Elezioni, la lezione del voto: Governo blindato, M5s allo sbando

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 27 Settembre 2020 9:08 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2020 19:42
Elezioni, la lezione del voto: Governo blindato, M5s allo sbando. Nella foto: il trionfatore Luca Zaia

Elezioni, la lezione del voto: Governo blindato, M5s allo sbando. Nella foto: il trionfatore Luca Zaia

Tanto rumore per nulla.  Conte resta in sella, blindato,fino al 2023; la tanto strombazzata spallata è fallita.

Il governo è più forte dopo le elezioni. Epperò è stato sconfitto il patto Pd-Cinquestelle. E Nicola Zingaretti (miracolato ) insiste nel sostenere la prospettiva di un accordo strategico con i Cinquestelle. Gioca in difesa,per ora, sapendo che il successo salva tutto è venuto dai governatori in guerra con i penta stellati. Ma i risultati di questa tornata elettorale non lasciano presagire nulla di buono.

Ci aspettano giorni cupi, giorni di guerriglia, un Parlamento di cooptati e nominati. E risse interne. Perché, bene o male, M5S ha perso voti, il Pd ne ha guadagnati. Adesso ha un peso maggiore e passerà all’incassso. Zingaretti vorrà dettare la linea a Conte. Via i decreti sicurezza e mani sui fondi europei. Ma Conte si nutre della debolezza di chi lo circonda e sa galleggiare. Vedremo.

La sfida delle regioni

Ricapitoliamo: il Referendum ( 70% SI ) è finito come si sapeva. Ma il NO ha incassato un 30% inatteso, per certi versi sorprendente. Molti del Pd ( 55% ) hanno votato No.

Il voto delle elezioni regionali, viceversa, si presta a più letture. Il Pd si tiene Toscana, Campania e Puglia.Ma perde le Marche dopo 25 anni grazie al “figlioccio” di Giorgia Meloni, Francesco Acquaroli. In Campania ha stravinto lo sceriffo Vincenzo De Luca  con la corazzata di 15 liste e grazie al suo piglio decisionista. È pronto a giocare le sue carte a Roma.

In Puglia Michele Emiliano ha concesso il bis e sull’onda del successo alle elezioni aprirà ai Cinquestelle con l’obiettivo di creare un laboratorio politico dai risvolti nazionali. Qui Matteo Salvini ha perso dieci punti.

Emiliano, campione di trasformismi – era dalemiano, poi renziano,ora filo grillino –  ha un fiuto per le alleanze. La sua forza è anche la teatralità ostentata. Sia lui che De Luca fanno ombra a Zingaretti. Turbolenze in vista.

In Toscana il Pd ha tremato ma ha resistito. Nonostante il Centrodestra abbia raddoppiato i voti rispetto al 2005. Il Centrodestra incassa le Marche e due trionfi: Veneto e Liguria.

Il doge Luca Zaia conquista il tris. E ora , dopo le elezioni, è più forte per la sua vera battaglia che è l’autonomia. Giovanni Toti ha sfondato il 50% . E la sua lista personale ha preso più del Carroccio che si rifà in Valle D’Aosta. Flop dell’unico candidato Pd-M5S, il giornalista Ferruccio Sansa ex Fatto quotidiano. La Liguria,un tempo rossa, ha proprio cambiato pelle. Morale: 15 Regioni al Centrodestra, 5 alla Sinistra. Sparito il M5S.

Caldoro & Fitto

Se il Centrodestra ha toppato  in Campania e Puglia è perché ha scelto male i suoi candidati. Contro i due sceriffi De Luca ed Emiliano – ossi duri per chiunque – occorrevano facce nuove, fresche, della società civile.

Stefano Caldoro è una vecchia conoscenza.  Ha già governato la Campania
( 2000-2005 ), si definisce “ craxiano “ e respira Politica da una vita. Papà Antonio, vecchia lenza, socialista più di Bettino, è stato deputato per cinque legislature negli anni ‘68-87, praticamente fino alla morte. È stato pure sottosegretario in ben 4 governi: Rumor, Cossiga, Forlani, Spadolini.

Stefano ha avuto il solo merito di aver scalzato dal trono di Napoli Totò Bassolino che reggeva da due mandati. E che aveva pure un  passato da ministro con D’Alema.

Raffaele Fitto le ha fatte tutte. Persino l’europarlamentare quando aveva trent’anni. Papà Salvatore, democristiano, aveva governato la Puglia. Poi un incidente stradale ( agosto 1988 ) l’ha tolto di scena. Lele aveva vent’anni. Ha cominciato con Rocco Buttiglione e non si è più fermato.

Ha fatto il governatore ( il più giovane d’Italia ), il deputato per tre legislature, ha fatto il ministro con Berlusconi. Poi è arrivato Nichi Vendola ( 2005 ) e lui si è intruppato in Forza Italia. Quindi con la Meloni che gli fa lo scherzetto di candidarlo contro Emiliano. Sconfitto. Una lezione per il Centrodestra: i vecchi arnesi non servono più

(Da La Nuova Cronaca di Mantova)