Bce ri-compra, cioè Italia ri-spende. Tragicomico equivoco di voto e governo

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 7 settembre 2012 14:35 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2012 14:39

Mario Draghi (Lapresse)

ROMA – Nel primo pomeriggio del day after di Mario Draghi “illimitato” nel difendere l’euro, lo spread tra i decennali italiani e quelli tedeschi era sotto quota 350, erano cinque mesi che stava sopra. Nella stessa mattinata sul Sole 24 Ore Stefano Folli scriveva: “Dopo le regole di Draghi la campagna elettorale italiana non potrà più assomigliare a quelle del passato…le iniziative della Bce presuppongono infatti un’Italia in grado di offrire una serie di garanzie (riforme strutturali, risanamento complessivo, assoluto controllo della finanza pubblica) che definiscono da sole un programma di governo…”.

Presuppongono: verbo esatto, adatto alla realtà, ma verbo anche scivoloso. Molto scivoloso perché in Italia sta montando come riso soffiato, come zucchero velato, come zabaione impazzito un tragicomico equivoco. Lo chiameremo l’equivoco del Bce ri-compra, Italia ri-spende e su questi due pilastri si può finalmente far partire la campagna elettorale, non quella mai vista che immagina Folli, ma quella sempre vista, anzi una ancora più vista di prima. E dopo la campagna elettorale sui due pilastri del tragicomico equivoco potrà finalmente poggiarsi anche il futuro, imminente “governo politico”.

L’equivoco è grosso perché la Bce comprerà sì titoli di debito italiani, insomma Bot e Btp a scadenza massima triennale, se la Corte tedesca il 12 settembre non manda tutto a gambe all’aria. Comprerà se necessario e, se necessario, comprerà in maniera illimitata, in maniera più che in quantità illimitata già qui c’è un piccolo equivoco. O forse alla Bce basterà annunciare che compra e gli spread italiani caleranno lo stesso. Questo porterà all’Italia qualche miliardo o forse addirittura qualche manciata di miliardi (insomma da 5 a 15) di minor interessi sul debito da pagare. Ed è qui, proprio qui che scatta il grande  equivoco: l’intera politica italiana, appena annusato il vago sentore di quei miliardi, mentalmente li ha già impiegati e spesi. Saranno mossi da destra e sinistra, e anche da Grillo, Lega e Di Pietro come i carri armati di latta di Mussolini, sfileranno più e più volte davanti agli occhi dell’elettore: per ammorbidire ed esentare dalla pensione a 66 anni, per ammorbidire o cancellare l’Imu, per far compare allo Stato qualche azienda che sta chiudendo, per ripensarci ai tagli agli statali, per dire ad Equitalia di andarci più piano, molto più piano…

L’equivoco grosso è anche comico perché tutti gli attori della campagna elettorale si sentiranno molto furbi ed abili nel promettere quella dozzina di miliardi e magari un altro po’ e facciamo cifra tonda, venti miliardi e chi vince li porta a casa dei “suoi” elettori. Comici perché saranno sicuri del loro incedere come quello che canta e fischietta mente sta per scivolare in buca, buca che tutti vedono, lui no: da sempre è una situazione che muove alla risata. Comico e tragico perché Bce comprerà e l’ha anche detto solo se prendi impegno che non inverti la marcia sulle pensioni, sull’Imu e su un sacco di altre cose indigeste alla politica italiana e in fondo all’Italia così com’è: la Pubblica Amministrazione rivoltata come un calzino, la mano pubblica da ritirare da migliaia di aziende…

Dovrai firmare prima l’impegno e, se non lo firmi, non arrivano né la dozzina di miliardi di risparmi e neanche resti come sei. Si ricomincia a non fidarsi di te Italia e gli interessi sul debito non solo non calano, crescono invece. Invece che dodici miliardi in più tu Italia ti ritrovi con 12 miliardi in meno e devi, ad esempio, aumentare l’Iva che hai appena scansato. Impegni che Draghi ha detto saranno “stringenti ed efficaci”. Impegni che saranno controllati nella loro applicazione ogni tre mesi, impegni che nella campagna elettorale di fatto già in corso in Italia nessun partito ha neanche lontanamente accennato, figurarsi preso. Da simili impegni i partiti e le liste si tengono lontano come la peste.

E prenderli questi impegni e poi ignorarli, in nome dell’autonomia della politica e della sovranità nazionale? Puoi farlo, se lo fai la Bce non compra più e tu riaffoghi ma stavolta non viene nessuno a tirati a riva, al massimo ti tengono il naso, solo quello, fuori dall’acqua, per il resto te ne stai al bagno: troppo grande per fallire? Sì, forse sì, ma per vivere all’addiaccio e con la polmonite no: se l’Italia sgarra è questo che l’aspetta.

E’ sola la politica italiana nel grande tragicomico equivoco? Sola proprio no: con lei nell’equivoco è gran parte della pubblica opinione, non tutta ma buona parte sì. Equivoco che nasce da onesto errore di prospettiva, quello di pensare che, passata la crisi, si ricomincia a vivere come prima. No, la crisi è vivere come prima, è arrivata perché si viveva e si è vissuto come prima. Come prima e si può solo andare peggio. Molti, moltissimi non l’hanno capito e soprattutto digerito. Con una sola attenuante, come si fa a capirlo a digerirlo quando Berlusconi e Bersani, Di Pietro e Vendola, Grillo e Maroni, i sindacati tutti e tutte le organizzazioni di categoria e di mestiere stanno lì a dirti che se li fai fare, se a loro ti affidi e confidi, si torna più o meno a “come prima”?

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