Seconda Giornata Internazionale del Piede Torto Congenito (PTC) a Torino

di Pino Nicotri
Pubblicato il 31 ottobre 2014 9:43 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2014 9:44
Seconda Giornata Internazionale del Piede Torto Congenito (PTC) a Torino

Seconda Giornata Internazionale del Piede Torto Congenito (PTC) a Torino

ROMA – La Seconda Giornata Internazionale del Piede Torto Congenito (PTC), svolta il 24 e 25 ottobre a Torino nella splendida cornice del Parco della Pellerina, è stata un successo. Nonostante lo sciopero nazionale dei mezzi di trasporto, i partecipanti, in massima parte genitori e bambini “miracolati” dal metodo Ponseti, sono arrivati a frotte. Centinaia di persone hanno infatti attraversato l’Italia in lungo il largo per ribadire con fermezza che il metodo Ponseti è il modo migliore di guarire questa patologia, che purtroppo colpisce troppi neonati. La corretta applicazione di questo metodo. estremamente semplice e niente affatto costoso, garantisce infatti percentuali di successo che sfiorano il 100%.

Nonostante sia la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a sostenere che la cura più efficace per guarire dal piede torto congenito, detto anche piede equino, sia il metodo Ponseti, la disinformazione è il più grande nemico dei bambini colpiti fa tale malformazione. Ecografisti, ginecologi, pediatri e gli stessi ortopedici molto raramente sono in grado di indirizzare le famiglie verso tale metodo, caratterizzato anche dall’assoluta assenza di interventi chirurgici e, di conseguenza, anche dall’assenza di dolore. Tanto che è nato il motto “se c’è dolore non è Ponseti!”.

Molti gli interventi degni di menzione. Quello della psicologa Olga Pasini ha fornito spunti di riflessione e sostegno utili ai genitori che hanno appreso dalle ecografie che avranno un figlio col piede equino, Mamma Roberta e mamma Laura hanno potuto garantire da subito ai loro bambini il migliore dei futuri grazie all’avere appreso dal Web l’esistenza del metodo Ponseti. Concetta e Matteo, rispettivamente mamma e nonno del piccolo Giuseppe, non hanno avuto la stessa fortuna, ma hanno saputo trarre il meglio dalla brutta esperienza del loro bambino: dal 2005 hanno infatti fondato e amministrano la pagina Yahoo “Piede torto possibili terapie”.
La fisioterapista Maddaloni e l’operatrice sanitaria Rita Verzi hanno raccontato la loro esperienza di mamme di bambini nati con il PTC. Il dottor Provvido Mazza, presidente dell’Associazione Nazionale Tecnici Ortopedici Italiani, ha puntato il dito sui ritardi della sua categoria nel conoscere e diffondere il metodo Ponseti. Mattia Ciarletti, fondatore del gruppo genitori su FB, Marco Scattolon e Sabrina Cordiali hanno raccontato la loro vita di bambini nati con piede torto e ormai diventati adulti.

Ha chiuso gli interventi Mirko Milazzo, quindicenne affetto da PTC, plurioperato, ridotto per anni a una limitatissima funzionalità e da pochi mesi tornato a nuova vita grazie alle sapienti mani della dottoressa Ey Batlle, dell’ospedale San Juan de Dieu di Barcellona, ortopedico di chiara fama mondiale e di indiscussa esperienza nel trattamento del PTC. La dottoressa il 24 ha tenuto un corso teorico-pratico per dare una formazione di base sul metodo Ponseti ad ortopedici e operatori sanitari (fisioterapisti, podologi e infermieri specializzati). Ey è diventata famosa anche in Italia grazie al simposio di Barcellona dello scorso giugno.

La fine delle due giornate è stata all’insegna dello sport e dell’allegria. Si è corsa infatti la Ponseti Race, una corsa di 300 metri per piccoli e grandi che dimostra l’efficacia del metodo. Hanno corso i più piccoli, felici e anarchici, hanno corso i bambini più grandi, hanno corso anche gli adulti affetti da PTC, curati da bambini con i metodi tradizionali e poi fortunatamente recuperati dalla dottoressa Ey. Ha corso anche la madrina della Ponseti Race, la bella Valentina Merler, che con i piedi torti congeniti è arrivata alle finali regionali di Miss Italia.

Chissà che l’Italia finalmente l’adozione del metodo Ponseti anche da parte degli ortopedici che ancora oggi lo ignorano o lo avversano perché troppo poco costoso. Non permette cioè di lucrare i contributi delle Regioni concessi invece per le operazioni chirurgiche.