Elena Ceste. Criminologo: “Dubbi se omicidio”. Arresto marito: “Pressione tv”

di Pino Nicotri
Pubblicato il 30 Gennaio 2015 10:32 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2015 10:32
Elena Ceste. Criminologo: "Dubbi se omicidio". Arresto marito: "Pressione tv"

Elena Ceste

ROMA – L’arresto del marito di Elena Ceste, Michele Buoninconti, morta assassinata, è indubbiamente un colpo di scena. Ma ha basi solide? O tende ha soddisfare più che altro le attese dell’opinione pubblica sempre in cerca di un colpevole? La domanda è d’obbligo vista anche l’incertezza e lo stallo che avvolgono un altro delitto, quello di Yara Gambirasio, nonostante l’arresto ormai vari mesi fa di Massimo Bossetti, dato in pasto all’opinione pubblica come “schiacciato dagli indizi”.

Anziché fare da megafono ai sospetti facili e alle dichiarazioni ufficiali preferiamo chiedere cosa ne pensa al famoso criminologo Carmelo Lavorino, direttore del Centro studi investigazione criminale (Cescrin), criminalista e profiler, cioè a dire tracciatore dei profili non solo psicologici degli autori di delitti, nonché analista della scena del crimine e investigatore privato. Lavorino è anche un docente dell’Università dell’Aquila, dove insegna Sicurezza e protezione delle persone, degli eventi e delle istituzioni. Gestisce inoltre i siti CarmeloLavorino.com Detcrime.blogspot.it.

Ecco cosa ci ha detto Lavorino sull’arresto di Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste:

“Mi sembra che l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Miche Buoninconti, marito della vittima Elena Ceste, sia il frutto della pressione mediatica dei “giornalisti investigativi” e dei servizi sociali, della logica di un traballante “terzo escluso”, di un insieme di indizi a due/tre facce, di una logica investigativa obsoleta, di una caccia alle streghe ed al marito “antipatico” “strano”, “incerto”, “maleducato con i giornalisti” e “misterioso”: questo a prescindere dalla colpevolezza o non di Michele Buoninconti!

Attenzione, non c’è alcuna certezza che trattasi di omicidio, le prove scientifiche latitano, la fisiognomica non c’entra proprio nulla, le incertezze e le contraddizioni del marito sono caratteriali e non significative!

E nemmeno mi convince la dichiarazione del colonnello dei CC Fabio Federici “La donna sarebbe deceduta per morte violenta nella sua abitazione…il movente sarebbe…”. Mie cinque domande…per ora: (1) quale traccia assolutamente certa prova che la morte sia avvenuta in casa? Mistero. Non è uscita fuori questa traccia regina. (2) Come si fa a dire che trattasi di morte violenta visto che non si conoscono le cause della morte e gli eventuali mezzi? (3) Perché si presentano “certezze” ammantate da dubbi e da verbi espressi col modo condizionale dubitativo? (4) Perché il movente viene presentato come ipotetico e incerto? (5) Perché si parla di “OMICIDIO PREMEDITATO” laddove, se il marito fosse colpevole, il suo gesto assassino e i “depistaggi” sarebbero il risultato di un modus operandi sgangherato, istintivo e disorganizzato e di un’aggressione d’impeto?

Penso che il Tribunale del Riesame potrebbe capovolgere la situazione…SE E SOLO SE LA DIFESA LAVORERÀ OTTIMAMENTE.”

Yara, Bossetti e DNA Mitocondriale… e gli specchietti acchiappallodole.

Il Pool di Difesa di un indagato o di un imputato deve trovarle e provarle TUTTE per scagionare il proprio assistito, ma queste “TUTTE” devono essere attività e conclusioni leali, scientifiche e logiche, non squallidi metodi per parlare in trasmissioni televisive, fare clamore ed essere illuminati dai riflettori. Altrimenti si fa come il gatto che dopo avere messo a soqquadro la dispensa rispose alla domanda del “Cosa hai fatto?” con “Non lo so…ma abbiamo fatto una casino infernale..e solo questo ci interessa fare!”.
La famosa traccia 31G20 rilevata sulle mutandine di Yara contenete il DNA nucleare di Bossetti e quello mitocondriale di Yara e di un altro eventuale soggetto che non è Bossetti, è frutto di commistione di tre tracce biologiche di tre soggetti: Yara Gambirasio, Massimo Bossetti e una terza persona (eventuale).

Quindi il DNA nucleare di Bossetti è presente con assoluta certezza su due punti critici della scena del crimine collegati all’azione aggressiva: mutandine e leggins di Yara e il polverone alzato con questione del DNA mitocondriale non reca alcun vulnus a questo dato oggettivo”.

