Padova evade più Iva di tutta la Svezia. Contante sotto attacco: Grecia, Corea, Uruguay, Belgio…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 Ottobre 2019 12:30 | Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre 2019 12:30
Padova evade più Iva di tutta la Svezia. Contante sotto attacco: Grecia, Corea, Uruguay, Belgio...

Guardia di Finanza al lavoro (Foto Ansa)

ROMA – Padova evade più Iva di tutta la Svezia. E a dirlo non sono nemici di Padova annidati altrove in Italia. A calcolarlo e quindi renderlo noto è stata a suo tempo la Confapi di Padova. Lo ricorda un articolo del Sole 24 Ore che parla di Stop al contante. Questo il titolo, questo il tema: stop o limitazioni ai pagamenti in contanti. E che c’entra il meno contanti in giro per l’economia con Padova che evade più Iva di tutta la Svezia? C’entra, c’entra: in Italia il pagamento in contanti è il primo nemico dell’va. Un nemico finora largamente vittorioso.

Italia prima in Europa per evasione Iva e tra le ultime per quantità di pagamenti elettronici. Il legame è indissolubile. Anche se va detto che pagare in contanti non sempre lo si fa per fregare il fisco. Spesso è abitudine, addirittura cultura. Talvolta è perfino quasi obbligato perché ci sono zone d’Italia dove è tecnicamente lento e farraginoso il sistema di pagamento elettronico. E ancora: il pagare per via elettronica, con moneta elettronico e non in contanti, non è che proprio faccia sorridere commercianti ed esercenti. Non solo perché li obbliga all’Iva reale. Anche perché le commissioni sono troppo alte e troppo alto è il costo per chi vende del farsi pagare per via elettronica. Insomma qualche mugugno, anzi qualche urlo disperato a difesa del contante, nascondono neanche tanto l’affezione, l’amore verso un po’ o tanto di nero nell’economia. Ma qualche ragione, qualche, chi mugugna ce l’ha.

Mugugni contro cosa? Per ora mugugni preventivi, mugugni contro nulla di concreto. In questo strano paese è già mobilitazione e denuncia contro la tassa sul contante. Tassa che non esiste, non c’è. E che ovviamente nessuno ha mai pagato. Però ci si lamenta come fosse legge vigente. Si parla al contrario, vi è la tentazione di premiare, di dare piccolo sconto fiscale a chi paga con moneta elettronica. Certo lo Stato dovrebbe guadagnarci se si facesse: sconterebbe qualcosa a chi compra e paga e farebbe emergere così un po’ di nero. Almeno in alcuni settori dove il nero è il colore dominante: ristorazione, bar, turismo ad esempio.

Se, forse, può darsi…La politica e i governi sono in materia prudentissimi, anzi tremebondi. Rischiano voti e la legge prima, il primo e assoluto comandamento imperativo per tutti è: meglio perdere soldi (pubblici e di tutti) che perdere voti (che sono nostri).

Anche se nel resto del mondo il contante non gode più di troppa cura e assistenza da parte dei governi. Ovviamente in Svezia, Danimarca e Finlandia il contante e l’economia in nero sono combattuti e ridotti ai minimi termini. Ma non solo in Nord Europa, il che non sorprende. Anche in Grecia misure abbastanza rigide contro i pagamenti in contanti. E perfino in Polonia, anche se in maniera più soft. E in Belgio, Irlanda, Slovenia. E fuori d’Europa in Corea del Sud che è stata la prima e in Uruguay e in Giappone che sta lavorando in quella direzione. Per non dire degli Usa o Canada o Australia dove una mazzetta di banconote in tasca è sinonimo di malaffare. Resiste alla grande il contante in Russia, India e nei paesi africani e in quelli arabi. E in Italia. Non la migliore compagnia.