Licenziare si può se 3 ore e mezza dove si fa in 30 minuti. Panico nei Ministeri, Comuni, Rai…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 luglio 2018 8:38 | Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2018 8:38
Licenziare si può se ci metti 3 ore e mezza dove si fa in 30 minuti. Panico e rabbia nei ministeri, Comuni, Rai...

Licenziare si può se ci metti 3 ore e mezza dove si fa in 30 minuti. Panico e rabbia nei ministeri, Comuni, Rai…

ROMA –Licenziare si può chi è troppo lento sul lavoro. Licenziabile chi è troppo lento. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione scatenando il panico nel Fantozzi medio che è in tutti noi. E’ stato bello finché è durato ma, da oggi in poi, chi per negligenza impiega troppo tempo nell’assolvere le sue funzioni può essere licenziato, mandato a casa. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Un vero e proprio Armageddon per gli impiegati pubblici, “statali, parastatali e affini” per usare la definizione del ‘signor G.’.

Se ‘Paura e delirio’ animavano la città di Las Vegas in un celebre film, nei Ministeri e in tutte le strutture pubbliche o simili, dopo la sentenza della Suprema Corte,  panico e rabbia. Il caso è quello di un lavoratore cui la Cassazione ha respinto definitivamente le obiezioni rispetto al licenziamento deciso dalla società per cui era impiegato e poggiato sull’eccessivo tempo impiegato per una lavorazione. Una lavorazione che, a detta dell’azienda, per una lavoratore dell’esperienza dell’impiegato, necessitava di circa mezz’ora per essere svolta a fronte delle tre ore e mezza impiegate dal nostro uomo.

A pesare sulla vicenda risolta con la sentenza depositata lo scorso 5 luglio, anche i precedenti del lavoratore colpito che già due volte era stato richiamato, con provvedimenti disciplinari, per le stesse ragioni. Richiami che spiegano certo le ragioni dell’azienda e anche dei giudici, ma che non cambiano il senso della decisione.

Una decisione che, a rigore di logica, suona sensata. Ma una decisione che negli uffici di fantozziana memoria, nelle stanze dove c’è chi timbra per tutti, magari in mutande, ha e deve avere un sapore decisamente diverso. E’ vero che generalizzare è sempre sbagliato e che ci sono impiegati e dirigenti lavoratori nel senso positivo della parola anche in moltissimi uffici pubblici. Ma è anche vero, e non è un mistero, che proprio nel pubblico, nel ventre molle del sicuro impiego statale si annidino sacche di disservizi e vera nullafacenza. L’impiegato che timbra e poi gioca a ping-pong viene infatti messo sullo schermo da Paolo Villaggio ormai oltre 40 anni fa e, lo stesso ideal-tipo, trova ancora dignità e spazio in film recenti come quello di Checco Zalone ‘Quo vado’. Segno che non vive solo nella fantasia o nel lato oscuro di tutti noi, ma esiste ed è diffuso tanto da essere oggetto di satire.

Panico e rabbia che però, proprio perché quarant’anni sono passati non solo nel cinema senza che nulla o quasi sia cambiato, possono trasformarsi in speranza e fiducia. Speranza che nulla cambi ancora e fiducia che tutto rimanga come è sempre stato. In fondo, nonostante le sentenze, il merito è un concetto che non ha mai goduto dei favori dei lavoratori italiani. E si può ragionevolmente credere che non sarà una sentenza a cambiare le cose.

Licenziare si può chi è troppo lento sul lavoro, parola di Cassazione. Quindi, parafrasando l’ormai antico titolo: Arriva l’ora legale, panico nel Psi, panico nei Ministeri, nei Comuni, all’Atac, in Rai…Panico nelle ottomila aziende pubbliche e para pubbliche. Panico ma anche no: una sentenza di cassazione gli fa un baffo alla Costituzione materiale del pubblico impiego basata sull’inalienabile diritto al naturale principio che così suona: voglia di lavorare saltami addosso, ma fammi lavorare meno che posso!