Campagna elettorale misera e miserabile. A misura di elettore

Campagna elettorale misera nelle idee e nei programmi. Miserevole negli espedienti e trucchi di scena. A tratti miserabile nella pochezza etica e intellettuale che fa debordare. Ma non perché "loro" siano distanti da "noi". Misera, miserevole miserabile perché ci sono vicini.

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 Settembre 2022 - 14:02
Campagna elettorale misera e miserabile. A misura di elettore

Campagna elettorale misera e miserabile. A misura di elettore FOTO ANSA

Tutti, sulle colonne dei quotidiani seri come nel mugugno d’ordinanza sui bus, tutti, dai politologi d’alti studi ai bulli di parole e sentimenti della vita quotidiana, tutti, dai letterati agli analfabeti di politica e di qualunque altra cosa, tutti concordano che è stata una campagna elettorale misera. Misera, miserevole e a tratti miserabile. Lo dicono tutti nella certezza inscalfibile che sia stata la campagna elettorale “loro”, che una campagna elettorale sia “roba loro”. E che “loro” abbiano offerto, allestito, recitato il misero, il miserevole e il miserabile. Loro, non noi. Nessuno dice e nessuno vi dice e si dice che una campagna elettorale così “loro” l’hanno fatta, pensata, calibrata, messa in scena a misura, immagine e somiglianza di quanto gli chiediamo “noi”. Nessuno ,lo dice e se lo dice perché è troppo vero per essere detto.

La guerra è una bolletta

C’è chi ci ha chiesto il voto assumendo la postura di chi la guerra che ha connotati mondiali è una bolletta. Il resto chi se ne frega. Pensiero mostruosamente nano partorito da membri della Casta lontani dalla gente? Andate tra la gente e contate quanti sono quelli per cui a me la guerra mi tocca per la bolletta, levatemi o pagatemi la bolletta e per me la guerra finisce. Andate e contate, conterete a lungo.

La libertà è un bonus

C’è chi ci ha chiesto un voto assumendo la postura del che sarà mai la libertà di fronte al farsi male. Putin invade, i confini si spostano a colpi di Armate di invasione? Sì, va bene. Ma non facciamoci male, diamo all’invasore un po’ di soddisfazione, un po’ di terre. E facciamoci dare da lui, l’invasore in armi, un bonus-libertà. Magari decennale o anche più. Tutta la libertà, tutte le libertà in fondo poi a che ci servono? Un bonus che arriva magari via cash back è quel che occorre. Pensiero mostruosamente vigliacco partorito da membri della casta lontani dal sentire nazionale? Andate tra la gente a contare quanti a quanti poco prezzano la dignità nazionale, le alleanze internazionali e le stesse libertà democratiche. Andate tra la gente e conterete e lungo la lunga fila di quanti con la democrazia e le libertà non si mangia e chi mi dà un bonus quello è il mio leader e guida.

Occupare gli ignoranti

C’è chi ci ha chiesto il voto promettendo e garantendo assunzioni pubbliche a valanga. Soprattutto a prescindere, a prescindere dalle competenze e dalla preparazione di chi si ad assumere. E come si potrebbe non prescindere? Bisogna farlo per forza visto e documentato che tutti quelli che ci chiedono il voto non una parola per carità su scuola e università che non formano sapere e competenza. Per missione, struttura e non a caso. Il sistema formativo ha abolito e maledetto la fatica dell’apprendimento, ha rinnegato e rigettato il compito della formazione di classe dirigente e ceti professionali competenti.

La grande e collettiva negazione che questo paese, questa società si regala è quella relativa alla gran quantità di disoccupazione (o lavoro minimo e misero) da ignoranza. Alleviamo milioni di analfabeti funzionali e poi li battezziamo come lavoratori mancati. Occupare gli ignoranti non è una politica economica inventata da un pensiero mostruosamente ideologico-corporativo di membri della casta impastati alla rinfusa di sindacal-populismo. Andate tra la gente a contare quanti sono convinti sia cosa buona e giusta assumere senza altra competenza che l’anzianità di precariato o disoccupazione. Andate a contare quanti sono convinti sia cosa buona e giusta mai nessuno venga lasciato indietro a scuola e università, cioè tutti promossi e tutti fermi. Non finirete maki di contare, neanche arrivati alla maggioranza relativa.

Mentire sulle tasse, acqua in bocca sul lavoro

Chi ha inventato che gli italiani tutti pagano un botto di tasse? Chi è l’uovo o la gallina che è venuto prima nell’inventare: la gente o quelli che oggi sulle tasse mentono chiedendoci il voto? La menzogna più grossa non è sulle tasse che ci abbasseranno, quel tipo di menzogna in fondo non è indegna, è solo indecente nella sua spudoratezza. La menzogna collettiva è quella di una società tutta iper tassata dove la realtà è quella di un terzo della popolazione esentata per legge dal prelievo fiscale e un altro terzo che si esenta da solo per via di evasione. La menzogna oscena è quella di un Welfare che regolarmente premia chi imbroglia e ruba soldi allo Stato e al prossimo.

C’è chi ha inteso e praticato onestà-onestà-onestà allargando alla gente la possibilità di arraffare (Reddito di Cittadinanza, Bonus 110%, Bonus agli svelti…). Possibilità di arraffare prima accessibile quasi solo alla Casta, ora è stata estesa.  Non è stato solo un avvocato del popolo a inventare questa oscenità, è stato moto di popolo. Andate a contare quanti tra le gente sono fermamente convinti e sicuri sia un diritto arrotondare a proprio favore i conti con lo Stato, quanti sono certi che il denaro pubblico sia di chi lo prende. Anche qui conterete a lungo. E il silenzio di massa sulla produttività, cioè sul come si lavora, che cala in Italia da un quarto di secolo, questo silenzio gode di consensus omnium, urbi et orbi tra la gente. 

Spezzeremo le reni alla Ue

La pacchia è finita ha detto qualcuno che ci chiede il voto. Probabilmente aveva ragione, solo che è per l’Italia che finisce la pacchia se Ue vuole non viceversa. Siamo noi che prendiamo soldi, che abbiamo bisogno di chi compri il nostro debito, che siamo dietro in produttività, infrastrutture, formazione, competenze, digitalizzazione. Ma se una signora può intimare alla Ue e alla Bce e ai mercati finanziari di smetterla (smetterla di che, di finanziarci, tenerci in piedi?) tale ebbra intimazione è il frutto di antica e consolidata bevuta di gente e di popolo che come collettività vive a debito e si sente vittima di crediti da incassare.

Misera, miserevole, a tratti miserabile

La campagna elettorale, le frasi roboantemente vuote, le pagliacciate, la tangibile ignoranza e impreparazione di leader e candidati. Misera nelle idee e programmi. Miserevole negli espedienti e trucchi di scena. A tratti miserabile nella pochezza umana, etica ed intellettuale che fa affiorare, anzi debordare. Ma esattamente e misura di elettore perché “loro” sono come “noi”.