Reddito medio lavoratore italiano fermo da 20 anni: mancano 4 mila euro a testa. Chi è stato?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 1 Febbraio 2021 11:32 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2021 11:32
Reddito medio lavoratore italiano, mancano 4 mila euro a testa. Chi è stato?

Reddito medio lavoratore italiano, mancano 4 mila euro a testa. Chi è stato? (Foto Ansa)

Reddito medio del lavoratore italiano nell’anno duemila era pari a 29.134 euro (cifra parametrata alla capacità di acquisto odierna). Venti anni dopo il reddito medio del lavoratore italiano è ancora là, dalle parti di 30 mila euro annui. Qualcuno, meglio qualcosa, si è preso, anzi ha tolto a ciascun lavoratore italiano, o meglio al suo reddito, circa quattromila euro annui. E non è stato il fisco. Chi è stato?

Francesi e tedeschi, ad esempio e parametro…

Reddito medio del lavoratore francese nell’anno duemila era di circa 32 mila euro, tremila in più del suo omologo italiano. E reddito medio del lavoratore tedesco sempre nello stesso anno era di circa 35 mila euro, seimila in più dell’omologo italiano (Dati Ocse).

Venti anni dopo…

Venti anni dopo (di mezzo un sacco di cose tra cui la crisi finanziaria del 2008) il reddito medio del lavoratore francese è di circa 39 mila euro annui (settemila in più di quello del Duemila, alla grossa un 20 per cento abbondante in più). E il reddito medio del lavoratore tedesco è venti anni dopo di circa 42 mila euro (ancora settemila euro in più di quello del Duemila, alla grossa anche qui un 20 per cento in più).

Venti per cento

Venti per cento in più partendo da 29 mila (il reddito del lavoratore italiano nell’anno Duemila) fa 35 mila. Ma non fa, farebbe. Farebbe ma non fa. Come si è visto il reddito medio del lavoratore italiano è venti anni dopo sostanzialmente fermo a 30 mila euro (incremento, si fa per dire, tra il 2 e il 3 per cento). Dunque rispetto a lavoratori tedeschi e francesi mancano seimila euro di mancato incremento. No, seimila forse troppi: l’economia italiana viaggia da ben più di 20 anni più lenta delle altre grandi economie europee, quindi l’incremento, se l’Italia avesse mantenuto le distanze, avrebbe dovuto essere minore. Non seimila ma, diciamo, quattromila euro l’anno.

Quattromila in meno, chi è stato?

Il sistema socio economico italiano in questi 20 anni non ha mantenuto le distanze, ha rallentato rispetto alla velocità altrui. Misurato in redditi medi dei lavoratori da meno tremila/seimila rispetto agli omologhi francesi e tedeschi a meno novemila e meno dodicimila. Chi è stato, cosa è stato che si è preso quegli almeno quattromila che mancano? Non le tasse come tutti risponderebbero. Per istinto tutti risponderebbero le tasse, per istinto ma anche per alibi. A prendersi quei quattromila è stata la scarsa e immobile produttività, cioè il valore in termini di prodotto dell’ora lavorata. A tener giù la produttività hanno contribuito con lena e con passione una pessima Pubblica Amministrazione, una pachidermica e occhiuta macchina della Giustizia, una scuola e una università ormai inconsapevoli di se stesse, figurarsi delle competenze.

Robustissima mano a tener giù la produttività hanno dato un ceto imprenditoriale nella gran parte alieno al rischio di impresa, uso a viver di sovvenzioni, comunque ostile all’investimento tecnologico e soprattutto alle dimensioni di azienda che consentono appunto tecnologia e filiera. Imprenditori in ottima compagnia di sindacati il cui sogno, dichiarato, è un mondo immobile. Anzi, un mondo in cui si passa dal posto fisso alla pensione in un welfare perfetto alimentato e pagato da ricchezza prodotta da nessuno. Produttività, concetto peraltro ignoto al ceto politico locale e nazionale. E’ una cosa complicata e disturbante, la politica non ne sa e non ne vuole sapere, l’unica politica industriale che il ceto politico concepisce è quella di sussidi ed esenzioni.

Fosse questa la crisi?

Ora, con i finanziamenti e prestiti Ue, si potrebbe pensare e metter mano agli ostacoli e nemici della produttività. Ma di questo vi è scarsissima traccia nel Piano Recovery steso dal governo che c’era fino a una settimana fa. E nessuna traccia in quel che dicono o hanno in testa o nel cuore i vari Conte, Zingaretti, Di Maio, Salvini, Meloni…Fosse questa la crisi, quella vera e profonda?