Coronavirus alza la voce. Il 20 settembre tace la politica, urlano gli stadi

di Bruno Tucci
Pubblicato il 19 Settembre 2020 13:09 | Ultimo aggiornamento: 19 Settembre 2020 13:09
Coronavirus alza la voce. Il 20 settembre tace la politica, urlano gli stadi. Nella foto Conte e Zingaretti

Coronavirus alza la voce. Il 20 settembre tace la politica, urlano gli stadi

Proprio nel giorno del “silenzio politico” ritorna forte la voce del virus. Il Palazzo tace, non può aprire bocca.

Gli scienziati non nascondono la loro preoccupazione, trattengono il respiro perché l’epidemia ha una forte impennata. L’Istituto Superiore di Sanità legge i dati e fa trapelare una certa apprensione. Ieri i nuovi casi hanno sfiorato quota duemila con dieci decessi, mentre in Francia. In Spagna si è arrivati a toccare i 13 e 14 mila contagiati in un solo giorno.

Il governo e i suoi più stretti collaboratori debbono intervenire subito, ma intanto che fa? Dà la possibilità agli appassionati di tennis di entrare al Foro Italico, sia pure se in un numero sparuto e riapre da ottobre gli stadi permettendo a mille spettatori di assistere alla partita di calcio. Questo avviene già oggi in Emilia su disposizione del governatore Stefano Bonaccini che ha concesso il benestare per due incontri, Parma Napoli e Sassuolo Cagliari.

Per quale misterioso motivo? Forse la pandemia è sul viale del tramonto? Non è così, purtroppo. Allora qual è la ragione di questi provvedimenti? Si vuol far ritornare alla normalità la gente tranquillizzandola?  Va bene, però prima aspettiamo che il male ci stia per lasciare.

Però, i Palazzi domani e lunedì sono troppo impegnati dal voto. Il referendum e le regionali potrebbero dare uno scossone fino a giungere all’esecutivo. Voi capite che altri sono i problemi di cui occuparci. Il silenzio delle forze politiche è solo apparente.

In effetti la macchina della campagna elettorale non ha un attimo di sosta nemmeno quando le disposizioni governative imporrebbero di non proferire verbo. Invece, telefonate, incontri, assalti agli ultimi indecisi si susseguono. L’importante non è partecipare come predicava De Coubertin, ma vincere.

Si ha paura che la corsa alle urne sia frenata dal timore di andare a votare e di contattare gente magari in fila per deporre la scheda. Così da ridurre ai minimi termini la consultazione. Non c’è pericolo almeno per il taglio dei Parlamentari perché non è previsto nessun quorum.

La verità è checché se ne dica tale elezione vorrà significare molto per il futuro del nostro Paese. Hai voglia a rassicurare che qualunque sia il risultato a Palazzo Chigi e dintorni non accadrà nulla. Queste sono soltanto belle parole.

Infatti, se il ribaltone dovesse essere clamoroso, come potrebbe Giuseppe Conte guidare ancora l’esecutivo se oltre la metà del territorio è dall’altra parte? D’altronde è lo stesso numero due del Pd a confessarlo. E a sostenere che dopo il 21 settembre qualcosa dovrà cambiare nel governo. Dario Franceschini è stato chiaro in una intervista di sei o sette giorni fa.

Che cosa potrà succedere se non un rimpasto, sostantivo che i politici della maggioranza non vogliono assolutamente sentir parlare? Nessuno vuol perdere la poltrona conquistata un paio di anni fa. Taglio o no, ci si difende a spada tratta dai “nemici” che si nascondono anche tra gli amici. Nelle due forze di maggioranza, le divisioni sono palesi. Sia nel Pd che fra i 5Stelle, la concordia non è un sostantivo di attualità.

Questo è il quadro che si presenta a meno di 24 ore dal voto. Voi pensate che l’Europa non osservi attentamente quel che avviene in Italia? Ritenete che i nostri vicini rimangano fermi e non pensino addirittura di non elargirci più i duecento e passa miliardi che servirebbero al nostro Paese come il pane? Allora, l’augurio è che da martedì nei Palazzi che contano cambi notevolmente il ritornello e si pensi solo a ricostruire un’Italia che il virus ha ridotto ai minimi termini.