Gabbie salariali, ecco perché Sala ha ragione. E come evitarle

di Pino Nicotri
Pubblicato il 17 Luglio 2020 11:49 | Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2020 11:49
Gabbie salariali, ecco perché Beppe Sala (nella foto)ha ragione.

Gabbie salariali, ecco perché Sala ha ragione. E come evitarle

“Se un dipendente pubblico, a parità di ruolo, guadagna gli stessi soldi a Milano e a Reggio Calabria, è intrinsecamente sbagliato, perché il costo della vita in quelle realtà è diverso”. 

Osservazione ovvia e perfino un po’ banale. Una specie di scoperta dell’acqua calda. Fatta il 10 luglio dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. Nel corso di una diretta Facebook con i giovani del suo Partito Democratico (PD). Si è subito scatenata la grandinata delle polemiche.

Che si guardano bene dal por mente per esempio al fatto macroscopico che al Nord, dipendente pubblico o non pubblico e quale sia il ruolo, ogni anno si deve pagare il discreto salasso del riscaldamento invernale. Che al Sud o non esiste o è notevolmente inferiore.

Salasso al quale si deve aggiungere la spesa per l’abbigliamento invernale, ovviamente. Più alta al Nord che al Sud. Senza contare che dal 2016 uno studio di tre economisti e docenti universitari italiani dà ragione a Sala. Fin dal titolo: Divari territoriali e contrattazione: quando l’eguale diventa diseguale.

Ma proseguiamo con la replica dal sud

Per evitare che la grandine colpisse il governo o anche solo il PD il ministro per gli Affari Europei Enzo Amendola, piddino, nella sua Napoli ha subito messo le mani avanti andando anche abbastanza fuori tema:

 “Non voglio polemizzare con [Sala]. Ma il problema non è quello delle gabbie salariali. La proposta che ho letto non è una scelta condivisa. Non solo dalla politica, ma dai sindacati. La pubblica amministrazione deve essere trasformata. Con il decreto semplificazioni stiamo lavorando per eliminare i ritardi, le burocrazie. Ma è una responsabilità nazionale, non delle singole parti del Paese”.

 La deputata di Fratelli d’Italia Wanda Ferro ci è invece andata giù duro. Dilatando a dismisura l’argomento, generalizzandolo e infilandoci considerazioni, retoriche.  Chissà cosa ci azzeccano. Ma riflettono il senso del tiro incrociato sull’argomento sollevato da Sala.

 “Secondo il sindaco di Milano Beppe Sala i dipendenti pubblici del Sud dovrebbero essere meno pagati di quelli che lavorano al Nord. Il sindaco progressista propone, in sostanza, la reintroduzione delle gabbie salariali. A parità di mansioni, secondo Sala, un lavoratore di Reggio Calabria dovrebbe avere una retribuzione minore rispetto ad un lavoratore di Milano.

“Non ci meraviglia che da sinistra vengano proposte ricette economiche che coincidono con quelle che la grande finanza internazionale cerca di imporre all’Italia.

“ll tema della riduzione del costo del lavoro è un argomento da affrontare se si vuole favorire il rilancio occupazionale al Sud. Ma è necessario pensare a strumenti di incentivazione per le imprese.

“Non certo ipotizzare, come fa Sala, di intervenire sulle retribuzioni dei lavoratori che vivono in regioni che già soffrono un gravissimo ritardo infrastrutturale e dei servizi. Il sindaco Sala  racconti a un lavoratore calabrese. Che si trova davanti alla necessità di farsi curare fuori regione. O che deve accudire un familiare con disabilità, che merita di avere uno stipendio più basso perché vive in una regione in cui la vita costa meno”.

Le critiche a Sala

Intanto vale la pena fare prima una breve digressione su una faccenda che riguarda decine di milioni di italiani. Ma che NON si usa mai rilevare e far rilevare. E che è utile come paragone per stoppare immediatamente le critiche e le accuse a Sala.

