e paese che poteva generare confronti fuorvianti. L’unico problema, ma enorme e inaggirabile, resta appunto la crescita. Senza questa alla fine andranno in sofferenza anche gli istituti di credito, i un circolo vizioso con le difficoltà delle imprese. La questione, come rileva Marco Ferrando sul Sole 24 Ore del 27 marzo, può essere posta brutalmente: “E’ più importante la solidità delle banche o la ripresa dell’economia?”

Vanno bene, cioè, i criteri già più conservativi rispetto ai concorrenti internazionali, riguardo ad accantonamenti e rigidità nell’erogazione del credito. Tuttavia, in relazione anche alla boccata d’ossigeno della restituzione dei miliardi di crediti da parte dello Stato alle imprese, si chiede Ferrando, come si comporteranno le banche? “Si limiteranno a rientrare dai rischi e ad aumentare le difese o rilanceranno con nuovo credito per chi se lo merita?”