Fidel sconfitto dal tempo: un bastone, lo sguardo incerto. De Senectute? Addio

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 10 gennaio 2014 14:30 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2014 1:43
Fidel sconfitto dal tempo: un bastone, lo sguardo incerto

Fidel sconfitto dal tempo: un bastone, lo sguardo incerto

L’AVANA – E’ un giudice inclemente il tempo. Ne siamo tutti consapevoli, ma lo scopriamo davvero solo vedendo come questo agisce e lavora sul nostro corpo, sul fisico delle persone a noi care e, forse ancor di più, sull’immagine di quelli che sono stati gli eroi, i miti che hanno popolato e colorato la nostra immaginazione e la nostra giovinezza. Rientra appieno, il vecchio Fidel Castro, in quest’ultima categoria. La categoria degli eroi logorati dagli anni e, nel suo caso, dal potere. “Gli eroi sono tutti giovani e belli” scriveva Francesco Guccini in una sua canzone. E tali rimangono nella testa e nella mente di chi li ha conosciuti, almeno sino a quando un’immagine come quella mostrata ieri fa la sua comparsa per spazzare via il mito.

“Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo” avrebbe, nell’immaginario popolar rivoluzionario, detto il morente Ernesto Che Guevara al soldato che stava per sparargli in quel lontano ottobre boliviano. Pronunciate o meno, contengono queste parole più di un pezzo di verità. La morte, l’uccisione prematura del “Che” hanno fatto del comandante argentino un mito intramontabile. Buono per l’uso e consumo delle generazioni future. Un mito che il tempo e gli anni non possono più scalfire. Un eroe la cui aureola solo l’abuso della sua immagine che in molti hanno fatto può offuscare. Ma questa è un’altra storia.

Fidel non è stato ucciso, ha vissuto a lungo e a lungo a tenuto in mano le redini del potere nella sua isola, Cuba. Potere che lo ha spoetizzato e che lui, novello Davide, ha finito col gestire sin troppo fermamente finendo, quasi certamente in buona fede, col fargli tradire quegli ideali rivoluzionari che avevano sospinto il Granma e i suoi barbudos sino alla cacciata del dittatore Fulgencio Batista.

C’era una volta Fidel, c’era e c’è ancora. Ma oggi, alla soglia dei 90 anni, quello che non c’è più è il barbuto leader rivoluzionario che, fucile in spalla e in marcia nella giungla, combatteva per liberare la sua terra. Non c’è più l’uomo forte, il leader, il comandante.

Quello che rimane, quello che c’è ancora è invece un anziano signore come tanti. Imbolsito, sempre barbuto ma di una barba che più che vigore trasmette stanchezza, al limite della trasandatezza. Stessa immagine che la chioma una volta ribelle ora trasmette. Una capigliatura che ora ricorda quella di un uomo che sotto il peso degli anni passa gran parte del suo tempo in un letto, con la testa affossata in cuscino.

Ieri (9 gennaio) l’ex “lider maximo” è ricomparso in pubblico dopo molto tempo. Apparso senza l’abituale uniforme che l’ha accompagnato per 5 decenni o giù di lì. Non era, è vero, la prima volta che alla verde divisa sostituiva un abbigliamento diverso. Fresche, relativamente fresche, sono le immagine di Fidel in tuta rossa in compagnia dell’amico Hugo Chavez. Ma era una tuta, una divisa da ospedale, da degente. Nell’uscita di ieri era invece Fidel vestito come quello che in verità ormai è: un anziano piegato dal peso degli anni. Un uomo affaticato che incede aiutandosi col bastone, con le lenti che gli scivolano sul naso e con un giaccone largo, persino troppo comodo. Unica reminiscenza e vestigia del verde passato militare, la sciarpa dello stesso colore.

De senectute…nel terzo millennio un testo così non potrebbe, non può più essere scritto. De senectute una ventina di secoli fa era la riflessione sulle fatiche ma anche e soprattutto sul ruolo sociale e storico e culturale della vecchiaia e dei vecchi. De senectute oggi all’epoca dell’immagine, nel tempo dell’eterno presente amputato del passato e mutilato del futuro, potrebbe essere solo il testo di una maledizione, di un’afflizione, di una malattia, la vecchiaia, e non di uno stadio della vita.  Quel che i nostri occhi vedono nella foto, quel che anche Mimmo Candito vede e scrive su La Stampa, quel Fidel a 88 anni, non è un eroe canuto ma un potente ormai impresentabile o quasi in pubblico.