Metro caos a Milano, Roma “ordinata”: a fine sciopero tutti in malattia

di Lucio Fero
Pubblicato il 3 ottobre 2012 13:40 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 15:01

ROMA – Milano, metro, martedì 2 ottobre ore 18 meno qualche minuto: sta per partire l’ultima corsa prima della ripresa dello sciopero di giornata ed è assalto alla carrozza, disagio e poi panico in carrozza, carrozza che viene fermata, passeggeri che si rifiutano di scendere per paura di perdere l’ultima coincidenza…E ancora: voce incontrollata ma di popolo che sia la fermata niente altro che una trappola, un anticipo truffaldino dello sciopero e quindi dopo il disagio, il panico, la rabbia finalmente anche la rivolta. Si ribellano i passeggeri, per riportare tutti a un minimo di calma e ragione ci vogliono la polizia, le ambulanze, i pompieri. Dilettanti e confusionari questi milanesi, sia quelli dell’azienda trasporti, sia quelli del Comune, sia i cittadini-utenti, sia i sindacati scioperanti. A Roma nello stesso giorno di sciopero sono stati molto più professionali.

Linea Termini-Giardinetti, informa e registra il Corriere della Sera: “Alla ripresa della seconda fascia di garanzia, alle 17, quando era prevista la riattivazione del servizio e la partenza dei treni, tutto il personale necessario al coordinamento dei treni si è messo in malattia”. Così si fa, altro che il caos di Milano. Per evitare l’assalto all’ultimo treno non se ne fa partire nemmeno uno. Per eliminare confusione tra l’ora della fascia garantita e quella non garantita si stabilisce un continuum temporale grazie al legame, senza soluzione di continuità e interruzione, tra sciopero e malattia. Così nessuno si confonde, nessuno sale su carrozze che poi si fermano, nessuno strepita. Così si fa: si passa dal “è chiuso” al “è chiuso”. Prima per sciopero, poi per malattia generale. Così si dà un po’ di ordine alla cittadinanza e alla sua giornata di mancato trasporto urbano. Questa sì che è politica aziendale e condotta sindacale come si deve.

Infatti se a Milano si agitano, a Roma nessuno si scompone: non i sindacati che evidentemente contemplano tra le “forme di lotta” anche la sopravvenuta epidemia tra le maestranze, non il sindaco e le autorità che registrano sereni l’accaduto, non i cittadini che conoscono i loro polli e conoscono anche se stessi quando tocca alla loro categoria essere martello e non incudine e neanche il Corriere della Sera che annota senza sussulti a pagina 5 della cronaca locale senza neanche tanta evidenza: “Scioperi e malattie, la città va in tilt”. Scioperi e malattie l’uno travestito dall’altro e viceversa: a Roma è cane che morde uomo, insomma la normalità. E come prendersela infatti con gli scioperanti finti malati quando vivono in una città in cui l’azienda trasporti serve soprattutto a piazzare a stipendio mogli, amiche e parenti, dove l’azienda della nettezza urbana ha con il Comune un contratto secondo cui deve pulire le strade in maniera “sufficiente” e poi si va a leggere e si vede che “sufficiente” vuol dire senza cacca per terra ma tutto il resto sì, dove al Consiglio Regionale…Sì, quelli che si danno malati per non far ripartire i treni sono a Roma la normalità.

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