Oltre al costo del riscaldamento e del vestiario per l’autunno/inverno (sei mesi l’anno), nelle singole regioni italiane c’è già qualcosa che si paga in modo differenziato:. Per esempio, le assicurazioni dei mezzi dì trasporto, auto, moto e camion.

A parità di condizioni assicurate, i contratti assicurativi hanno costi diversi a seconda della regione e perfino della città nella quale risiede il titolare dell’auto. Campo, questo, nel quale con buona pace dell’onorevole Ferro e del ministro Amendola a essere penalizzato è il Meridione. Penalizzato per due ben precisi motivi:

– il numero delle truffe di chi viaggia senza l’assicurazione 

– e la frequenza dei sinistri stradali. 

Le compagnie assicurative fissano i prezzi delle polizze sulla base di tutti i parametri di rischio. Si viaggia senza polizza RCA, cioè senza l’assicurazione della Responsabilità Civile Auto, nelle regioni del Sud Italia. Con una media vicina al 15% dei motorizzati contro il 6,8%  del Nord.

E tra le regioni meridionali quella ad ottenere il titolo di “regione italiana con le tariffe più alte per la RC Auto” è senza dubbio la Campania. E tra le sue città, spicca Caserta. Vi si spende in media circa 1.014 euro. Più della media regionale italiana (935 euro).

La città italiana  con le polizze assicurative più basse è Aosta. Con una media di 360 euro in meno rispetto a quanto si spende a Caserta per stipulare un contratto assicurativo per la propria automobile. E  ciò accade nonostante che  le città con maggiore frequenza di incidenti stradali siano Roma, Milano e Genova. 

Un altro esempio di stipendio diverso a parità di ruolo consiste nel fatto che alcuni contratti collettivi di lavoro possono prevedere il riconoscimento e l’erogazione di un’indennità di sede disagiata,  quale elemento aggiuntivo della retribuzione.

Indennità di sede disagiata

L’indennità di sede disagiata, solitamente, è prevista qualora nella località ove il lavoratore è tenuto a svolgere normalmente la sua attività non esistano possibilità di alloggio. Né adeguati mezzi pubblici di trasporto che colleghino la località stessa con centri abitati. Ed il perimetro del più vicino centro abitato disti almeno km 5. Da notare che l’indennità di sede disagiata è computabile nella base previdenziale ed è rilevata dal fisco. 

Per i militari l’indennità di sede disagiata è piuttosto frequente. E viene riconosciuta anche ai civili che lavorano per i militari in quelle sedi. 

Già tutto questo dovrebbe bastare per zittire la palude contro la proposta di Sala. Ma come stanno le cose nel divario reale e quotidiano tra Nord e Sud Italia?

L’anno scorso il prodotto interno lordo (PIL) pro capite aggiornato dall’Istat al 2017 in tre diverse regioni testimoniava in modo crudo e reale il divario in questione. Oltre 42mila euro a Bolzano, quasi 18mila in Calabria e Sicilia.  

A livello nazionale il PIL lordo medio pro capite  risultava  pari a 28.500 euro all’anno e risultava anche che in TUTTE le regioni più a sud di Roma la cifra era minore: in Abruzzo è pari a 24.400 euro annui, in Sardegna e Basilicata si aggira sui 20mila euro, in Molise scende a 19.000 circa e in Puglia a 18.000, con i minimi che abbiamo visto  in Sicilia e Calabria. 

Al nord invece dopo Bolzano si qualifica la Lombardia con 38.500 euro. Seguita dal Trentino con 36.000 e dalle altre regioni del Nord Est con una media di 35.000 euro l’anno e dal Piemonte con quasi 30.000. 

Cosa dice l’Istat

 L’Istat ci dice che nel 2017 la parte dello Stivale dove una famiglia tipo spende di più ogni mese è il Nord-Ovest con 2.875 euro al mese seguito dal Nord-Est con 2.843 euro e Sud con 2.071 euro. Sotto i 2.000 solo Sardegna e Sicilia con 1.983 euro. A conti fatti, una famiglia del Sud spende in media circa 900 euro in meno di una del Nord. 

