Più debiti meno tasse. Renzi, tagliali subito questi 50 miliardi

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 22 luglio 2015 16:19 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2015 16:19
Più debiti meno tasse. Renzi, tagliali subito questi 50 miliardi

Più debiti meno tasse. Renzi, tagliali subito questi 50 miliardi (foto Lapresse)

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto per Uomini & Business un articolo intitolato “Più debiti meno tasse“. Secondo Turani Renzi dovrebbe tagliare subito 50 miliardi di tasse (aveva promesso di farlo in tre anni) in modo da far ripartire subito l’economia italiana. BlitzQuotidiano vi propone l’articolo integrale:

Matteo Renzi ha annunciato, e in maniera molto solenne, che nei prossimi tre anni le tasse diminuiranno di 50 miliardi. Contrariamente a quello che si pensa, non si ratta di una cifra clamorosa: ogni anno lo Stato raccoglie dai suoi cittadini con le tasse un po’ meno di 800 miliardi, e quindi 50 non sono un’esagerazione.

Eppure si tratta di un annuncio importante. Esso segna infatti un cambiamento totale di strategia del governo e dello stesso Pd. Un capovolgimento vero e proprio.

Fino all’annuncio di Renzi due erano stati i pilastri della politica economica italiana (e della sinistra al governo): rispetto dei vincoli posti dall’Europa (cioè l’austerità) e ricerca di una maggior competitività attraverso una più alta flessibilità del lavoro. Molti possono trovare ingenerosa questa descrizione, ma è corretta.

Con il discorso all’assemblea del suo partito Renzi ci fa sapere che questa linea era sostanzialmente sbagliata: infatti non ha prodotto la crescita su cui si puntava.

La nuova linea è di fatto di tipo neo-liberista: si scopre che per rilanciare l’economia bisogna abbassare le tasse e lasciare più soldi in tasca ai cittadini, che li spenderanno secondo i loro gusti e necessità, facendo girare più velocemente l’economia.

Non si tratta, come si vede, di un semplice aggiustamento di linea, ma di una virata di 180 gradi. Fino a pochi giorni fa la sinistra in Italia (come altrove, persino negli Stati Uniti) era il “partito della spesa”: più tasse, ma anche più servizi ai cittadini. La Politica, in sostanza, si proponeva come grande “intermediario” fra lo Stato e i cittadini: io prelevo parte del vostro reddito e io decido come ridistribuirlo (sotto forma di servizi): più alle pensioni, più ai poveri, più alla sanità, meno alla scuola o viceversa.

Con il discorso di Matteo Renzi questa linea va in soffitta. La sinistra comincia a capire che fra uno Stato esagerato e uno Stato ridimensionato è meglio il secondo.

Tutto bene, dunque. Eppure nella proposta di Renzi c’è un errore. E si tratta di una cosa molto semplice da capire. Oggi in Italia abbiamo una pallida ripresa, anche un po’ fragile, e l’intento della nuova linea è giustamente quello di dare slancio alla congiuntura.

Ma, se le cose stanno così, il diluire in tre anni la riduzione di 50 miliardi di tasse è uno sbaglio. I cittadini e le imprese rischiano di non accorgersene nemmeno. Per avere dei buoni effetti positivi la riduzione di 50 miliardi andrebbe attuata subito e in un colpo solo.

Ma, si dirà, i guardiani di Bruxelles non accetteranno mai una cosa del genere. Forse, ma è l’unica che può funzionare.

In ogni caso, si obietterà, quei soldi non li abbiamo e quindi il discorso è chiuso.

Non è proprio così. E’ dal 2011 che stiamo facendo i “compiti a casa” e qualcosa abbiamo combinato. E quindi abbiamo anche titolo per dire alla UE che per un paio d’anni sforiamo i parametri comunitari. Cioè facciamo debiti oltre il consentito. Con quei soldi in più finanziamo la riduzione fiscale di 50 miliardi in un colpo solo. Con la fiducia che la congiuntura, a quel punto, riparta davvero e ci consenta così di rimetterci a posto con i parametri comunitari (magari insieme a un bel programma di privatizzazioni). Maggior vivacità dell’economia significa maggiori entrate fiscali per lo Stato, e quindi risorse per rientrare nei limiti di bilancio.

Certo, questa è una strada coraggiosa e che probabilmente ci porterebbe a uno scontro (anche se non gravissimo, altri paesi lo hanno già fatto) con l’Europa. Ma la scommessa è troppo importante per fermarsi: si tratta di far ripartire l’Italia.