Mercatone uno, 20mila famiglie ci vanno di mezzo. Soldi versati, niente mobili

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 maggio 2019 11:05 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2019 11:05
Mercatone uno, 20mila famiglie ci vanno di mezzo. Soldi versati, niente mobili

Mercatone uno, 20mila famiglie ci vanno di mezzo. Soldi versati, niente mobili

ROMA – Non ci sono solo i 1800 dipendenti che hanno scoperto a sorpresa via Facebook di non avere più un lavoro. E poi, a cascata, i 10 mila lavoratori dell’indotto, a cominciare dai fornitori. Nella difficile crisi del Mercatone Uno ci vanno di mezzo anche 20 mila famiglie: tanti sono gli ordini, 3,8 milioni di acconti versati da clienti che non hanno mai visto consegnarsi i mobili acquistati.

Per venire a capo della difficile vertenza, venuta a galla solo due giorni fa con il fallimento della Shernon Holding, società che detiene il marchio e gestisce 55 negozi solo dall’agosto del 2018, si è tenuto ieri un primo tavolo al Mise. “Ce la metteremo tutta”, ha assicurato il ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, Luigi Di Maio. Il suo primo pensiero sono i lavoratori: prima di tutto attivare al più presto la cassa integrazione per i 1800 dipendenti, poi valutare i debiti del gruppo e cercare un nuovo acquirente. Questo il piano.

Prossimo appuntamento a giovedì 30 maggio, per incontrare i fornitori e i creditori della società dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con circa 90 milioni di debiti accumulati in 9 mesi. Il problema, appunto, non sono solo i lavoratori ma anche un indotto di 500 aziende creditrici per circa 250 milioni di euro non riscossi. Per non parlare dei singoli consumatori, fra cui tantissime famiglie che rischiano di non ricevere più i mobili che hanno già pagato.

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In loro difesa sono scese in campo le associazioni dei consumatori, come ad esempio l’Unc e Federconsumatori, che chiedono al Governo delle misure ad hoc e di essere ascoltate, mentre il Codacons propone l’istituzione di un fondo “per rimborsare integralmente quei cittadini che hanno acquistato mobili o altri beni venduti da Mercatone Uno versando in anticipo il denaro e senza ricevere la merce”.

Quello che è accaduto a Mercatone Uno “non è accettabile” per il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha definito la situazione “uno schiaffo anche al Governo e al ministero dello Sviluppo Economico”, visto che per due mesi la società ha preso impegni a presentare piani industriali che in realtà non sono mai arrivati. Per i sindacati presenti al tavolo le rassicurazioni arrivate dal ministro Di Maio sono positive ma non bastano. “Possiamo dirci moderatamente soddisfatti, abbiamo chiesto di intervenire immediatamente per il sostegno al reddito dei dipendenti e ci è stato garantito che ci sono i presupposti per un rapido ricorso alla Cigs”, ha spiegato il segretario nazionale Uiltucs Stefano Franzoni sperando però che le dichiarazioni odierne non si fermino all’effetto annuncio.

C’è poi il capitolo ricerca di nuovi acquirenti. Su questo, i commissari “apriranno una nuova fase di selezione, non si sa se con un bando pubblico e con la formula già usata di selezione in sede privata”, ha continuato Franzoni aggiungendo che il ministro Di Maio ha detto che farà di tutto per evitare una soluzione “spezzatino”, ma contemporaneamente ha chiesto la collaborazione delle Regioni perché si possano trovare imprenditori locali disponibili a rilevare i negozi. In questo senso “l’apporto delle Regioni potrebbe essere fondamentale, soprattutto nei territori in cui c’è un’alta concentrazione di punti vendita”, ha spiegato Sabina Bigazzi della Filcams Cigl nazionale facendo notare che al momento i negozi resteranno chiusi, visto che non ci sono ancora certezze sulla possibilità di andare avanti con un esercizio provvisorio. (Fonte: Ansa)