Patrimoniale, torna l’incubo, ora è il Fmi che la chiede. Altro che sussidi…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 aprile 2018 19:19 | Ultimo aggiornamento: 18 aprile 2018 19:19
Patrimoniale, torna l'incubo, ora è il Fmi che la chiede. Altro che sussidi...

Patrimoniale, torna l’incubo, ora è il Fmi che la chiede. Altro che sussidi… (Nella foto, Giuseppe Turani)

Patrimoniale. Il suo fantasma o meglio l’incubo che essa rappresenta incombe sull’Italia. Il Fondo Monetario internazionale lancia la parola d’ordine. Da qualche tempo però l’idea era nell’aria. Ora è nero su bianco, come spiega Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

La priorità per il nostro Paese è il risanamento dei conti pubblici, sostiene il Fondo Monetario nel suo Fiscal Monitor. In cima alla lista delle cose da fare ci “dovrebbe essere l’avvio di un consolidamento fiscale credibile e ambizioso per porre il debito su un solido percorso discendente”. E quindi “il taglio della spesa primaria corrente, il sostegno alle fasce più deboli, l’aumento degli investimenti e la riduzione del carico fiscale sul lavoro, con un ampliamento della base imponibile e uno spostamento” verso la tassazione delle ricchezze e degli immobili e dei consumi.

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Se questo avverrà, secondo il Fmi, il rapporto tra debito e Pil nel nostro Paese calerà al 129,7% nel 2018 e al 127,5% nel 20120, per poi scemare ulteriormente fino al 116,6% nel 2023. Il rapporto tra deficit e Pil è invece previsto scendere all’1,6% quest’anno e allo 0,9% il prossimo, fino al raggiungimento del pareggio fissato al 2021. L’avanzo primario salirà all’1,9% nel 2018 e al 2,5% nel 2019, con la spesa pubblica che si ridurrà al 48,2% quest’anno per poi risalire al 48,4% il prossimo e le entrate che passeranno dal 46,7 al 47,5%.

Come ci si rende conto da quanto precede, si vive ormai in diversi mondi contemporaneamente. Per i nostri politici (quasi senza alcuna eccezione) il futuro è fatto di spesa pubblica. L’improbabile futuro ministro dell’economia grillina suggerisce addirittura la creazione di una sorta di Cassa del Mezzogiorno: in questi anni evidentemente si è distratto. Ma un po’ tutti sono per nuove spese: soprattutto per contrastare la povertà. Idea meritoria, ma non se fatta con ricorso all’indebitamento invece che con misure che favoriscano la crescita.

A fronte di questi insani propositi c’è poi il Fondo monetario, il quale giudica così urgente la riduzione del debito pubblico italiano (vera mina vagante) da suggerire misure durissime: non si esclude nemmeno il ricorso a misure straordinarie su ricchezza e immobili (insomma, la patrimoniale).

Forse, basterebbe diventare un po’ più rigorosi in materia di spesa pubblica senza pensare a devastanti patrimoniali che getterebbero di nuovo il paese in recessione.

Però l’avvertimento del Fondo monetario non andrebbe trascurato. E lo stesso Fondo spiega bene il perché. Le banche centrali stanno normalizzando la loro politica monetaria. Il che, tradotto in linguaggio comprensibile a tutti, significa che l’era del denaro facile (a costo zero e in quantità quasi illimitate) sta per finire (o è già finita).