Pensioni. Cassazione, no tagli retroattivi. “Giovani, fate causa ai giudici”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 14:01 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 14:01
Pensioni. Cassazione, no tagli retroattivi. "Giovani, fate causa ai giudici"

Pensioni. Cassazione, no tagli retroattivi. “Giovani, fate causa ai giudici”

ROMA – Pensioni. Cassazione, no tagli retroattivi. “Giovani, fate causa ai giudici”. Gli effetti di una recente sentenza di luglio della Corte di Cassazione creano allarme tra le Casse di previdenza dei professionisti, strette tra la necessità della sostenibilità del sistema previdenziale e l’erogazione di idonei assegni pensionistici ai propri iscritti.

La sentenza della Suprema Corte che ha reso vana la clausola di salvaguardia contenuta nella legge di Stabilità 2014, validando di fatto il diritto a percepire la pensione maturata con il sistema retributivo e annullando la possibilità per gli enti di ricalcolare le prestazioni al fine del riequilibrio anche sociale del sistema, muove da un ricorso di un iscritto alla Cassa di previdenza dei ragionieri che si è visto tagliare l’assegno pensionistico sulla base del ‘pro rata’. La Suprema Corte, in sostanza, dice che eventuali tagli possono valere solo per il futuro, non ammette retroattività nei provvedimenti.

“La sentenza della Corte può creare un grosso danno patrimoniale per le Casse dei professionisti. I giudici si assumono un grande rischio perché la loro decisione potrebbe generare un domino di ricorsi e di conseguenza la decisione degli Istituti, impossibilitati a pagare le pensioni, di affidare il proprio patrimonio e i propri iscritti allo Stato, che verrà poi da noi cittadini a chiedere nuove tasse” è il giudizio di Alberto Brambilla, esperto di previdenza e componente della Commissione parlamentare di controllo sugli enti, intervenuto a un convegno sul futuro delle Casse promosso dall’ente dei ragionieri.

Brambilla è andato oltre invitando ”i giovani professionisti a fare causa alla Corte di Cassazione, che ha dimostrato ancora una volta come in Italia si guardi la forma e non la sostanza”. La questione del rapporto tra generazione e la sostenibilità tra sistemi non scompare con la decisione della Corte, osserva il presidente Adepp Andrea Camporese. ”E’ indubbio che certe condizioni di ‘miglior favore’ affidate a generazioni precedenti si scarichino su quelle successive” e la crisi ha acuito il problema.

Secondo il presidente dell’Associazione delle casse di previdenza, allora occorre ”trovare un nuovo punto di mediazione, un nuovo patto tra le generazioni e la sostenibilità dei sistemi, individuando meccanismi di compensazione che attenuino questo gap”.  In attesa degli altri pronunciamenti giuridici, il presidente della Cassa dei ragionieri Luigi Pagliuca non usa mezzi termini: ”Piuttosto che diminuire ulteriormente le pensioni da fame ai giovani professionisti porto le chiavi della Cassa ai ministeri vigilanti, trasferendo così l’intero onere sulle casse pubbliche”.

Il problema di un effetto domino, il rischio di un patto sociale in forte bilico tra chi oggi paga le pensioni calcolate con il ‘retributivo’ sapendo che lo aspetterà invece un assegno ‘da fame’, sono reali: ”vi sono dei segnali molto forti e preoccupanti dell’aggravarsi del conflitto intergenerazionale – dice Mauro Marè docente e presidente Mefop – i giovani under 35 anni posseggono rispetto ai precedenti, un reddito molto minore e hanno una ricchezza netta finanziaria che negli ultimi 25 anni si è ridotta del 50-70%, mentre gli over 50 sono diventati, per diversi fattori, più ricchi. E’ necessario uno sforzo di tutti: occorre che il sistema a ripartizione diventi più sostenibile e bisogna aiutare il mercato del lavoro”.