Orlandi, 36 anni dopo. Fazione del Vaticano contro Papa Francesco dietro le rivelazioni di Mons. Viganò?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 30 Gennaio 2020 12:12 | Ultimo aggiornamento: 30 Gennaio 2020 12:12
Emanuela Orlandi, 36 anni dopo. Fazione del Vaticano contro Papa Francesco dietro le rivelazioni di Mons. Viganò?

Orlandi, 36 anni dopo la scomparsa di Emanuela, il mistero continua. Fazione del Vaticano contro Papa Francesco dietro le rivelazioni di Mons. Viganò? (Nella foto d’archivio Ansa, Emanuela Orlandi)

ROMA – Emanuela Orlandi, il mistero continua. Il vice ambasciatore polacco Szymon Wojtasik e l’archivista dell’Archivio Storico TIM, Carlo Cagnazzi, dopo settimane di accurate ricerche mi hanno confermato per iscritto che nel 1983 la teleselezione e la possibilità di inviare fax tra il Vaticano e la Polonia NON esistevano.

Finisce così ingloriosamente il frastuono delle clamorose “rivelazioni” di monsignor Carlo Maria Viganò sulla telefonata a suo dire fatta al Vaticano già un’oretta dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi per annunciare che si trattava di un rapimento.  La ragazzina era sparita poco dopo le 19:20 del 22 giugno 1983 e all’epoca monsignor Viganò  era il segretario del cardinale Achille Silvestri, capo della Seconda Sezione della Segretaria di Stato. 

Secondo le sue “rivelazioni”, fatte al giornalista Aldo Maria Valli il 1° novembre scorso, cioè con ben 36 anni e mezzo di ritardo, la telefonata arrivò alla sala stampa: qualcuno chiedeva  di parlare urgentemente con il segretario di Stato cardinale Agostino Casaroli. Ma Casaroli era in Polonia con il Papa Giovanni Paolo II, e dunque non poté rispondere. Poiché però in Segreteria di Stato c’era Viganò, il capo della sala stampa don Romeo Panciroli avvertì immediatamente lui per telefono e gli inviò un fax con il sunto di quanto avevano detto “i rapitori”. 

Abbiamo già dimostrato che il racconto del monsignore non sta in piedi per due motivi:
– Panciroli quella sera NON era in Vaticano, bensì insieme con Casaroli in Polonia al seguito del viaggio apostolico di Papa Wojtyla nella sua terra natia;
– la sala stampa di sera NON era e NON è mai aperta, chiudeva e chiude infatti di primo pomeriggio. 
Ma gli accusatori accaniti del Vaticano come responsabile o almeno complice omertoso della scomparsa di Emanuela non demordono. Pietro Orlandi infatti su Facebook ha sostenuto che Viganò ha comunque detto la verità perché: 

“Anche se Panciroli era in Polonia, la telefonata e il fax dalla sala stampa li ha ricevuti in teleselezione”. 

E poi lo stesso Orlandi ha aggiunto che la sala stampa quel 22 giugno era rimasta eccezionalmente aperta fino a sera per ricevere e diramare eventuali notizie sul viaggio del pontefice, il cui rientro era previsto il giorno dopo, 23 giugno. In ogni caso non si spiegherebbe perché mai Panciroli anziché avvertire direttamente Casaroli visto che era con lui in Polonia  abbia invece ripiegato su Viganò, che oltretutto era invece a Roma. 

Come che sia, il vice ambasciatore polacco e l’archivio della TIM da me consultati con insistenza hanno letteralmente ghigliottinato le “rivelazioni” di Viganò.

Dopo il suo exploit del 1° novembre scorso ho scritto all’ambasciata polacca per chiedere se il 22 giugno 1983 esistessero la teleselezione per le telefonate e per i fax tra il Vaticano a la Polonia. E il vice ambasciatore Wojtasik il 22 novembre mi ha scritto che aveva girato la domanda a “diversi dipartimenti e servizi”. Il 26 novembre mi ha scritto che il ministero dell’Interno polacco gli aveva risposto. Risultato: 

“al 99% possiamo dire che nel 1983 non funzionavano né teleselezione né possibilità di inviare fax tra Vaticano e Polonia”.

Il ministero dell’Interno aveva inoltre ricordato a Wojtasik che in quegli anni in Polonia c’era la legge marziale, eliminata solo il 22 luglio ’83, a maggior motivo quindi ci si poteva collegare esclusivamente tramite la centrale. A me però il 99% non mi bastava, perciò ho insistito e il vice ambasciatore il giorno 8 dicembre mi ha scritto che aveva consultato anche altre fonti. Motivo per cui il 9 dicembre mi ha scritto:

 “Finora mi sono rivolto al Ministero dell’Interno e a un professore di storia. Entrambe le fonti mi dicono che non era possibile telefonare in teleselezione direttamente tra Polonia e Vaticano. Sempre tramite il centralino”. 

