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Jean-Claude Juncker. Europeista di lungo corso che Cameron detesta

Licinio Germini
Pubblicato il 28 Giugno 2014 9:51 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2014 9:51
Jean-Claude Juncker

Jean-Claude Juncker

BELGIO, BRUXELLES – Nel 2009 si era visto negare dal veto dell’allora presidente francese Nicolas Sarkozy la presidenza del Consiglio europeo poi andata al belga Herman Van Rompuy. Ma questa volta il vecchio leone cristianodemocratico lussemburghese Jean-Claude Juncker e’ riuscito a spuntarla, diventando il presidente designato alla Commissione Ue con un’ampia maggioranza: 26 contro due. A votargli contro, oggi sono stati solo i premier britannico David Cameron e quello ungherese Viktor Orban. Jean-Claude Juncker, il nome più denigrato nelle ultime settimane dalla stampa britannica i cui reporter si sono addirittura appostati nei giardini dei vicini di casa dell’ex premier lussemburghese alla ricerca di ‘segreti scomodi’.

Juncker ha ripetuto come un mantra durante la sua campagna elettorale di voler “riconciliare l’Europa e che le divisioni tra Nord e Sud, tra paesi vecchi e nuovi, non hanno senso. Voglio costruire ponti e rendere l’Europa più forte”. Classe 1954, 60 anni il prossimo 9 dicembre, nato a Redange-sur-Attert, nell’angolo industriale e rosso del Granducato, figlio di un operaio e sindacalista delle acciaierie di Belvaux, democristiano, laureato in legge a Strasburgo, avvocato ma senza mai esercitare la professione, deputato nel 1984, come premier è stato primatista di resistenza in sella: dal 1995 al 2013.

A fianco gli sono sfilati da Dini a Monti, ma anche Chirac, Sarkozy e Hollande, Kohl, Schroeder e Merkel. Juncker – grande fumatore e bevitore mai pentito – sotto l’apparenza compassata coltiva la battuta ad effetto e una lingua a volte troppo ‘lunga’. Presente a Maastricht, dove sono state gettate le fondamenta dell’euro, fu per otto anni presidente dell’Eurogruppo, non mancò di bacchettare “la passeggiata sulle spiagge di Deauville” di Merkel e Sarkozy che, nel pieno della crisi dell’eurozona, avevano deciso un loro piano di governance dell’eurozona che non mancò di definire “inaccettabile”.

Eletto, con non pochi mal di pancia come candidato dei popolari al congresso di Dublino, questa volta, pur se a denti stretti, ha avuto il sostegno della Cancelliera Merkel, messa spalle al muro dall’opinione pubblica tedesca dove Juncker gode di molta popolarità.

All’indomani della nomina di Juncker, contro il quale il premier britannico David Cameron si è opposto fino all’ultimo, la stampa inglese è unanime: la Gran Bretagna e’ più vicina all’uscita dall’Ue ed alcuni quotidiani attaccano il premier per la sua conduzione della trattativa. ‘Un passo avanti verso l’uscita dall’Europa’, è il titolo dell’euroscettico Daily Mail che poi definisce Cameron ‘il Rooney d’Europa’ riferendosi all’attaccante della Nazionale (e del Manchester), Wayne Rooney, eliminata al primo turno dei Mondiali di calcio in corso in Brasile.

Stessa considerazione da parte del Times: ‘La Gran Bretagna vicino all’uscita dalla Ue’ titola il giornale di Rupert Murdoch. Il Paese – prosegue – si trova in uno “splendido isolamento”. ‘Una sconfitta, un disastro’ è il titolo dell’Independent, mentre anche il Guardian punta a un “Regno Unito vicino all’uscita da Ue” e il Sun si rivolge a Cameron titolando ‘Cam, siamo in guerra con l’Europa’. Infine, il Financial Times, nel suo editoriale, sostiene che si tratta di un “cambiamento storico di potere all’interno della Ue” e di “un momento pericoloso per le relazioni del Regno Unito con l’Europa”.

“Persa una battaglia, ma non la guerra”. Non si rassegna il premier britannico David Cameron, che ha scelto di andare a sbattere contro il muro dei 28 nella sua lotta contro Juncker alla presidenza della Commissione Ue. “Oggi  è una brutta giornata per l’Europa”, esordisce Cameron davanti alla stampa dopo l’annunciata ma non meno cocente sconfitta che ha voluto far mettere nero su bianco con una votazione a maggioranza qualificata – una prima assoluta nella storia delle nomine europee – finita per 26 a 2. Tutti lo hanno abbandonato, anche gli alleati di sempre come Olanda e Svezia. E persino la Germania, dove la Cancelliera aveva avvertito: “Votare? Non è un dramma”. “E’ un grande passo indietro” la modalità degli ‘spitzenkandidat’ per la nomina del presidente della Commissione Ue, ha avvertito Cameron.

“Non sono d’accordo col fatto che sia il Parlamento europeo a scegliere il presidente – ha continuato – Non credo che questa scelta sia nell’interesse britannico”. E anche se in patria sono immediatamente fioccate le critiche degli oppositori politici, da Ed Miliband a Nigel Farage, Cameron non fa marcia indietro: “Mi sono battuto. Sono convinto di quello che ho fatto e lo rifarei ancora dall’inizio”. E infatti c’è subito un primo effetto concreto dello scontro con i colleghi: “il concetto di una Unione più stretta – si legge nelle conclusioni del vertice Ue – prevede la possibilità di percorsi diversi di integrazione a seconda dei Paesi”.

Ovvero, il ritorno dell’idea di un’Europa a più velocità. Che ha subito ricevuto l’avallo sia della Merkel che del presidente francese Francois Hollande. “Ci possono essere diverse velocità”, ha riconosciuto la prima mentre, ha assicurato il secondo, “che l’Ue possa evolvere a velocità diverse è sempre stato il mio approccio”. Spetterà ora a Juncker, quando siederà al Berlaymont, maneggiare con cura quella che potrebbe essere la svolta per l’Europa o una bomba a orologeria.