Economia

Usa, riparte il Pil grazie alla ripresa dei consumi: +3%

Usa, riparte il Pil grazie alla ripresa dei consumi: +3%

Barack Obama (Foto Lapresse)

NEW YORK – L‘economia americana migliora: il prodotto interno lordo dell’ultimo trimestre del 2013 è cresciuto del 3,2% e i consumi tornano a crescere. Il bilancio dell’anno è però ‘magro’, con una crescita di appena l’1,9% contro il +2,8% del 2012 ma, scrive il Wall Street Journal, si tratta di un risultato ”anemico che sta solo sulla carta”.

A incoraggiare è l’aumento dei consumi, che mostra una ripresa dell’economia reale dopo un’era di aiuti: dopo aver ridotto il proprio debito per anni, gli americani sono tornati a spendere e i consumi sono volati nel quarto trimestre ai massimi degli ultimi tre anni. A gonfie vele anche le esportazioni che continuano la loro marcia, consentendo agli Stati Uniti in pieno boom della produzione energetica di migliorare la bilancia commerciale.

La ripresa ha preso slancio nella seconda parte dell’anno: dopo il +1,8% registrato nei primi sei mesi del 2013, l’economia ha accelerato chiudendo il secondo semestre con un +3,7%, il risultato migliore, per la seconda parte dell’anno, dal 2003. E che lascia ben sperare gli analisti, secondo i quali il buon momento dell’economia potrebbe proseguire anche nel 2014, aiutando il mercato del lavoro.

La crescita degli ultimi tre mesi dell’anno, anche se inferiore al 4,1% del terzo trimestre, è abbastanza veloce da superare quella della crescita della popolazione e, soprattutto, per portare giù la disoccupazione, scesa al 6,7% in dicembre.

”Se si tiene in considerazione lo shutdown del governo nell’ultimo trimestre dell’anno, il +3,2% è un buon risultato soprattutto perché segue il +4,1% del terzo trimestre. Con il diminuire della zavorra fiscale, afferma Paul Ashworth, capo economista di Capital Economics, la crescita economica americana sta accelerando”.

Il ”dato è in linea con le affermazioni della Federal Reserve, ovvero che la ripresa è accelerata negli ultimi trimestri” mette in evidenza Jim O’Sullivan, capo economista di High Frequency Economics. Il buon dato sulla crescita non spazza via comunque i rischi sulla ripresa, fra i quali i bassi investimenti delle aziende nonostante i profitti record. Un effetto che potrebbe aggiungersi alla possibilità di volatilità sul mercato ma che dovrebbe essere bilanciato da una normalizzazione della politica della Fed.

Alla luce dello slancio della ripresa, la Fed ha ridotto gli aiuti all’economia di 10 miliardi a dicembre e di 10 miliardi a gennaio, portando così gli stimoli a 65 miliardi di dollari al mese. Una decisione presa nonostante le tensioni sui mercati emergenti, dai quali gli investitori continuano a fuggire mettendone a rischio la crescita.

A ‘scappare’ sono anche gli americani che, dopo aver eletto come favoriti gli emergenti durante la crisi, ora tornano a investire in Europa la nuova ‘prediletta’. Gli investimenti in azioni del Vecchio continente sono balzati sono schizzati ai massimi dal lancio dell’euro, e, secondo le stime di Barclays, alla fine di dicembre hanno raggiunto lo 0,76% della capitalizzazione del mercato. Un trend che, se continuerà, potrebbe spingere a nuovi massimi le piazze europee. Proprio l’Europa potrebbe trarre beneficio dalla ripresa americana: con i consumatori che tornano a mettere le mani al portafoglio le esportazioni europee potrebbero salire, anche alla luce delle trattative per un possibile accordo di libero scambio fra Stati Uniti e Unione Europea.

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