Travaglio: “Renzi è pulito, gli abbiamo sguinzagliato Lillo dietro ma niente…”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 22 Novembre 2013 - 13:50 OLTRE 6 MESI FA
Marco Travaglio

Marco Travaglio

ROMA – “Abbiamo sguinzagliato Lillo (Marco ndr) che ti ha seguito per una settimana, non ha trovato nulla, sei pulito”. Svela, Fabio Martini su La Stampa, un retroscena dell’incontro Travaglio-Renzi avvenuto negli studi de La7 lo scorso luglio quando, il sindaco di Firenze, buttò lì la battuta: “Devo chiedere consiglio a Marco Lillo che di case se ne intende” e Marco Travaglio, ancora a microfoni spenti, gli rispose che Lillo aveva già “lavorato” su Renzi e non aveva trovato nessuno “scheletro nell’armadio”. Marco Lillo, per chi non lo sapesse, si è fatto una fama di scopritore di impicci immobiliari altrui.

Due notizie al prezzo di una: Matteo Renzi non ha nulla da nascondere, è “pulito” come dice Travaglio, e Il Fatto è solito indagare nella vita privata, sguinzagliare i suoi cronisti alle calcagna dei politici. La prima notizia, quella della “pulizia” di Renzi, è quasi clamorosa abituati come siamo a politici limpidi come un pezzo di carbone. O meglio, abituati come siamo a questo tipo di narrazione.

La seconda, cioè la notizia che Il Fatto indaghi evidentemente come abitudine sui politici, sorprende invece meno. E’ vero, come insegna anche il giornalismo anglosassone, spesso preso a modello di buon giornalismo, che verificare la bontà delle azioni pubbliche e private dei politici sia cosa giusta. Ma è anche vero che se questa pratica viene utilizzata non “urbi et orbi”, ma con maggiore attenzione verso alcuni soggetti rispetto ad altri, rischia allora di somigliare e molto alla tanto chiacchierata “macchina del fango” da altre testate sovente utilizzata.

Solo per fare un esempio infatti, e rimanendo a Il Fatto, giornale vicino a Grillo e al suo MoVimento, non si ricordano piccanti inchieste sul guru Casaleggio che pure di cose da raccontare ne avrebbe, non foss’altro per l’oscurità che spesso avvolge il suo passato.

Né Renzi né Travaglio hanno smentito o commentato il pezzo di Martini. Cosa che lascia supporre la veridicità della conversazione riportata da La Stampa che, seppur scherzosa, riporta certo una qualche verità.

Il sindaco di Firenze ha invece parlato del risultato del voto tra gli iscritti del Pd per la scelta del nuovo segretario: “Pensavo di prendere un po’ di meno tra gli iscritti, ma l’8 dicembre spero di riuscire a prendere più del 50% dei cittadini”. “Ma al di là di quello che prendo – ha aggiunto il sindaco di Firenze durante la trasmissione Agorà – , in un Paese in cui tutti si scindono, il Pd porta le persone e dice: ragazzi, venite voi a scegliere”.

“Se l’8 dicembre vinciamo noi – ha spiegato Renzi -, se accade, andiamo con un elenco di questioni e ci mettiamo d’accordo sul fare o non fare ma su questo ma non si può più fregare. Dal 9 dicembre il governo farà le cose che il Pd dice, altrimenti ci arrabbiamo. Abbiamo detto che si elimina il Senato, che non si vota più per le province, ho detto cosa fare del Cnel, della Corte costituzionale”.

“A Cuperlo e tutti gli altri dico, non vogliamo far cadere il governo, vogliamo che il governo lavori: è l’opposto. Vogliamo che realizzi le cose che servono agli italiani. Ma non voglio che il governo stia lì fermo. Se vinco io il segretario del partito lo faccio io, nel bene e nel male, la faccia e le idee ce le metto io – ha aggiunto -. Le correnti spariscono, la prima quella dei renziani. Non vai avanti se sei amico del segretario. Non ci sarà un vice segretario ma una squadra di governo. Ma la faccia ce la metto io, non ci sarà alcun alibi”.

Renzi è poi tornato sulla polemica con D’Alema. “Era convinto di vincere. Lo hanno chiamato la mattina stessa in cui ha saputo di aver perso e di essere stato sconfitto da un ignorante e superficiale come me. Era prevedibile che reagisse male. D’Alema è, come si definisce lui, un importante dirigente del Pse. Non sono preoccupato da quello che fa D’Alema ma da quello che fanno gli italiani”.