Silvia Romano, liberata dai droni italiani e dai turchi. Riscatto o scambio ?

di Pino Nicotri
Pubblicato il 15 Maggio 2020 12:14 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2020 12:14
Silvia Romano alias Aisha, liberata dai droni italiani e dai turchi. Riscatto o scambio ?

Silvia Romano, liberata dai droni italiani e dai turchi. Riscatto o scambio ? (Foto d’archivio Ansa)

Liberazione di Silvia Romano. O se si preferisce, mistero Silvia Romano. “Xarakada Al Shabaab oo beenisay war ay qortay warbaahinta Talyaaniga”. Che, tradotto dal somalo in italiano, significa la seguente secca smentita: “Al Shabaab nega le affermazioni dei media italiani”.

Riferita all’intervista del giornalista di Repubblica Pietro Del Re al portavoce Ali Dehere. Secondo il quale il riscatto di quattro milioni di euro per liberare Silvia Romano sarebbe servito almeno in parte a comprare armi. La smentita di Al Shabaab la si legge chiara e tonda, senza possibilità di equivoci e sfumature, sul sito somalimemo.net.

Nato nel 2009, il sito spiega anche nella sua pagina Facebook di essere

“una rete di notizie somala che trasmette notizie ed eventi nel paese”.

La versione di Al Shahab sul riscatto di Silvia Romano

La smentita dell’organizzazione Al Shahab, che letteralmente significa I Giovani. In realtà abbreviazione de Il Partito dei Giovani, specifica:

 “Non c’è stata nessuna intervista del portavoce con nessun media sul caso Romano”.

 E quindi:

 “Mai rilasciato interviste a Repubblica”.

 Quella a firma di Del Re viene pertanto bollata come fake news.  Compresa la frase che più ha scatenato le reazioni furiose che vanno da parte del mondo politico ai cosiddetti haters, cioè odiatori. Del vasto oceano dei cosiddetti social:

 “E perché mai avremmo dovuto maltrattarla? Silvia Romano rappresentava per noi una preziosa merce di scambio. E poi è una donna, e noi di Al Shabaab nutriamo un grande rispetto per le donne”.

 Del Re nel presentare l’intervista, ha specificato:

 “È grazie a un politico di Mogadiscio che riusciamo a raggiungere al telefono Ali Dehere. Portavoce del gruppo terrorista islamico Al Shabaab responsabile di decine di spaventosi attentati. Con cui da una quindicina d’anni funesta la Somalia”.

 Affermazione che suscita meraviglia quella che tira in ballo “un politico di Mogadiscio”, dato che per parlare con Ali Dehere o chi per lui di solito basta telefonare a somalimemo.net e chiedere un appuntamento telefonico.

Un’altra persona

Potrebbe anche essere che il tizio che ha parlato con Del Re non fosse in realtà Dehere, ma qualche zelante fanatico non bene al corrente delle segrete cose. E che ha lasciato credere di essere Dehere.

Al Shabaab infatti non è un gruppo strutturato in modo aziendale: è un’organizzazione armata, guerrigliera o se si preferisce terroristica, jihadista sunnita, di matrice islamista assai attivo nella Somalia del sud, dove ha anche campi di addestramento militare attorno a Chisimaio.

Di fatto è la cellula somala di Al Qaeda ed è nata dalla sconfitta subita dall’organizzazione Unione delle Corti Islamiche durante la guerra civile somala.

Si finanzia anche con le numerose e incredibili imprese dei pirati somali. Anche con sequestri di intere navi mercantili come abbiamo già spiegato su Blitz nel 2011 con una intervista  al giornalista Massimo Alberizzi, all’epoca inviato in Africa del Corriere della Sera. Oggi editore e direttore del giornale online Africa ExPress.

Alberizzi, nella seconda parte dell’intervista,  spiegò anche che i milioni di euro dei riscatti vengono depositati in banche londinese e investiti spesso in operazioni immobiliari realizzate a Londra.

Una diversa versione della liberazione di Silvia Romano

In realtà mi si dice che le cose relative alla liberazione di Silvia Romano siano andate diversamente, e che non c’è stato bisogno di pagare nessun riscatto.

Anche se per motivi comprensibili di segretezza non lo hanno mai detto, non è la prima volta che succede. Succede cioè che le località di detenzione di ostaggi italiani da parte di organizzazioni terroristiche in Africa o Medio Oriente vengono individuate con l’uso dei droni Shadow 200 delle forze armate italiane.

Droni utilizzati dai nostri militari di stanza in Afganistan anche in operazioni di ricognizione aerea in quell’impervio Paese. Alla localizzazione della prigione a volte è seguito un blitz manu militari.

Nel caso di Silvia Romano, una volta localizzato il posto per farci un favore sono entrati in azione i turchi. Sono molto attivi in Africa, Libia compresa. E hanno messo sul piatto della bilancia la vita di un paio di appartenenti di Al Shabaab nelle loro mani non si sa bene da quando.

Insomma, una gentile offerta a base di “do ut des” impossibile da rifiutare. E così si sono presi Silvia Romano, l’hanno fotografata con addosso un loro giubbotto anti proiettile con tanto di stemma della bandiera turca e ce l’hanno regalata: “A buon rendere”.

Tutto il resto è fuffa

Tutto il resto sarebbe quindi fuffa. Messa in circolazione prima ancora che Silvia Romano sbarcasse dall’aereo militare italiano che l’ha riportata in Italia per essere accolta con grande battage pubblicitario dal nostro capo del governo Giuseppe Conte e annesso ministro degli Esteri Luigi Di Maio, all’uopo bardato con una mascherina patriottica, cioè tricolore.

Di solito in questi casi l’ostaggio liberato anziché essere dato in pasto alle folle viene portato al sicuro in località protetta per il classico debriefing, in modo anche da permettergli di riprendersi bene dal trauma della lunga detenzione, superare le paure, rimettersi in forma e rimettere i piedi per terra.

Invece è stato fatto un disastroso bis dell’accoglienza, con la fanfara a Ciampino riservata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini insieme con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede all’ex terrorista Cesare Battisti al suo rientro forzato il 19 febbraio dell’anno scorso.

Battisti era stato espulso dalla Bolivia dopo 38 anni di latitanza prima in Francia, poi in Messico, di nuovo in Francia, quindi in Brasile e infine in Bolivia.