Tralasciando i costi dell’abitazione e delle utenze annesse, la prima voce di spesa per le famiglie italiane è quella dei beni alimentari di prima necessità. Pane, latte, carne, verdure e uova, con una cifra mensile di circa 457 euro mensili, con un aumento del 2% rispetto i precedenti dati Istat.  

Il nostro istituto nazionale di statistica ci dice anche che siamo più carnivori che vegetariani, ma con un consumo di quest’ultima voce in aumento, effetto della maggiore coscienza ecologica e salutista:  94 euro mensili per la carne contro i 63 per i vegetali e i 43 per la frutta, ma con un aumento del 4,2% per i vegetali e del 3,8 per la frutta. 

Secondo la voce Istat Servizi ricettivi e ristorazione, per una cena o un aperitivo fuori casa al Nord – sia Ovest che  Est – noi italiani spendiamo mediamente il 5,9% del budget alimentare complessivo. Mentre al Sud e nelle Isole si spende poco più della metà.  

Insomma, la socialità costa di più al Nord che al Sud. Oltre alla differenza dell’assicurazione RCA delle auto esiste anche la differenza per le spese dei trasporti: pesano l’11,9% del budget familiare al Nord Ovest, il 12,2% al Nord Est, il 10,1% al Sud e il 10,8% nelle Isole. 

Come si vede, il discorso di Sala non è affatto campato per aria. E non solo per gli stipendi dei dipendenti pubblici, bensì anche per quelli dei dipendenti privati. 

Gabbie salariali, bastano poche regole

Non si vuole tornare alle tanto detestate gabbie salariali né alle retribuzioni differenziate? Ma NON ce n’è nessun bisogno! Basterebbe fissare a parità di ruoli stipendi e paghe eguali in tutto il Bel Paese. E – esattamente come già avviene non solo per i militari – avere l’accortezza di aggiungere le dovute indennità. Che in questo caso sono, in tutta evidenza, quelle per la maggiore spesa di riscaldamento, per la maggiore spesa alimentare e per la maggiore spesa della mobilità. 

Insomma, il classico uovo di Colombo. Ma nel BelPaese si preferisce la polemica, possibilmente accusatoria, denigratoria e sferzante, ma sempre a base di chiacchiere. 

Ma, come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, c’è dell’altro. Infatti, oltre al dover spendere di più per campare, l’eguaglianza dei contratti nazionali e delle retribuzioni a parità di ruolo pare che penalizzi ancora di più il Nord.

Rapporto sui divari territoriali

Nel giugno 2016 al Festival dell’Economia di Trento il professor Andrea Ichino, dell’European University Institute di Firenze, ha illustrato i risultati di un rapporto messo assieme  a Tito Boeri, all’epoca presidente dell’Inps oltre che professore alla Bocconi, e a Enrico Moretti dell’Università di Berkely, uno dei consulenti economici del presidente Barack Obama.

Titolo del rapporto: Divari territoriali e contrattazione: quando l’eguale diventa diseguale. Diseguaglianza, che abbiamo analizzato prima, dovuta alla contrattazione non collegata alle dinamiche della produttività e al costo reale territoriale della vita. 

La ricerca in questione contiene anche un interessante confronto con la Germania, dove dopo il crollo del Muro di Berlino un contributo all’equilibrio nel processo di integrazione tra l’Ovest più ricco e capitalista e l’Est meno ricco e comunista è arrivato dalla diversificazione delle retribuzioni.

Diversificazioni calcolate in base al costo della vita: più alto nelle aree occidentali, più basso in quelle orientali così come accade in Italia tra Nord e Sud. In Baviera, cioè a Est, a parità di ruolo gli stipendi sono superiori a quelli della Sassonia, che è a Ovest. Invece tra Milano e Ragusa, cioè tra il Nord e il Sud Italia, accade l’opposto: salari e stipendi rispetto il costo reale della vita sono una variabile indipendente. 

“Così il feticcio dell’uguaglianza dei salari nominali genera iniquità”, concluse Ichino a Trento.