Sondaggio, Pd di Renzi 36,6%: scandali non spostano voti. M5S 20,4%, Lega 11,5%

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Marzo 2015 13:30 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2015 13:31
Sondaggio, Pd di Renzi 36,6%: scandali non spostano voti. M5S 20,4%, Lega 11,5%

Sondaggio, Pd di Renzi 36,6%: scandali non spostano voti. M5S 20,4%, Lega 11,5%

ROMA – Il PD di Renzi, con lo scandalo Lupi, ci rimette un punto percentuale. Poco, davvero poco, segno che l’alternativa al premier non si vede: secondo l’ultimo sondaggio Demos il Pd è al 36,6%, contro il 37,7% di febbraio. Spiega Diamanti su Repubblica:

La principale “opposizione” continua ad essere espressa dal M5s. Nuovamente oltre il 20%. Anch’esso stabile, dopo le scorse Europee. Come se l’unica opposizione al PDR (il Pd di Renzi, ndr) fosse costituita dall’insofferenza e dalla domanda di “sorveglianza” democratica. Rappresentate, appunto, dal M5s. Che ha beneficiato, più degli altri, delle dimissioni di Lupi. E, come si è detto, delle proteste contro le politiche del lavoro.

Diamanti trascura un po’ la posizione del Pd a guida Renzi, cui i compagni veri e puri non si sono ancora rassegnati. Diamanti sembra nascondere un po’ la realtà, perché fa uscire dalle tabelle di confronto le elezioni del 2013 e lascia come termine più remoto al dato di oggi, 36,6%, le europee del 2014, dove il Pd ottenne il 40,8 per cento dei voti e i sondaggi successivi, dove si arrivò al 45 (giugno 2014). Invece il vero termine di confronto che il Pd deve avere sempre davanti è quello della precedente gestione. Con Pierluigi Bersani non solo il Pd era poco sopra il 25%, ma anche era anche il secondo partito, dietro il M5s di Beppe Grillo (25,4 vs 25,5%). Ora, nell’ultimo sondaggio di Repubblica, Beppe Grillo è inchiodato sotto il 20%, al 19,8. Va male anche a Berlusconi, ma meno malissimo di quanto a sinistra sinistra vorrebbero, per ridurre i meriti di Renzi, se nel confronto si considerano Forza Italia e Ncd come un unico.

Continua Diamanti:

Dunque, il clima d’opinione è grigio, ma all’orizzonte non si vedono mutamenti politici rilevanti. Il grado di fiducia nei confronti del governo, di conseguenza, dallo scorso autunno resta pressoché immutato. Intorno al 46%. Come il gradimento “personale” verso il premier, Matteo Renzi, che, infatti, sfiora il 50%. Sostanzialmente stabile, anch’esso, negli ultimi mesi. Tutti gli altri leader sono distanziati. Anche se alcuni di essi emergono, fra gli altri. Meloni e Salvini, in particolare, entrambi sopra il 30%. Poi, Landini, al 29. Il leader della FIOM, d’altronde, è molto visibile e mediatico, in questa fase.

Sul fronte della Destra, invece, la marcia della Lega di Salvini, che, fino a un paio di mesi fa, pareva inarrestabile, si è arrestata. All’11,5%. Come il mese scorso (circa). Le divisioni interne – che in Veneto hanno prodotto l’espulsione e l’uscita di Tosi dal partito – non sono state indolori. E hanno ridimensionato l’immagine della Ligue Nationale, nuovo riferimento della Destra in Italia. D’altra parte, il “modello originale”, il Front National di Marine Le Pen, domenica scorsa, al primo turno delle départementales, in Francia, non ha raggiunto il risultato atteso – e largamente annunciato.

Sondaggio, Pd di Renzi 36,6%: scandali non spostano voti. M5S 20,4%, Lega 11,5%

Sondaggio, Pd di Renzi 36,6%: scandali non spostano voti. M5S 20,4%, Lega 11,5%