Spread, rieccolo: chi, come, dove? Dietro quei numeri…

di Riccardo Galli
Pubblicato il 15 maggio 2019 11:02 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2019 13:35
Spread, rieccolo nel 2019: chi, come, dove? Dietro quei numeri...

Spread, rieccolo: chi, come, dove? Dietro quei numeri… (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Mercoledì mattina, dopo le parole di Matteo Salvini sul deficit, Borsa di Milano ha aperto debole e lo spread è andato rapidamente verso quota 290. Cattive notizie per i conti italiani e per i mutui degli italiani. Ma cos’è lo spread? Chi era costui, volendo prendere a prestito una nota formula…

Dove nasce, come, quando e cosa c’è dietro questa parola diventata amaramente celebre negli ultimi tempi? I soldi, certo. Dietro ci sono i soldi, ma non solo loro. Dietro lo spread, prima del denaro più o meno virtuale, ci sono delle persone, assolutamente reali. Non è da qui però ma dal nome che bisogna partire per cercare definire i contorni di questo ‘spread’. Spread che altro non è che un termine inglese che significa letteralmente diffusione o allargamento.

Passando dalla grammatica all’economia l’allargamento diventa quello della differenza dei rendimenti, nel nostro caso, tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Spread BTp-Bund uguale differenza di rendimento tra titoli italiani e tedeschi. Fin qui il significato. Ma lo spread non è immobile e dato una volta per tutte, varia ogni giorno e anche più. Un processo automatico, dettato dagli andamenti dei mercati e degli investimenti, ma un processo a cui partecipano anche degli essere umani.

Nemmeno a dirlo a Milano. Sono gli addetti ai lavori di di Mts, il mercato dei titoli di Stato della Borsa italiana che muove qualcosa come 100 miliardi di euro ogni giorno. Il compito di questi signori e di quella struttura è quello di raccogliere gli ordini di acquisto e vendita e fare in modo che le transazioni avvengano nel minor tempo possibile: “in media siamo sui 350 microsecondi” spiega il responsabile del servizio clienti Hesham Maatugh al Sole24Ore. Ma partecipano anche alla formazione, meglio alla quantificazione dello spread. “Quando ci arrivano i primi ordini – spiega Fabrizio Testa amministratore delegato di Mts – il differenziale tra la domanda e l’offerta tende ad essere maggiore. Il nostro compito è quello di generare un prezzo in base agli ordini che riceviamo per il titolo che fa da riferimento al mercato (benchmark in gergo ndr.). Sulla base di questo prezzo generiamo un rendimento a cui poi viene sottratto il tasso dell’omologo titolo tedesco andando così a formare lo spread”.

Poi, all’apertura dei mercati, a determinare ‘l’allargamento’ sarà altro: le notizie politiche e di cronaca, i dati macroeconomici e gli altri fattori che influenzano i mercati. Questo per quel che riguarda il ‘nostro’ spread, quello tra Btp (buono del tesoro poliennale emesso dallo stato italiano) a 10 anni e il suo corrispettivo tedesco, il Bund. Ma non solo a Milano accade questo, altri spread si formano in ogni Paese e in ogni mercato prendendo come punto di riferimento, almeno in Europa, i titoli tedeschi visto che l’economia di Berlino è la più virtuosa del vecchio continente.

A Parigi ad esempio, lo spread di questa mattina si aggirava sui 40 punti base. A Madrid sui 105 e a Lisbona sui 120. Così nasce lo spread, ogni mattina, più o meno in ogni luogo del mondo. Con degli uomini che mettendo insieme domanda ed offerta definiscono dei valori. L’unica differenza è che da noi, rispetto al resto d’Europa, è molto più grasso: da noi questa mattina viaggia non lontano dai 300 punti base.