Lavoro, Italia a piccoli passi: timido risveglio, ma noi i più lenti in Europa

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 17 Febbraio 2015 9:12 | Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio 2015 9:13
Lavoro, Italia a piccoli passi: timido risveglio, ma noi i più lenti in Europa

Matteo Renzi (foto Lapresse)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato su Uomini & Business un articolo dal titolo “A piccoli passi”. Turani ha analizzato la situazione dell’occupazione in Italia, spiegando che, nonostante la crisi inesorabile cominciata nel 2008, ci sono stati ultimamente timidi segnali di risveglio. Un buon viatico per il governo Renzi ma la strada verso l’ “Europa che conta”, spiega Turani, è ancora lunga. Blitz Quotidiano vi propone l’articolo integrale di Uomini & Business:

Per ora il bilancio della Grande Crisi che è cominciata nel 2008 è questo: un milione di posti di lavoro, il dieci per cento del Pil bruciato, scomparso, e più di 80 mila aziende sparite (in realtà sono più di 100 mila). A questo bisogna aggiungere che il 25 per cento delle aziende italiane, comunque, non fa nulla: è come fossero morte, hanno spento la luce e stanno al buio in attesa di tempi migliori.

Adesso si dice che nel 2015 l’Italia potrà ricominciare a correre. Ma si tratta di un’immagine a uso e consumo dei telegiornali. In realtà, non corre proprio nessuno. Con una congiuntura internazionale particolarmente favorevole (petrolio basso, euro basso, trassi del denaro a zero, Qe di Draghi) l’Italia riuscirà a fare lo 0,6 per cento di crescita o poco più. E questo non è correre, ma solo muovere qualche passo in avanti.

D’altra parte, non di vede come potrebbe correre l’Italia. A parte la legislazione sul lavoro (un po’ più liberale di prima), nulla è stato fatto. La spesa pubblica è sempre quella (in crescita), le Regioni sono sempre lì che macinano miliardi su miliardi in attività del tutto inutili.

Si dice che l’Italia tornerà a crescere sopra l’1 per cento nel 2016. E potrebbe anche essere. Anche se va notato che senza riforme serie tenere una buona crescita sopra il 2-2,5 per cento (che è quella che ci servirebbe per assorbire un po’ di disoccupazione) sarà molto difficile. Anzi, impossibile.

Eppure la riforma-chiave, la madre di tutte le riforme, e cioè il taglio della spesa pubblica, si ritrova solo negli articoli degli economisti, ma mai nei fatti.

Allora avanti a piccoli passi. Il vagone più lento di tutta l’Europa che conta.