Informazione e politica, il diritto a sapere contro le bugie dei social network

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 10 Novembre 2020 9:34 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2020 9:34
Informazione e politica, il diritto a sapere contro le bugie dei social network. Nella foto Donald Trump

Informazione e politica, il diritto a sapere contro le bugie dei social network. Nella foto Donald Trump, grande manipolatore dei network

C’è un prima e un dopo nei rapporti tra politica e informazione. La campagna presidenziale Usa è un caso da manuale.

Lo stucchevole esperienza degli esiti elettorali delle votazioni in America. Quel noioso alternarsi di notizie più o meno vere. Con quel balletto di cifre snocciolato al rallentatore dai media di tutto il mondo. Ha comunque sortito una importante novità. Che è rappresentata da quei commentatori della CNN e della Fox che hanno perentoriamente levato la parola ad un incontenibile Trump. Pronto a concludere il suo mandato elettorale così come lo aveva iniziato, cioè spacciando le solite balle.

È indubbio che ciò rappresenta lo spartiacque da cui non potrà in futuro più prescindersi quando si ragionerà di politica e media.

Pare, almeno negli USA, che si sia capito finalmente il pericolo del veleno che i politici sovranisti instillano nel dibattito pubblico attraverso la propalazione di notizie false, ossessivamente veicolate soprattutto attraverso i social media.

Che è poi la fonte di informazione che utilizza un pubblico, il più numeroso, non avvezzo a coltivare lo spirito critico.
Diciamola tutta, anche piuttosto boccalone.

Si può senz’altro dire che quelli che compulsano ossessivamente i social, non leggano anche il New Yorker e non si informino sul Washington Post, ecco.

Una certa tolleranza alla menzogna da parte di chi gestisce questi potenti network social, si spiega sicuramente con le motivazioni economiche legate al traffico dei dati.

Senz’altro alcuni social media manager perseguono poi, attraverso la pubblicazione di notizie più o meno tarocche, anche il fine di condizionare il proprio utente di riferimento.

E quando le esigenze economiche si incontrano con quelle politiche, spesso ne derivano dei subdoli corto circuiti che possono mettere a serio rischio le stesse Istituzioni democratiche. Un pericolo in agguato in tutte le democrazie avanzate.

Chi non la vede così, quelli in buona fede intendo, temono che stigmatizzare magari con decisione il politico bugiardo – come è accaduto di fare ai cronisti di Fox news con Trump – sia reprimere il diritto di opinione.

Francamente non lo credo. Si può dire, non mi piace Novembre. E questa è una opinione.

Ma non si può dire che siamo in Ottobre. Perché questa è una balla.

Nessuno nega che l’azione politica abbia sempre contenuto in sé una quota di mistificazione.

Ma la pervasività del web, la viralità connessa al mezzo, fa si che la menzogna, come strumento di comunicazione, diventi estremamente pericolosa. Perché mette a rischio il diritto del cittadino ad essere correttamente informato.
Da quelle informazioni infatti derivano scelte che riguardano tutti, non solo quelle di chi e’ disposto a prendere per buona qualsiasi fesseria.

Il merito di quei commentatori americani che hanno osato togliere la parola all’uomo più potente del mondo, in fondo è stato solo quello di restituire all’informazione la necessaria dignità, assicurandone la correttezza.
Insomma quel minimo di decenza che sarebbe lecito aspettarsi dalla politica come dagli organi di informazione.