Palamara, il Grande Fratello è fra noi. Intercettazioni e giornali, la democrazia è a rischio

di   Giorgio Oldoini
Pubblicato il 29 Maggio 2020 8:51 | Ultimo aggiornamento: 29 Maggio 2020 9:04
Luca Palamara, il Grande Fratello è fra noi. Intercettazioni e giornali, la democrazia è a rischio

Palamara, il Grande Fratello è fra noi. Intercettazioni e giornali, la democrazia è a rischio (Nella foto Ansa, Luca Palamara)

Palamara, il Grande Fratello è fra noi. A seguito del caso Palamara, la gente si chiede: è giusto mettere in piazza i “pensieri”, le frasi più intime, le telefonate riservate di un individuo. Materie tutte di contenuto estraneo all’oggetto delle procedure giudiziarie in atto? Il Italia, per i comuni mortali è sempre stato così. Le intercettazioni a strascico costituiscono la materia prima dei Pm impegnati e dei loro collaboratori in divisa.

Orwell prefigurava un mondo dominato da tre immaginari superstati. Perennemente in guerra tra loro, scientificamente organizzati in modo da controllare i pensieri e le azioni dei propri sudditi attraverso la psicopolizia, la polizia del pensiero.

Orwell, il Grande Fratello e il caso Palamara

Essa riusciva a indagare a livello dell’inconscio attraverso un teleschermo piazzato in ogni casa. Il quale riceveva e trasmetteva simultaneamente e consentiva alla polizia di intervenire nell’interesse del Grande Fratello.

Nel caso Palamara si parla di Grande Orecchio per indicare il fenomeno delle intercettazioni ambientali con il trojan. La possibilità di ricorrere alle tecnologie più sofisticate per controllare e condizionare, rappresenta uno degli abusi più noti di certi settori delle nostre istituzioni.

Gli stessi magistrati cominciano a nutrire dubbi sul livello civile della legge che consente le intercettazioni telefoniche. E hanno inizio indagini sulle attività di dossieraggio degli atti riservati trasmessi dalle procure ai giornali. Avviene quando, come nel caso Palamara, subiscono a loro volta quelle pratiche nefaste.

La nuova classe egemonica è formata dalle minoranze trasversali, titolari del potere sommerso che deriva dalle sofisticate tecnologie usate per soggiogare le menti umane, con facoltà ricattatorie senza precedenti. I padroni di un paese saranno gli uomini in grado di destabilizzarlo. I vecchi dossier  in mano a Taviani o ad Andreotti di produzione Sifar fanno ormai sorridere.

Servizi segreti al servizio del business

Ormai da decenni, alcune nazioni ne assoggettano altre senza bisogno di ricorrere agli eserciti. I servizi di intelligence più efficienti possono distruggere le classi dirigenti dei paesi privi delle necessarie protezioni interne. Numerosi governi utilizzano i servizi segreti a vantaggio delle industrie nazionali.

In USA, lo strategic business group della Cia, che ha a disposizione un budget di alcuni miliardi di dollari, affianca l’FBI nell’opera di controspionaggio economico-finanziario. Giappone, l’80% dei fondi riservati dei servizi segreti finanziano lo spionaggio industriale.

Francia, il ricorso ai servizi segreti nell’economia è ormai sistemizzato. Si ricorda ad esempio l’operazione che portò agenti dei servizi a infiltrarsi nell’IBM e nella Texas Instruments a favore della francese Bull.

Germania, con il progetto Rahab a metà degli anni ottanta, il servizio segreto organizzò un assalto alle banche dati dei governi e delle principali imprese di alcune potenze straniere in stretta collaborazione con la Siemens.

Giornalisti cani da guardia

Alla base delle ricorrenti deviazioni dei media, sta un’idea di fondo. Il giornalista è il cane da guardia  che vigila sul buon governo  e informa l’opinione pubblica. Con questa premessa, anche il più modesto tecnico dell’informazione sente di dover mettere del suo  nel segnalare l’evento. E la stessa notizia passa in seconda linea rispetto a quel fine istituzionale.

Il professionista acquista così un enorme potere contrattuale. E si pone sullo stesso piano dei giudici che non perseguono il singolo reato ma si caricano di fini superiori. E comminano la pena  in funzione della sua esemplarità.

Il controllo dei mass media e il loro utilizzo improprio risponde alle esigenze di ogni gruppo egemone. Tale circostanza dovrebbe essere resa manifesta al pari di quanto accade per i prodotti alimentari di cui si vuole tutelare la genuinità. L’indipendenza dei mass-media rappresenta la premessa per un corretto funzionamento del mercato.

Tuttavia, se il mercato (la platea dei lettori) è inadeguato, il mezzo di comunicazione si mantiene attraverso il mecenate (che mira al dominio). Oppure ponendo a carico di azionisti inconsapevoli il buco di bilancio delle case editrici.

Finanziamento dei giornali

Il finanziamento dei giornali è avvenuto in gran parte attraverso la pubblicità. Alcuni magistrati italiani avevano ipotizzato il reato di finanziamento illecito per i casi di presenze pubblicitarie su testate d’area il cui corrispettivo non era giustificato dalla tiratura.

Proprio a causa di esigenze finanziarie la maggior parte dei professionisti dell’informazione fa parte di gruppi aggregati su base politica o di interesse mercantile. L’informazione rappresenta una sorta di monopolio naturale, in quanto l’accesso al mezzo di trasmissione è consentito a un numero limitato di individui. Che tendono a esercitarne un possesso esclusivo.

