Conte, Draghi, le elezioni e i debiti: tante incognite per il Governo

di Bruno Tucci
Pubblicato il 6 Settembre 2020 13:22 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2020 13:22
Conte, Draghi, le elezioni (nella foto) e i debiti: tante incognite per il Governo

Conte, Draghi, le elezioni (nella foto) e i debiti: tante incognite per il Governo

Giuseppe Conte, uno e due. Ma i numeri non hanno niente a che fare con le sue esperienze di governo. Riguardano ciò che ha detto dopo una lunga pausa di silenzio.

Il premier Giuseppe Conte ha ragione quando si oppone alla riapertura degli stadi e alla chiusura delle discoteche (che non avrebbero mai dovuto riattivarsi). Ha torto marcio (e probabilmente lo sa) quando sostiene che le regionali non causeranno la crisi e che tutto continuerà senza scossoni.

Né dice la verità quando afferma di non temere la concorrenza di Draghi. In entrambe i casi, il presidente del Consiglio cerca una via d’uscita, perché sa perfettamente che le due ipotesi nascondono un pericolo reale, concreto ed evidente.

Che effetto avranno le regionali su Conte?

In primis, le consultazioni del 20 settembre, quelle che riguardano il rinnovo dei governatori (per il referendum sul taglio dei Parlamentari il premier si è schierato nettamente con il si).

Ebbene, l’avvocato del popolo ripete con forza che un eventuale vittoria del centro destra non vorrà significare nulla per il suo governo. Resterà saldamente a Palazzo Chigi perché sono elezioni amministrative e non politiche.

Non è così e Conte ne è consapevole. Un flop farebbe lanciare un grido d’allarme serio e quanti sono perplessi sull’attività dell’esecutivo prenderebbero la palla al balzo per aprire un dibattito che dovrebbe portare alla sostituzione del premier o, in seconda analisi, ad un profondo rimpasto.

Le grida non verrebbero soltanto da destra (prevedibili e naturali) ma anche da una parte della maggioranza che ritiene la crisi economica grave. E da affrontare in modo completamente diverso.

Per Conte il precedente di Massimo D’Alema

Non bisogna dimenticare a proposito il precedente di Massino D’Alema che dopo una sconfitta del genere, dovette abbandonare la poltrona di Palazzo Chigi.

Se poi si dovesse arrivare ad un rimpasto, se la sentirebbe il premier di guidare un governo a lui non più congeniale? C’è anche da tener ben presente una battuta riferita ieri da Nicola Zingaretti il quale ritiene che “il Pd è un partito libero e tutto sarà deciso dopo le regionali”.

Chiaro no? Ai 5Stelle e allo stesso premier manda a dire che in caso di un flop la situazione cambierà notevolmente e tutto potrà succedere da quel momento in poi. In secondo luogo, ma non per questo meno importante, il pericolo Draghi, ossia la sua concorrenza per la poltrona che Conte occupa da un paio d’anni.

“E’ un rischio che non corro perché fui proprio io a proporlo come presidente della UE, ma lui mi rispose che era stanco e non ne voleva più sapere di occuparsi dell’Europa”. Può darsi, anzi diamo credito a quel che dice Conte, ma i più maligni rispondono: “Forse non lo fece già allora per evitare che Draghi gli soffiasse il posto?”

Conte, Draghi e il debito pubblico

Non solo, ma alle domande dei giornalisti ha dribblato il quesito che lo stesso Draghi pose venti giorni al meeting di Rimini:” Attenzione al debito pubblico”. Niente da fare, il presidente del Consiglio ha taciuto sull’argomento ed ha continuato a ripetere che l’ex presidente della BCE gli rispose che era stanco e che era inutile tirarlo ancora per la giacchetta.

Sergio Mattarella? “Vedrei volentieri una sua rielezione, sarebbe un bene per l’Italia”. Ma l’avvocato del popolo che continua a dire no ai soldi del MES, non ha sentito forse quel che il capo dello Stato ha ribadito proprio ieri: “Il Paese ha bisogno dei fondi europei, prima arrivano meglio è”.

Insomma, il ritornello è sempre lo stesso: “Fate presto, basta liti e polemiche, l’Italia non aspetta”.