Calabria umiliata, ferita dal Fato crudele e da Roma come una colonia

di Antonio Buttazzo
Pubblicato il 11 Novembre 2020 7:17 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2020 20:33
Calabria, commissario Zuccatelli si dimette. Al suo posto Eugenio Gaudio in tandem con Gino Strada

Calabria, commissario Zuccatelli si dimette. Al suo posto Eugenio Gaudio in tandem con Gino Strada

Non bastavano la ndrangheta e il malaffare.

Non era sufficiente la povertà che angustia da sempre la bellissima e martoriata Calabria. La disoccupazione che induce alla fuga i suoi giovani. Evidentemente no, non bastavano. Con la scomparsa di Jole Santelli i calabresi si ritrovano governati dal suo vice. Un leghista che si fa chiamare Dudù. Che è anche autore di un indimenticabile pamphlet autobiografico dal significativo titolo “diario di una vecchia checca”.

Uno che, dopo aver mollato il cavaliere, fulminato in questi ultimi anni dal verbo di Salvini, affida la Regione “alle amorevoli cure della Santa Vergine immacolata”. Mentre ritiene Papa Francesco, “uno stano tipo che ha scelto di chiamarsi come un Santo”.

Tutto in Calabria

Che probabilmente è l’unico (dichiarato) omosessuale omofobo al mondo. In questo contesto, la governance della Sanità è stata affidata ad un generale dei Carabinieri, Saverio Cotticelli. Sicuramente espertissimo di ordine pubblico e sicurezza ma non si sa quanto di Sanità.

Come si è visto nel corso di una penosa intervista televisiva. Quando è rimasto meravigliato nello scoprire che spettava proprio a lui Commissario Straordinario alla Sanità realizzare il Piano anti-covid nella regione più disastrata d’Italia.

Memorabile lo stupore mostrato dal Generale quando il suo usciere glielo ha ricordato.
In seguito, in un’altra intervista televisiva, dirà di aver subito una stregoneria (in calabria la chiamano “fascinazione). E “di non riconoscersi nelle sue parole”.
Quello che si sa con certezza è che si è ritrovato a Catanzaro solo perché “gradito” all’ex ministro della Salute Giulia Grillo, qualsiasi cosa questo voglia dire.

Dalla padella nella brace

Allo smemorato ufficiale dell’Arma è adesso subentrato Giuseppe Zuccatelli. È un anziano ex funzionario del Partito Comunista, cresciuto tra gli stand dei festival dell’Unità emiliani. Quando questi erano e allietati dal sapore piadine romagnole e dalle mazurke da balere di periferia.

Anche lui pensa che “nun ci ne’ coviddi”, però, lo dice in dialetto emiliano.

Per completezza di pensiero, piuttosto confusamente si affanna pure a spiegare la trasmissibilità del virus per via sessuale.

E come accade spesso ai negazionisti, si becca il covid e va in isolamento.

Trombato al Senato dove si era presentato nelle liste di LeU, può vantare politicamente una solida esperienza come consigliere comunale a Cesena. E qualche incarico nella sanità abruzzese e catanzarese. Uno di quei posti dove vengono parcheggiati i politici che dalla politica non hanno tratto grandi soddisfazioni.

Pur gradito a Bersani – e soprattutto al Ministro della Salute Roberto Speranza- attualmente subisce l’ostracismo anche della sua area di riferimento ideologico.
Probabile che prima di essere defenestrato, dopo appena pochi giorni dall’incarico, stia negoziando delle onorevoli dimissioni. Che non imbarazzerebbero il Governo, magari spuntando qualche altro incarico.

Uno si chiede: che altro dovrà ancora accadere alla povera Calabria?