Tasse locali più alte: ecco gli aumenti delle Regioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Maggio 2015 11:14 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2015 11:14
Tasse locali più alte: ecco gli aumenti delle Regioni

(Foto d’archivio)

ROMA – Tasse locali sempre più alte: con la spending review scattano aumenti delle aliquote sui tributi regionali e comunali. E’ quanto rivela Antonella Baccaro sul Corriere della Sera. 

Gli aumenti, del resto, sono in linea con la crescita costante registrata dal 1999, sottolinea Baccaro. Anche l’anno scorso le addizionali regionali hanno superato gli 11 miliardi, con un aumento del 3,1% sul 2013. Sono cresciute anche di più quelle comunali, che hanno superato i 4 miliardi (+6,9%).

E quest’anno non andrà meglio. Scrive Baccaro:

“Alle Regioni a statuto ordinario, cui la legge di Stabilità ha tagliato 3,5 miliardi, nel 2015 sarebbe consentito di aumentare l’aliquota fino a un tetto massimo del 3,33%, rispetto a un’aliquota base che è dell’1,23%. Sono due le Regioni che hanno deciso finora di avvalersi di questa possibilità: il Piemonte, che ha mantenuto cinque aliquote innalzando però la massima dal 2,33% (tetto massimo del 2014) al 3,33% per i redditi oltre i 75 mila euro. Gettito medio pro capite: 509 euro. Il Lazio ha ridotto le aliquote da tre a due: la prima è all’1,73%, la seconda è la massima (3,33%), un punto in più rispetto all’anno scorso, e riguarda tutti i redditi sopra i 28 mila euro, a meno che la Giunta non presenti nuove esenzioni per alcuni redditi. Il gettito medio pro capite nel Lazio sarà di 687 euro medi a contribuente.

In Liguria le aliquote saranno cinque: la prima, quella per i redditi fino a 15 mila euro, è l’unica a essere rimasta invariata (1,23%). Per tutte le altre fasce di reddito si registra invece un aumento: oltre i 75 mila euro si passa dall’1,73% al 2,33%. Gettito medio pro capite: 419 euro. In Abruzzo il passaggio da tre aliquote a una sola, l’1,73%, che era la precedente massima, comporterà un aumento del gettito. Stessa cosa per la Lombardia che ha ritoccato dall’1,73 al 1,74% l’aliquota sui redditi superiori ai 75 mila euro. In 13 Regioni il livello delle aliquote per ora è rimasto invariato, ma questo non vuole dire che non sia elevato. Otto Regioni registrano un gettito pro capite superiore alla media, che è pari a 389 euro. L’aliquota minima (1,23%) si applica «secca» solo in Veneto (289 pro capite), Val d’Aosta (294), Sardegna (262)”.

Se questa è la situazione peggiore, ci sono però due Regioni che hanno ridotto l’imposta: si tratta di Calabria e Molise, che quest’anno non applicheranno la maggiorazione dello 0,3% prevista per legge per le Regioni che sono sottoposte ai piani di rientro a causa del deficit sanitario.

C’è poi il capitolo Comuni. Spiega Baccaro:

“L’acconto 2015 si pagherà con l’aliquota prevista per il calcolo del saldo 2014. Le variazioni troveranno applicazione a saldo. Ma il miliardo e mezzo di tagli subiti con la spending review non promette niente di buono. Dei circa 170 Comuni che hanno già deliberato, secondo uno studio della Uil, il 20% ha aumentato l’aliquota. Bologna dallo 0,7% allo 0,8%. Roma che ha avuto, in quanto Capitale, la possibilità di andare oltre l’aliquota massima, portandosi allo 0,9% ha rivisto la soglia di esenzione, aumentandola da 10 mila a 12 mila euro. Un ritocco impercettibile nella città più tartassata d’Italia. E non si è ancora parlato di Tasi. Ma questo è un altro capitolo”.