Lavorino vuole aggiungere anche alcune riflessioni:

Il DNA nucleare di Bossetti è contestualizzabile all’omicidio perché è allocato su due punti critici e topici dell’intimità e del nucleo della scena del crimine, a prescindere dal DNA mitocondriale di un soggetto terzo.

Bossetti è stato colto con la pistola fumante (il proprio DNA sui punti critici) e non sa spiegarne il motivo in uno scenario d’innocenza, ed è inopportuno parlare di “inversione dell’onere della prova” perché le indagini difensive devono produrre scenari alternativi interni ed esterni, altrimenti la pistola fumante diviene prova.

Ed ancora. Il DNA nucleare serve per identificate, il DNA mitocondriale serve per escludere. E i casi che si possono presentare quando si comparano due DNA mitocondriali sono sette, di cui uno solo esclude che appartengono alla stessa persona (devono esserci due o più differenze nucleotidiche), gli altri sei non escludono. Domanda: cosa ci dice la comparazione dei DNA mitocondriali di Bossetti e del “secondo ignoto”…di quale caso trattasi?”.

E lei, Lavorino, che risposta dà alla sua domanda?

A TAL PROPOSITO RIPORTO QUANTO SCRITTO E CODIFICATO NEL MASTER DI GENETICA FORENSE A CURA DEL PROF. GIUSEPPE NOVELLI E DEL DOTT. MASSIMILIANO GIARDINA.

INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI DI SEQUENZA

“Dal momento che il DNA mitocondriale si trasmette per linea materna ed in assenza di ricombinazione, non può considerarsi un sistema identificativo, bensì un metodo utile per escludere la compatibilità tra campioni, tracce biologiche e reperti.

L’interpretazione dei risultati delle sequenze mitocondriali è suggerita da specifiche raccomandazioni SWGDAM (Scientific Working Group on DNA Analysis Methods- 2003) e deve tenere in considerazione l’eventuale presenza di eteroplasmia e la possibilità di risultati non attendibili. In particolare, possiamo distinguere vari casi:

I caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 si dimostrano identiche in ogni nucleotide. In tal caso non possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna.

II caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 mostrano due o più differenze nucleotidiche. In tal caso possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna.

III caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 mostrano soltanto una differenza nucleotidica. In tal caso il risultato sarà inconclusivo.

IV caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 si dimostrano identiche in ogni nucleotide eccetto per una base che risulta ambigua in una delle due sequenze. In tal caso non possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna.

V caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 si dimostrano identiche in ogni nucleotide eccetto per alcune basi che, in siti differenti nelle due sequenze, abbiamo dato risultati ambigui o non-interpretabili. In tal caso non possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna.

VI caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 si dimostrano identiche in ogni nucleotide ma è rilevata eteroplasmia in una specifica base in una delle due sequenze. Se una delle due basi eteroplasmiche è presente nell’altra sequenza, non possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna.

VII caso: due sequenze di DNA mitocondriale alle regioni HV1 e/o HV2 si dimostrano identiche in ogni nucleotide ed è rilevata eteroplasmia allo stesso sito, in entrambe le sequenze. In tal caso non possiamo escludere che i due campioni appartengano alla stessa persona o a persone imparentate in linea materna”.

Conclusione? Lavorino spiega:

“Quindi A PRESCINDERE SE BOSSETTI È INNOCENTE O COLPEVOLE E A PRESCINDERE DAL DNA MITOCONDRIALE, è meglio che la Difesa di Bossetti si dia da fare ad esperire INDAGINI DIFENSIVE COME IL MANUALE E LA BIBBIA PRETENDONO e che non insegua più le chimere della visibilità mass mediatica, cosa che fa bene all’Ego ma non alla Verità, alla Giustizia ed al Sospettato chiunque egli sia.

LE INDAGINI DIFENSIVE SONO ALTRA COSA…E SONO INCOMPATIBILI CON GLI SPECCHIETTI ACCHIAPPALLODOLE!! “

Il criminologo ci tiene infine a esprimere un pensiero per gli inquirenti per la parte offesa:

È stato un errore imperdonabile non pianificare, organizzare e coordinare un piano esecutivo, di controllo e d’intelligence per fare cadere in trappola “IGNOTO 1″ dopo la sua individuazione, cioè, mantenere segreta la sua individuazione e creargli una serie di situazioni speciali, di insicurezza, di ansia, di sospetti, di pericolo e di provocazioni tali da farlo scoprire, da fargli comunicare ad altri il proprio operato, da farlo tradire e farlo cadere in contraddizione. Questo, anche perché è ovvio che l’assassino di Yara dal 26 novembre di quattro anni fa ha avuto tempo, modi, sistemi e mezzi sia per cancellare ogni legame fra sé e il crimine, fra sé e la scena, sia per depistare, inquinare, alterare, contaminare e distruggere”.