Maometto: ecco le vignette. Parigi: “Satira sì, manifestazione no”

Pubblicato il 19 settembre 2012 20:51 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 20:51

Charlie Hebdo

PARIGI – Otto giorni dopo le rivolte per il film americano “L’innocenza dei Musulmani” il confronto mondo occidentale-musulmani si infiamma per le caricature di Maometto pubblicate dal settimanale francese Charlie Hebdo.

Per averle pubblicate il giornale satirico è stato denunciato con l’accusa di “incitazione all’odio”. Nello stesso giorno la Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sull’attacco di pirateria informatica che ha bloccato il sito internet di Charlie Hebdo, dopo la denuncia della redazione.

Francia tra libertà di espressione e divieto di manifestare. Dopo aver annunciato per giovedì e venerdì (giorno della preghiera musulmana) la chiusura di scuole e ambasciate in molti Paesi arabi, la Francia ha difeso il diritto di satira e vietato la manifestazione di protesta indettaper sabato a Parigi. Secondo il premier Jean-Marc Ayrault ”Non c’è ragione di lasciar entrare nel nostro Paese conflitti che nulla hanno a che vedere con la Francia”. Ayrault ha ricordato che in Francia c’è la possibilità di un ricorso alla magistratura per chi si sente offeso da presunte offese a Maometto o all’islam.

“Siamo in una Repubblica che non ha assolutamente intenzione di lasciarsi intimidire da alcuno in merito ai suoi valori. Non tollereremo eccessi” ha detto il primo ministro, rendendo omaggio al ”grande spirito di responsabilità e di moderazione” dei responsabili del culto musulmano. ”Sono gruppi minoritari che vogliono sfruttare la situazione, ha detto riferendosi alla richiesta di manifestazione. La Repubblica non si lascerà sopraffare”.

Ma la stampa francese si interroga sulle basi stesse dell’Islam, e si domanda se davvero sia vietato rappresentare Maometto. Del resto, sottolinea un articolo di Le Monde, il Profeta è stato un uomo, non un dio.

Scrive Le Monde: “Il profeta musulmano, nonostante il suo carattere sacro, non è che un uomo, e il Corano – al contrario della Bibbia – non vieta in nessun punto la rappresentazione di un essere vivente. Un’idea confermata dallo specialista dell’Islma, Malek Chebel, che al Nouvel Observateur ha spiegato: ‘Nessun testo base dell’Islam proibisce la rappresentazione di Maometto”.

Non la pensa così il rettore della Grande Moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, che parla di “olio gettato sul fuoco”, e Mohammed Moussaoui, il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, ha definito la pubblicazione  un “atto irresponsabile”.

La condanna degli Usa. Neppure gli Stati Uniti, che pure sono stati i più colpiti dalle sommosse, con un ambasciatore ucciso, hanno apprezzato. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto che l’amministrazione Obama comprende come le vignette sul profeta Maometto pubblicate in Francia siano ”offensive per molte persone e incendiarie”. Ribadisce, però, come ”nulla può giustificare la violenza. Non discutiamo il diritto di pubblicare delle vignette, ma esprimiamo perplessità sul giudizio che ha portato degli editori a pubblicare certe cose”, ha detto Carney, riferendosi alla scelta fatta da Charlie Hebdo.

Il portavoce della Casa Bianca ha quindi ricordato come l’amministrazione Obama ritenga ”disgustoso e riprovevole” anche il film anti-Islam girato negli Usa e che ha provocato una reazione antiamericana in molti Paesi musulmani, ribadendo come ”il governo statunitense con quel film non ha nulla a che vedere”.

La Lega Araba e al Azhar. Il segretario della Lega araba Nabil el Araby ha definito le caricature di Maometto ”provocatorie e odiose” e ha fatto appello ”alla calma” e a manifestare con mezzi pacifici il rifiuto di questi atti ”abietti che rivelano una ignoranza torale della religione islamica”.

Anche Ahmed al Tayyeb, gran imam di al Azhar (il più importante centro teologico del mondo sunnita, al Cairo) ha detto che la pubblicazione delle vignette su Maometto rientra fra quelle iniziative ”sciocche” che ”alimentano l’odio sotto la copertura della libertà” di espressione. ”Queste pratiche contro l’Islam non solo sono un cattivo uso della libertà di informazione, ma dimostrano anche ignoranza sul ruolo svolto dall’Islam al servizio delle civilizzazioni e in modo particolare del rinascimento dell’Europa”.