Bus a fuoco a Roma, adesso è colpa dei cinesi? O di chi “legge” i contachilometri in Atac?

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 maggio 2018 11:18 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2018 11:18
Bus che vanno a fuoco a Roma, adesso è colpa dei cinesi? O di chi "legge" i contachilometri in Atac?

Bus a fuoco a Roma, adesso è colpa dei cinesi? O di chi “legge” i contachilometri in Atac? (foto Ansa)

ROMA – Pezzi di ricambio ‘rubati’ dalle carcasse dei mezzi ormai inutilizzabili o, nel migliore dei casi, comprati sottocosto di produzione cinese. E poi manutenzione quando si può e contachilometri aggiustati per ringiovanire [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] gli autobus romani. A pensarci bene la notizia non è che ne siano bruciati due solo ieri o una decina dall’inizio dell’anno, la notizia è che ancora riescono a circolare.

La situazione di Atac, è noto, è disastrosa. Poco meno di un miliardo e mezzo di debiti, la spada di Damocle di un referendum cittadino che ne potrebbe cambiare il destino mentre il piano di risanamento presentato è stato respinto dal Tribunale, che ne attende una nuova versione per fine mese. Per non parlare poi del servizio: pessimo come sanno bene i romani. Pochi mezzi e soprattutto sporchi. Aria condizionata quando si può e cronica incapacità o scarsa volontà di combattere l’evasione che sottrae, ed ha sottratto, risorse di cui l’azienda di trasporto pubblico capitolina avrebbe bisogno più dell’aria.

E disastro che vuol dire mezzi vecchi: l’età media degli autobus della Città Eterna è si tredici anni. Ma loro non sono eterni e la media europea è di cinque anni più bassa. Mezzi vecchi che hanno bisogno di manutenzione come e più di quelli nuovi. Ma a Roma la manutenzione è un’optional e quindi la dicitura corretta è ‘mezzi vecchi che avrebbero bisogno di manutenzione come e più di quelli nuovi’.

A luglio dello scorso anno, poco prima di dimettersi in polemica con l’amministrazione Raggi, l’allora direttore generale dell’Atac, Bruno Rota, aveva lanciato un allarme piuttosto esplicito: “L’effetto combinato dell’anzianità del parco mezzi e l’impossibilità di fare interventi di manutenzione, dato che non si trovano fornitori disposti a darci credito, fa sì che non si riesca a far fronte alle esigenze di normale funzionamento”. Ovvero, sommersa da un debito di quasi un miliardo e mezzo, l’azienda del trasporto pubblico non ha i soldi per riparare i bus guasti.

E così, scrive Repubblica, si usano i pezzi di ricambio dagli autobus che hanno ormai esalato l’ultimo respiro e che a differenza di quelli acquistati nuovi sono gratis. Oppure, quando si deve per forza spendere, si scelgono ricambi non originali ma di produzione cinese. Prezzo più basso e, inevitabilmente, qualità inferiore. I due autobus bruciati ieri non sono poi che la punta dell’iceberg. Tanto per dare qualche numero, nel 2017 si è raggiunta la media di due mezzi bruciati ogni mese (27 i casi che hanno richiesto l’intervento dei Vigili del fuoco), in crescita rispetto ai 20 del 2016.

Ma questi sono i roghi ‘totali’, cioè gli incendi in cui l’autobus è andato completamente distrutto, mentre i roghi parziali sono alcune centinaia, con un’incidenza di poco inferiore al 4% sul parco vetture. Su 1.300 mezzi di superficie in circolazione sulle strade di Roma poi, ogni giorno il 30% rientra in deposito per guasto. E nel deposito oltre alla manutenzione fatta al risparmio, capita anche che qualche autobus venga sottoposto a lifting.

Un’operazione segnalata da Repubblica che mostra una scheda revisione di un’autobus romano che il 3 novembre ha sul groppone 623.942 chilometri e, una settimana più tardi, 623.000. Un’operazione che potrebbe entrare a buon diritto tra le tante battute con cui i romani ormai provano a ridere sullo stato della loro mobilità pubblica. Battute che sottolineano come a Roma, viste le immagini dell’incendi o a via del Tritone, non serva l’Isis per far danni o come la sindaca avesse promesso degli autobus nuovi e ‘fiammanti’.