Il Fatto: così la Rai buttò 700 milioni di euro. Ma ci sarà il condono erariale…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 10:11 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 10:12
Il Fatto: così la Rai buttò 700 milioni di euro. Ma col condono erariale...

Mauro Masi: quando era dg Rai fece perdere 700 milioni di euro per un mancato accordo con Sky (LaPresse)

ROMA – I dirigenti pubblici che per criminalità o sciatteria grave hanno causato danni allo Stato hanno ricevuto il regalo del “condono erariale“, con il decreto del Governo Letta entrato in vigore il 31 agosto. Chi con i suoi errori o le sue malefatte ha fatto perdere migliaia e milioni di euro alla collettività beneficia di uno sconto del 75% sulla sanzione da pagare: gli basta farsi il primo e il secondo grado di giudizio davanti alla Corte dei Conti.

Di un danno erariale parla Loris Mazzetti (che è tuttora dirigente Rai) sul Fatto Quotidiano, segnalando la condanna che la Rai ha ricevuto dal Consiglio di Stato per il mancato accordo con Sky:

“[…] La medaglia d’oro va a Mauro Masi direttore generale da aprile 2009 a giugno 2011, tornato alla ribalta in questi giorni per la sentenza del Consiglio di Stato, a favore di Sky, che ha condannato la Rai, la piattaforma satellitare Tivusat spa e l’Agcom, per aver oscurato i canali digitali della tv pubblica sulla piattaforma satellitare di Murdoch, in particolare la Rai non ha rispettato gli “obblighi di servizio pubblico e del contratto di servizio (…) e la possibilità per tutti gli utenti di ricevere la programmazione pubblica gratuitamente su tutte le piattaforme distributive”. Nel 2009 Berlusconi, per tentare di arginare il successo di Sky, si inventò una nuova piattaforma satellitare Tivusat, alla quale, oltre a Mediaset, hanno aderito: Rai, Telecom (La7), la Federazione della radio e delle televisioni (Frt) e l’Associazione delle tv-radio locali e in Internet (Aeranti-Corallo). Il vertice Rai ha rinunciato all’offerta di Murdoch di 350 milioni di euro per 7 anni per il rinnovo del contratto. Masi, in simbiosi con Paolo Romani (viceministro con delega alle Comunicazioni), non ha mai aperto la trattativa.

L’OBIETTIVO DI SKY (la fonte è autorevole) era di chiuderla alla cifra di 100 milioni annui. Masi ha rinunciato a circa 700 milioni di euro, facendo chiudere Raisat, che coordinava i rapporti editoriali con Sky: l’unica consociata in attivo. Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è sentito in dovere di intervenire. Il 6 agosto del 2009 Masi ha presentato una relazione a giustificazione, nella quale ha precisato che la decisione di interrompere il rapporto con Sky avrebbe creato “una maggior centralità della Rai nel nuovo scenario multipiattaforma e multicanale (…) avremmo svenduto anzi regalato a Sky tutta l’offerta della Rai in aggiunta ai canali Raisat, sarebbe stato quello sì, un atto contrario agli interessi e alla tutela del servizio pubblico”. É stata una grave decisione perché la Rai ha abbandonato la strada intrapresa alla fine degli anni Novanta che aveva portato alla costituzione di Raisat spa all’interno di un accordo di partecipazione dell’azienda nella piattaforma satellitare Telepiù, allora in competizione con Stream. La decisione di Masi ha costretto la Rai a svolgere il solo ruolo dell’editore, lasciando agli altri il nuovo mercato: Sky sul satellite, Mediaset e La7 sul digitale terrestre, Alice Telecom e Fastweb sul cavo IP- Internet. La decisione di far uscire Rai da Sky, è avvenuta all’inizio della grave crisi finanziaria, creando un danno economico all’azienda, indebolendola fortemente: tagli di budget delle reti, mancati investimenti sulle tecnologie, con conseguente perdita di qualità del prodotto”.