Nel frattempo mi era però sorto un dubbio leggendo un particolare trovato cercando via Google. Nel sito litaliachiamo.it (il cui nome completo è L’Italia Chiamò! Racconti per immagini dall’Archivio storico di Telecom Italia) avevo trovato una notizia che pur non specificando il mese e parlando solo di “traffico telefonico internazionale” ma non di teleselezione, affermava:

“La geografia del traffico telefonico internazionale cominciò a modificarsi solo nel 1983 quando apparvero in classifica la Polonia e i paesi del bacino del Mediterraneo”. 

Forse che il 22 giugno 83 “la geografia del traffico telefonico internazionale” s’era modificata al punto da comprendere già una Polonia dotata di teleselezione? Per saperlo con certezza ho pensato bene di rivolgermi anche all’Archivio Storico TIM con una mail alla quale ho allegato la web pagina contenente la notizia citata. E così il 21 gennaio l’archivista Carlo Cagnazzi mi ha risposto:

“Il sito da lei citato è stato compilato – come può leggere nei crediti – da una società di consulenza esterna che all’epoca gestiva anche l’Archivio Storico Telecom Italia (oggi TIM). Il sito de qua [ndr: cioè litaliachiamo.it ] non è amministrato da Archivio Storico TIM (la cui gestione è stata internalizzata nel 2017), pur basandosi su materiali dell’Archivio stesso.
La notizia riportata in effetti può indurre in errore, in quanto nel 1983 fu aperta la teleselezione con alcuni paesi del bacino mediterraneo, ma NON con la Polonia; ho consultato le Relazioni ASST dell’epoca e le posso confermare che neppure nel 1984 tale servizio era attivo con la Polonia”.

Insomma, per Viganò un vero e proprio KO. Ma Pietro Orlandi e i suoi fans per poter insistere ad accusare il Vaticano preferiscono ignorarlo e attaccarsi alla teleselezione Vaticano/Polonia/Vaticano: fanno cioè finta che la teleselezione esistesse già mentre invece NON esisteva ancora e ha continuato a NON esistere per altri anni.

Qualcuno potrebbe far finta che questo KO non esista e sostenere che anche con le telefonate via centralino internazionale lo scambio di chiamate Vaticano/Panciroli/Viganò e annesso fax può esserci stato egualmente.  Ma a questo eventuale qualcuno sarò il caso di ricordare che quando la teleselezione non esisteva ancora le attese via centralino erano lunghe anche per essere collegati a numeri di telefono italiani. Figuriamoci quanto dovevano essere lunghe le attese con un Paese comunista, facente parte all’epoca del Patto di Varsavia antagonista della NATO e per giunta sottoposto alla legge marziale,  abolita solo il 22 luglio ’83. Oltretutto, il centralino NON passava subito il numero chiesto, estero o nazionale che fosse, ma si doveva aspettare che fosse un suo operatore a richiamare chi aveva chiesto di poter telefonare. L’invio di fax era invece semplicemente impossibile. 

Pietro Orlandi ha rivelato con orgoglio che è proprio Viganò la sua fonte vaticana in base alle quale insiste a parlare di coscienza sporca se non peggio del Vaticano e in base alla quale negli ultimi 15 mesi lo ha prima accusato di avere sepolto Emanuela nella Nunziatura Apostolica di Roma e poi nel cimitero teutonico. Orlandi ha infatti dichiarato:

“Quella che fino a poco tempo fa potevamo indicare solo come fonte ora ha nome e cognome”.

Tradotto in italiano, significa che Pietro Orlandi ha rivelato chi è che gli suggerisce le varie montature clamorose sul rapporto Vaticano/Emanuela. Perché  il monsignore lo fa? Quello che è certo è che Viganò è nemico acerrimo di Papa Francesco, del quale è arrivato a chiedere le dimissioni da pontefice accusandolo di avere “seguito consigli dei perversi e operato il male”. E che chiedere in continuazione – come fa da tempo Pietro Orlandi- che il Papa e il Vaticano “facciano chiarezza” sulla scomparsa di Emanuela, ripetendo che nascondono un dossier più o meno risolutivo, significa mettere in cattiva luce Francesco. Significa cioè operare di conserva con chi lo vuole far fuori dal “soglio di Pietro”. 

Infine: con le “rivelazioni” di Viganò era pronto a scattare  un polverone che avrebbe rimesso in ballo altre montature e altri veleni a danno del Vaticano. Quali? Per non dilungarci troppo ne parleremo in un prossimo articolo. Sperando che il buon Pietro Orlandi, ammaestrato anche da queste ulteriori amare delusioni – in ordine cronologico le ultime di una lunga serie  di “supertestimoni”, lettere e telefonate anonime – la smetta finalmente di comportarsi da credulone che – come si suol dire – va a caccia di farfalle sotto l’arco di Tito.