Salone del Libro, anche Zerocalcare rinuncia per non stare vicino ai sovranisti di Altaforte

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 6 maggio 2019 15:06 | Ultimo aggiornamento: 6 maggio 2019 20:14
zerocalcare

Salone del Libro, anche Zerocalcare rinuncia per non stare vicino ai “sovranisti” di Altaforte (foto Ansa)

TORINO – Anche  Zerocalcare diserta il Salone del Libro di Torino in polemica con la presenza dell’editore sovranista Altaforte, la casa editrice vicina a Casapound che ha pubblicato il libro intervista di Matteo Salvini. 

Il noto fumettista romano, vero nome Michele Reich, motiva così la sua scelta: “Mi è davvero impossibile pensare di rimanere 3 giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale”.

L’autore de “La profezia dell’armadillo” e “Macerie prime” (la sua casa editrice, la BAO Publishing ha invece fatto sapere su Facebook di essere comunque presente con uno stand dal 9 al 13 maggio ndr) ha argomentato la sua decisione così: “Non faccio jihad, non traccio linee di buoni o cattivi tra chi va e chi non va, sono questioni complesse che non si esauriscono in una scelta sotto i riflettori del Salone del libro e su cui spero continueremo a misurarci perché la partita non si chiude così”.

Zerocalcare ha poi aggiunto: “Sono contento anche che altri che andranno proveranno coi mezzi loro a non normalizzare quella presenza, spero che avremo modo di parlare anche di quello”.  Il riferimento è a Michela Murgia che ha deciso di partecipare alla fiera letteraria “nonostante i fascisti”.

Il fumettista rispetta quindi chi va ma decide di non partecipare perché spaventato dalla deriva attuale: “Sta roba prima non sarebbe mai successa, qua ogni settimana spostiamo un po’ l’asticella del baratro”, ha scritto ancora su Facebook.

Altaforte ha appena pubblicato il libro su Matteo Salvini, “Io sono Matteo Salvini, intervista allo specchio”, a cura di Chiara Giannini. Dopo l’annuncio della sua presenza all’interno del Lingotto, a decidere di non presentarsi erano stati il collettivo Wu Ming, il saggista Carlo Ginzburg e Christian Raimo. 

Quest’ultimo si è dimesso da consulente editoriale dopo i commenti ricevuti in un suo post in cui definiva “neofascisti e razzisti” alcuni editori e giornalisti, spingendo per un “Salone militante e antifascista”.

Il collettivo Wu Ming si è detto invece critico con il comitato d’indirizzo del Salone ed ha usato queste parole: “Nel comunicato hanno detto in sostanza che Casapound non è fuorilegge, dunque può stare al Salone, basta che paghi. Come spesso accade, ci si nasconde dietro il ‘legale’ per non assumersi una responsabilità politica e morale”.

Il comitato d’indirizzo, presieduto da Maurizio Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei Lettori, aveva difeso il “diritto per chiunque non sia stato condannato per la propaganda di idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri”, rivendicando allo stesso tempo “l’altrettanto indiscutibile diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore”.

Fra le novità editoriali che Altaforte presenterà al Salone c’è il libro-intervista “Io sono Matteo Salvini”. Venerdì scorso, annunciando che quella sarebbe stata “l’unica partecipazione a un dibattito che non ci appartiene”, la casa editrice aveva precisato: “Rappresentiamo operatori puri del campo editoriale, senza alcun riferimento a soggetti di natura politica o partitica. Ciò non impedisce che la nostra attività si svolga con particolare attenzione alla rappresentazione dell’area culturale oggi riferita – nella sintesi comunicativa – come sovranismo’”.

Entrando nella polemica con un lungo post il direttore del Salone, Nicola Lagioia, aveva fatto notare come lo stand di Altaforte occupa 10 metri quadri su 60 mila e che la sua partecipazione non rientra “in nessun incontro nel programma ufficiale su 1200 previsti”, ribadendo però di credere “che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi, oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo”.

Una polemica che non si placa e, anzi, viene animata dalle ultime dichiarazioni di Francesco Polacchi. L’editore rivendica, parlando con l’Ansa: “Io sono fascista”. E attacca: “L’antifascismo è il vero male di questo Paese”. Parlando della presenza di Altaforte al Salone del Libro aggiunge: “Eravamo pronti alle polemiche, ma non a questo livello allucinante di cattiverie. C’è addirittura chi sui social ha scritto che verrà a Torino per tirarci le molotov… Noi ci saremo perché ora è anche una questione di principio”. Polacchi ricorda, intervistato da La Zanzara, su Radio 24, di essere “un militante di Casapound, anzi il coordinatore regionale della Lombardia”. E ribadisce di essere fascista: “Lo dico senza problemi”. 

Il responsabile della casa editrice Altaforte esprime il suo giudizio sulla democrazia: “La democrazia è riuscita a raccogliere ciò che aveva seminato il Ventennio”. Poi, sul ministro dell’Interno Matteo Salvini e sul suo operato risponde: “La mia casa editrice è una casa editrice sovranista. Sull’immigrazione ha fatto benissimo Salvini. E anche sui rom. Ci sono poi delle sfumature diverse, però tutto sommato Salvini è uno che parla chiaro e tutto sommato mantiene le cose”. Non manca una polemica contro Torino, dove si svolge il Salone del Libro: “Credo che la città abbia problemi maggiori rispetto alla nostra partecipazione al Salone del Libro. È una città industriale senza lavoro, amministrata molto male da una sindaca che non fa nulla per portare investimenti”. Ancora, aggiunge: “Il problema dell’Italia sembra essere Casapound, mica la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Casapound, lo ribadisco, esiste perché siamo in una democrazia”.

Fonte: Ansa, Fanpage, La Zanzara