In tal modo la verità viene spesso a trasformarsi in finzione, una manipolazione di eventi che si attua indifferentemente. Pur se con diversità di stile e di mezzi, nei regimi tirannici come in quelli democratici.

E’ quasi impossibile privatizzare il mercato dell’informazione. Del resto, il fatto che in Italia la stampa sia funzionale a interessi di parte, si desume con evidenza dalla battaglia per la conquista delle testate. Che non darebbe frutti apprezzabili se i giornalisti seguissero codici etici di effettiva indipendenza.

Scandali e democrazia

La sudditanza dei giornali ha come corollario l’utilizzo di ogni notizia a vantaggio dei referenti. I possessori dei media, titolari del potere di fare scandalo, si battono, in nome della democrazia, per il diritto del pubblico a conoscere i comportamenti della propria classe dirigente.

Al contrario, i legalisti sottolineano la barbarie di uno strumento anomalo di condanna che non rispetta i diritti dell’individuo.

Il processo di delegittimazione  attraverso l’uso dei mass media  non sempre giunge a segno. Per quanti sforzi si facciano, la memoria di un Kennedy non potrà mai essere infangata dallo scandalismo postumo e ricorrente. Di qualche penna che cerca la fama attraverso la vecchia tecnica di parlar male dei grandi e dei potenti.

In ogni caso nessun uomo al mondo può pensare di darsi alla politica se non è nelle condizioni psicologiche di infischiarsene delle inevitabili azioni scandalistiche architettate ai suoi danni una volta che egli dichiara il proprio schieramento.

Fino a oggi è prevalsa l’esigenza del far conoscere. Anche se la maggioranza dei lettori finisce per avvertire che è in corso una guerra tra élites per la reciproca distruzione. Questa battaglia senza scrupoli condiziona gli stessi giudici. Che finiscono per non tener in alcun conto i precedenti di vita dell’imputato. Anzi, quanto più lo stesso appare immacolato, tanto maggiore sarà l’indice di ascolto della notizia dell’arresto.

Al delinquente gli fa un baffo

Le persone più a rischio sono in realtà le meno compromesse. Perché il delinquente ormai schedato non fa aumentare la tiratura. Tale situazione ha dato un immenso potere ai ricattatori a danno delle vittime. I magistrati  impegnati affermano che gli arresti eccellenti sono anche socialmente educativi, perché la gente può così verificare che la legge è uguale per tutti.

Può essere tuttavia opportuno considerare l’altra faccia della medaglia. Una gran parte dell’opinione pubblica perde fiducia nella propria classe dirigente che esce delegittimata dalle iniziative giudiziarie, come sta accadendo nei confronti della stessa magistratura di cui vengono messi in piazza i panni sporchi.

Il reporter televisivo che riprende in diretta l’assassinio di una persona per fare uno scoop, non si rende conto di prevaricare i più elementari diritti dell’uomo. Finché non vive una esperienza simile sulla propria pelle. L’etica di distruggere la privacy in nome del diritto all’informazione nasconde in realtà l’interesse economico ad aumentare l’audience.

Soltanto una platea di lettori matura potrà rendere inutile il giornalismo pirata. La stessa Chiesa cattolica ha preso posizione contro i mass media irresponsabili proponendo di cacciare dal tempio  i comunicatori di violenza.

Il costo degli uffici stampa

Il giornalismo pirata in economia è largamente utilizzato da parte dei gruppi che devono attrarre capitali di rischio. Le più grandi imprese sono costrette a investire ingenti risorse e a impegnare schiere di tecnici nei rapporti con la stampa nonostante il possesso diretto di molte testate.

La diffusione delle idee (libere o manipolate) consente che si formi una opinione pubblica. Ci si domanda se questa si determini effettivamente in modo spontaneo oppure se sia il prodotto dell’azione di minoranze. Che la condizionano a misura degli interessi prevalenti. Napoleone aveva costituito un Bureau de l’opinion publique il cui compito era di fabbricare su ordinazione dei movimenti di opinione.

Vi sono nazioni che non hanno una definita opinione pubblica. Senza arrivare al terzo mondo, anche Paesi come il nostro possono essere facilmente destabilizzati da qualche catena di reti televisive o di giornali.

Ad esempio, il processo di delegittimazione di uomini e organizzazioni può iniziare con le barzellette sul livello di onestà dei leaders del gruppo. Proseguire con l’arresto di qualcuno di loro magari sulla base di illazioni.mFino a divenire un inarrestabile e indiscriminato meccanismo di colpevolizzazione dell’intero gruppo, che non v’è più bisogno di provare in sede giudiziaria. 

In Italia, i più ricorrenti fenomeni di colpevolizzazione collettiva si riscontrano in occasione di ogni mutamento di regime. Come è avvenuto dopo il fascismo.Dopo la cosiddetta prima repubblica. E sta avvenendo nei confronti dei protagonisti, politici e tecnici, dell’attuale fase di transizione.

Non sempre è facile individuare l’opinione pubblica in relazione ad avvenimenti che configurano interessi all’interno di aree geografiche, In genere si ritiene che la gente comune si venga a formare un’idea spontanea solo in relazione a singoli episodi di varia umanità. Per comprendere i quali non sono necessarie particolari conoscenze scientifiche o tecniche.

Nelle società moderne si tenta di individuare il punto di vista della maggioranza attraverso continui sondaggi d’opinione  che hanno finito per trasformarsi in surrogati permanenti non solo di ideali e valori ma anche della cultura.

Pochi avvertono che, su questa strada, le stesse democrazie occidentali rischiano di scomparire.