Emanuela Orlandi e le tombe, Marco Fassoni Accetti alza il velo e scrive a Nicotri

di Pino Nicotri
Pubblicato il 21 Luglio 2019 10:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Luglio 2019 13:12
Emanuela Orlandi, le tombe ispezionate in Vaticano

Caso Emanuela Orlandi, gli ossari ispezionati in Vaticano (Credit ANSA)

ROMA – Marco Fassoni Accetti, il noto “reo confesso” della scomparsa “consenziente” di Emanuela Orlandi (e di Mirella Gregori), ha inviato a Blitz le sue osservazioni riguardo l’incredibile nuovo cancan scatenato questa volta sul cimitero teutonico del Vaticano.

Ovviamente, come sempre, scatenato senza costrutto alcuno. Le osservazioni di Marco Fassoni Accetti non sono affatto peregrine, per giunta sono esposte in modo sintetico senza l’usuale ridondanza, e ve le propongo. Meritano di essere lette. E meditate.

Note di Marco Fassoni Accetti

1) Pietro Orlandi pretende trasparenza e che le istituzioni gli mostrino i documenti.  Ma non ha voluto far analizzare la lettera anonima. Questa è  una contraddizione. Tra l’altro chiedeva l’apertura di una tomba proprio in virtù di quella lettera.

2) Orlandi  riteneva l’autore della missiva, assolutamente attendibile e credibile.  Ora non essendosi trovato il corpo della sorella, dovrebbe riconoscere il proprio errore, cosa che non fa, e ridimensionare la sua capacità di giudizio. E soprattutto con lui  l’avvocatessa Sgrò, una professionista.

3) Supporre anche minimamente che degli assassini all’interno del Vaticano uccidano una quindicenne e ne seppelliscano il corpo nello stesso Vaticano è da assoluti…Un corpo si distrugge o lo si conduce il più lontano, non lo si cela laddove nel tempo altri possono aprire, provocando uno scandalo inimmaginabile.  L’avvocatessa non può non averlo compreso.

4) Dall’Ottocento ad oggi le principesse saranno state traslate, e le tombe mantenute nel loro aspetto in quanto il Teutonico è un cimitero monumentale. Ora sono un “cenotafio”, una struttura che pur senza il corpo ne celebra la storia. Come la tomba di Cesare al foro romano. Interessarsi e chiedersi dove siano finiti i due corpi è un atteggiamento strumentale e depistatorio: non si vuole riconoscere il proprio errore e si vuol piuttosto adombrare e imputare al Vaticano quel che invece non ha alcun rapporto con il caso Orlandi. L’assenza di documenti che certificassero lo stato dei loculi è solo indice di umana negligenza. Comune a tutti gli uffici.

5) Molti sprovveduti pensano che i loculi siano stati aperti e sgombrati di tutto per non far trovare la Orlandi.  Per capire le cose, bisogna sempre visualizzarle: immaginate gli assassini che portano il corpo dentro un cimitero comunque frequentato , con custode, passanti e visitatori. Iniziano a scavare facendo rumori in un luogo silente e secolare, dove ogni novità attira l’attenzione e la curiosità.

E’ sufficiente visionare il video degli scavi su Internet, per notare quante persone servano e con quanto rumore. E tutto questo sarebbe stato nelle pertinenze degli assassini, neanche l’ambiente Vaticano fosse un monoblocco,  dove tutti si sarebbero  associati in un tale progetto criminale.

6) Un aspetto fondamentale  su cui si tace, è conoscere la datazione dei materiali con cui le tombe sono state richiuse. Sicuramente una perizia la anteporrebbe al periodo in cui nasce il caso Orlandi.  Ma non se ne parla proprio, sono solo preoccupati a conoscere il destino dei corpi delle principesse (strategia della distrazione).

7) In conclusione, Orlandi e l’avvocatessa non si avvalgono di investigatori e reali esperti della materia con cui analizzare nel silenzio e nella discrezione, ma vivono perennemente nell’esposizione del circo televisivo, che finge di scrutare e in realtà con sapiente mestiere ammannisce ripetutamente i soliti ingredienti isterici: Papa, banda della Magliana e tombe, ripetendo ogni giorno il solito copione e senza fare un passo avanti.

Tutti sfruttati e sfruttatori all’unisono. E il popolino tonto e ignaro non può che essere vittima di questa psicosi di massa ed autosuggestione che rimbecillisce. È  sufficiente leggere quel che scrivono  nei social riguardo il Vaticano. Nei confronti del loro seguito, siamo al limite dell’abuso della credulità popolare e dell’istigazione alla diffamazione  e all’odio.

P.S. Questo modo di far giornalismo affettato, i social e la politica di propaganda stanno fabbricando la follia, in un terreno già preparato da 40 anni di consumismo. Per cui, tutti a cercar le Principesse!