Coronavirus a Palazzo Chigi, l’ombra di Vittorio Colao sulla poltrona di Giuseppi Conte

di Bruno Tucci
Pubblicato il 17 Aprile 2020 13:26 | Ultimo aggiornamento: 17 Aprile 2020 17:13
Coronavirus a Palazzo Chigi, l'ombra di Vittorio Colao sulla poltrona del premier Giuseppi Conti

Coronavirus a Palazzo Chigi, l’ombra di Vittorio Colao sulla poltrona di Giuseppi Conti (Nella foto Ansa, Vittorio Colao)

ROMA – Coronavirus, non solo. Che succede a Palazzo Chigi? Non si vivono giorni felici da quelle parti.

Le difficoltà del momento sono innumerevoli.

Ma sono le critiche a far nascere dubbi e perplessità sul futuro del premier.

Lasciamo andare quelle che piovono su Giuseppe Conte dagli esponenti del centro destra e sui giornali che sono orientati verso le attuali forze di opposizione.

Queste sono comprensibili, fanno parte della lotta politica e non ci si deve meravigliare se un quotidiano lo chiama Giuseppi (ricordando un errore del presidente Trump) ed un altro lo definisce bullo, come lo chiama Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

La meraviglia è che questi attacchi provengono da personalità che, almeno all’apparenza, non hanno nulla a che fare con il Palazzo.

A  fare da apripista è stato Carlo Bonomi, freschissimo neo presidente della Confindustria.

“La politica non sa dove andare”, spara.

Ed aggiunge: “Ci sono gravissimi ritardi per l’ingerenza a la proliferazione della task force”.

A che cosa si riferisce il responsabile degli industriali?

Al fatto che Palazzo Chigi ha voluto creare “un mostro” che dovrebbe ispirare il governo, ma che i suggeritori sono troppi (si vocifera che siano trecento) e che quindi non si riesce a trovare un minimo comune multiplo con il quale presentarsi dal premier.

“La politica non sa dove andare”, sostiene ancora Bonomi, Insomma, siamo vicinissimi a quelle commissioni parlamentari che vengono create solo per evitare decisioni pericolose e impopolari che potrebbero far perdere voti.

Ricordate quella istituita per la revisione della seconda parte della Costituzione presieduta da Massimo D’Alema, il primo presidente del Consiglio comunista? Lavorò, lavorò per poi non combinare un bel niente e sciogliersi con un nulla di fatto.

Bonomi non è il solo.

A puntare non solo il dito, ma addirittura la mano è stato ieri Sabino Cassese, eminente giurista e presidente emerito della Consulta.

Le sue parole sono pietre.

E, guarda caso, non le scrive sul Corriere della Sera, dove spesso pubblica degli editoriali, ma le esprime in una intervista sul Dubbio.

Strano no?

Non solo per la scelta, ma anche (senza nulla togliere al quotidiano diretto da Carlo Fusi) per la differenza di diffusione esistente fra i due giornali.  

Cassese è categorico: “A Palazzo Chigi si è scavalcato il Quirinale compiendo un mezzo golpe”.

Il professore insiste ed esamina i due decreti di Conte.

“Il primo è, consentitemi di dirlo, fuori legge, il secondo lo sconvolge abrogandolo praticamente.

Sostengo che i pieni poteri al governo sono illegittimi. A Palazzo Chigi c’è un professore di diritto che avrebbe dovuto bocciare chi gli portava quei decreti alla firma”.

Palazzo Chigi trema? La poltrona del premier non è poi tanto così sicura?

Non si possono fare previsioni, in specie nel momento che sta attraversando l’Italia.

Ma è un fatto che le indiscrezioni e le voci di corridoio sono parecchie.

C’è chi pronuncia non più sottovoce il nome di Vittorio Colao, quel dirigente d’azienda che lo stesso Conte ha nominato “capo” della task force.

Chi lo vuole ministro, chi addirittura premier, prendendo il posto di colui che gli ha conferito un incarico di grande responsabilità.

Stando sempre alle anticipazioni che vengono dai giornali, si parla anche di una perplessità del Quirinale che forse starebbe studiando una soluzione del caso senza ricorrere alle elezioni di cui il presidente non vuole nemmeno sentir parlare.

Insomma, la politica non trascorre giorni felici, ma l’importante è non farsi prendere dalla fretta perchè mai come adesso ci vuole coraggio e determinazione.