Salvini ministro ha un problema: Nord leghista non vuole Centri prigione per clandestini

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 giugno 2018 8:32 | Ultimo aggiornamento: 4 giugno 2018 12:09
Matteo Salvini ministro ha un problema: Nord leghista non vuole Centri prigione per clandestini

Salvini ministro ha un problema: Nord leghista non vuole Centri prigione per clandestini (foto Ansa)

ROMA – Salvini ministro degli Interni ha un problema: il Nord leghista non vuole i Centri di detenzione dove i migranti clandestini in Italia dovrebbero attendere l’espulsione [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play], effettiva e non solo su carta, dal paese. Centri di fatto prigione in cui trattenere fino a diciotto mesi gli immigrati senza permesso di soggiorno. Centri prigione che appaiono ai governanti locali e alle popolazioni come una rogna da gestire, una grana potenziale, un pericolo e una polveriera sui rispettivi territori. E quindi non li vogliono a casa loro.

Governatori e sindaci del Centro Destra ma soprattutto della Lega hanno fatto efficace boicottaggio sui Centri quando ministro era Minniti che voleva un Centro in ogni Regione al posto dei soli quattro oggi operanti in Italia. Ora che ministro è Salvini e che i Centri sono ancor più diventati necessari per il maxi piano espulsioni (“clandestini fate le valigie” il grido di Salvini appena ministro) saranno proprio i governatori e sindaci leghisti a boicottare l’apertura del Centri o spiegheranno alla gente del luogo che, contrordine, vanno aperti e tollerati?

Quanto al “clandestini fate le valigie” Salvini ministro di problemi ne ha anche un altro paio. Per rimpatriare i migranti oggi clandestinamente in Italia, si parla di 600 mila, ci vorrebbero anni di aerei o navi ricolme di rispediti a casa. Ma il problema non è questo, il problema è: quale casa? Non si rimpatria nessuno se qualcuno non si prende in casa il rimpatriato. Se non se li riprendono, dove li rimpatri, in quale patria? A meno che non si vogliano rimpatriare in mare, occorrono accordi con i paesi di origine per rimandare i clandestini al loro di paese.

Accordi vuol dire soldi, soldi che l’Italia e l’Europa devono sborsare per finanziare i paesi che accolgono i rimpatriati. E accordi vuol dire accordi, buoni rapporti. Dei tanti accordi di rimpatrio che l’Italia ha sottoscritto tutti faticano ad essere reali ed efficaci (i paesi d’origine rallentano più che possono i rimpatri). Uno solo funziona: quello con la Tunisia. Per rinforzarlo e farsi amici i tunisini Salvini ministro ha appena detto che la Tunisia “esporta galeotti”. Un modo efficace certo per far sì che d’ora in poi anche la Tunisia rallenti i rimpatri.

Ma oltre ai rimpatri a Salvini ministro sono cari i respingimenti, respingimenti in mare. La sua alleata su questo punto, Giorgia Meloni, non perde occasione di invocare il blocco navale. Un blocco navale della Marina Militare italiana dalla Tunisia all’Egitto? Non riuscì appieno neanche ai Romani contro i Cartaginesi e comunque ci vorrebbe appunto una Quarta Guerra Punica. Il blocco navale militare è infattibile e sarebbe azione di guerra.

Anche per respingere occorre che qualcuno si prenda in casa i respinti (a meno di non volerli affogare). Se non se li pigliano, non rimpatri e non respingi. Salvini ministro ha questo grosso di problema, lo stesso di tutti i ministri degli Interni italiani da che l’immigrazione di massa è cominciata verso l’Italia appunto. Lo stesso, proprio lo stesso. Un problema che è un muro di fatti, muro che, incredibile e intollerabile, non si sgretola e neanche si graffia sotto l’attacco di mille post su facebook e diecimila interviste.

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