Minibot, cosa sono? Una specie di titolo di Stato senza asta e senza scadenza. E cartaceo

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 9 Giugno 2019 11:07 | Ultimo aggiornamento: 9 Giugno 2019 11:07
Minibot, cosa sono davvero? Una specie di titolo di Stato senza asta e senza scadenza. E cartaceo

Minibot, cosa sono? Una specie di titolo di Stato senza asta e senza scadenza. E cartaceo (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Cosa sono i minibot che tanto piacciono a Salvini e poco invece a Mario Draghi e Tria? I minibot sono un surrogato di titolo di stato che non viene assegnato in un’asta del Tesoro con un rendimento deciso dal mercato ma si tratta di un titolo infruttifero e privo di scadenza. Inoltre mentre i titoli di stato sono oramai dematerializzati, il minibot, nelle intenzioni dei suoi fautori, è destinato alla circolazione cartacea, con una imitazione (sia come colore che come formato) delle banconote in euro.

Anche per questo gli operatori di mercato lo hanno definito un passo verso l’uscita dell’Italia dall’euro specie dopo che una mozione approvata in maniera bipartisan dalla Camera (ma ripudiata poi dal Pd) li ha indicati come possibilità per pagare i debiti della P.a. La Banca d’Italia e poi la Bce, hanno avvisato dei rischi della creazione di una “moneta parallela”. E anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha eluso l’argomento dicendo lapidariamente che “non sono nel contratto di governo”. Gli hanno risposto Salvini e Di Maio dicendo sostanzialmente: “Allora trovi il Mef i soldi per pagare quei debiti”.

Il presidente Mario Draghi aveva detto: “I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale”. Impostazione condivisa anche da Confindustria che li ha assimilati “ai soldi del Monopoli”. Secondo il presidente della commissione Bilancio della Camera, il leghista Claudio Borghi che ne propugna l’uso da anni, “non sono una moneta” e “sono debito” ma “non sono nuovi debiti, perchè derivano da debiti già esistenti che lo Stato ha verso i fornitori e i cittadini”. Daranno una “spinta alla domanda interna” ed “essendo cartacei non possono essere spesi in giro per il mondo o su Amazon, ma saranno impiegati per l’acquisto nel commercio al dettaglio: negozi, bar, ristoranti”. 

Il docente della Bocconi Tommaso Monacelli in un articolo su La Voce, li definisce “una favola” e spiega che se sono emessi “per pagare le tasse”, “sarebbero del tutto identici a un taglio delle imposte o, in modo equivalente, a un incremento di debito pubblico”. Se “utilizzati per i crediti con la Pa, sarebbero del tutto inutili”. “Lo Stato starebbe scambiando una passività (i pagamenti dovuti), con un’altra passività (i buoni del tesoro emessi per finanziarsi). L’unica ragione per farlo sarebbe quella di tassare implicitamente le povere imprese creditrici. Se un’impresa venisse pagata in minibot oggi, potrebbe scontare il proprio credito solo più tardi al momento di pagare le tasse dovute”. (Fonte Ansa).