Alika, 4 minuti per ucciderlo in pubblico. Indifferenza? No, paura al sapor di viltà

Alika, 4 minuti per ucciderlo in pubblico, il tempo perché chi vedeva e guardava potesse capire e scegliere cosa fare e non fare. Indifferenza verso la violenza omicida? Diciamo indifferenza...in realtà paura al sapor di viltà.

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 1 Agosto 2022 - 09:43
Alika, 4 minuti per ucciderlo in pubblico. Indifferenza? No, paura al sapor di viltà

Alika, 4 minuti per ucciderlo in pubblico. Indifferenza? No, paura al sapor di viltà

Alika pestato, picchiato letteralmente a morte. In una pubblica via in quel di Civitanova Marche, davanti a un pubblico fatto di normalissima e comunissima gente. Una messa a morte durata quattro minuti. Quattro minuti, provate a farli scorrere sul vostro orologio. Sono un’eternità se quello è il tempo impiegato per un omicidio in pubblico. Non un gesto fulmineo che uccide, uno sparo o una coltellata. E neanche il tempo di una scarica di pugni o di calci su parti vitali. Per i primi ci vogliono secondi e non minuti, per pugni e calci omicidi un minuto basta e avanza. Quattro minuti sono il tempo di una esecuzione, sono un tempo lunghissimo per vedere, osservare, capire, guardare. Guardare e poco più, guardare un uomo che lentamente, meticolosamente ne ammazza un altro in strada e al più lanciare un mezzo grido a prudente distanza: “così l’ammazzi…”.

Indifferenza? Tu chiamala così, se vuoi…

All’indomani gran discutere, riflettere, rammaricarsi della indifferenza della gente che vedeva il lungo omicidio i pubblica strada e che al pestaggio mortale faceva da pubblico. Indifferenza? Chiamarla così è in fondo avvalorare una versione complessa ed edulcorata del sentimento e della pulsione dominante tra quella gente in quella strada in quella città che poteva essere la gente, la strada e la città di ogni dove oggi in Italia. Indifferenza è in fondo eufemismo. A non far muovere un dito a nessuno per quattro minuti quattro (il tempo per tutti per capire e in fondo scegliere cosa fare e non fare) non è stato il chi se ne frega e/o l’idolatria per il video da realizzare. Questo è contorno.

La pulsione civile dominante è stata la paura. E chi non ne avrebbe avuta di fronte ad uno che picchia a morte e non si ferma? Paura che però è entrata in risonanza e combinazione con altro sentire, altro sentimento: la viltà, la vigliaccheria. Paura, umanissima paura non però scalfita da una qualche folata di coraggio individuale e civile. Tu chiamali, se vuoi, indifferenti. Chiamiamoci, se vogliamo, tali e cioè indifferenti. Per non dirci quel che è la giusta parola: vigliacchi.