I “non ti voto più”: 175mila a Silvio, 145mila alla Lega, 91mila al Pd

di Riccardo Galli
Pubblicato il 9 Maggio 2012 13:58 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2012 13:58

ROMA – Meno 14 per cento rispetto al 2008 e 175.000 voti persi rispetto al 2010 per, rispettivamente, il centrodestra e il suo principale partito: il Pdl. La Lega, l’altro socio dell’alleanza una volta padrona del Nord e del governo di Roma, di voti ne ha persi 145mila. Ma se Sparta piange Atene non ride, il centrosinistra infatti, vittorioso in molti Comuni, è comunque in calo di consensi: 5.5% in meno per la coalizione rispetto a 4 anni fa e 91.000 voti persi dal 2010 per il Pd.

A due giorni dalla chiusura delle urne delle ultime amministrative è ovviamente tempo di conti. Conti infelici quasi per tutti, unica eccezione il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che incassa circa 200mila voti in termini assoluti. Ma fare i conti questa volta non è semplice. Le amministrative delle scorso fine settimana sono state infatti caratterizzate dalla massiccia presenza di liste civiche, fenomeno non nuovo ma che ha assunto questa volta dimensioni mai viste in passato.

Roberto D’Alimonte, sul Sole24Ore, per cercare di vederci più chiaro è quindi ricorso ad un escamotage: ha sommato i voti dei singoli partiti a quelli delle liste a loro collegate. E da questa aggregazione è venuto fuori un risultato che non può far sorridere né Bersani né Berlusconi. Il centrodestra è infatti crollato rispetto al 2008, anno preso in considerazione da D’Alimonte per il suo confronto, precipitando dal 39.9% al 25.7%. Meno peggio è andata al centrosinistra che non ha affatto vinto ma ha almeno contenuto le perdite passando dal 43.1% al 37.7%.

Seguendo l’analisi fatta sul quotidiano di Confindustria si potrebbe forse strappare un sorriso a Casini e al centro che negli ultimi 4 anni è l’unico ad essere cresciuto in termini di consensi, passando dal 7.7% del 2008 al 16.5% dello scorso fine settimana. Anche se in realtà l’Udc ha perso lo 0.7% rispetto al 2008 e la crescita è dovuta all’allargarsi della platea dei soggetti presentatisi agli elettori come centro.

Le percentuali sono però fredde ed è allora interessante dare uno sguardo allo studio fatto dal’Istituto Cattaneo di Bologna che ha tradotto in persone fisiche quelle asettiche percentuali. Lo studio ha preso in considerazione 24 dei 26 capoluoghi in cui si votava, escludendo Agrigento e Catanzaro per cui non erano ancora disponibili i dati, ed ha fotografato una situazione in cui tutti perdono voti e consensi.

La performance peggiore è stata quella della Lega. Il Carroccio è stato infatti travolto e ha pagato non l’appoggio al governo delle tasse, condizione che certamente hanno invece pagato Pd e Pdl, ma gli scandali rivelati dalle ultime inchieste. Stare all’opposizione avrebbe dovuto favorire la Lega che è invece crollata sotto i colpi di Francesco Belsito e Renzo Bossi. Il partito fondato dal Senatur è infatti quello che ha perso più di tutti, meno 67%, pari a meno 145.000 elettori. Una debacle senza precedenti e che si è consumata anche in quelle che erano le roccaforti storiche della Lega. Unico leghista vincente è stato il sindaco di Verona Flavio Tosi, che è però in realtà una sorta di dissidente del partito. Bossi infatti difficilmente gioirà per il risultato nella città scaligera, tanto è vero che anche lì Tosi non ha vinto con i voti della Lega ma con quelli della sua lista civica.

Sul secondo gradino del podio dei peggiori l’altro pezzo dell’ex maggioranza e l’ex catalizzatore del centrodestra: il Pdl. Il partito di Berlusconi e Alfano è andato incontro ad un bagno di sangue solo di poco inferiore a quello toccato alla Lega: meno 175.000 voti rispetto alle regionali del 2010. “Se il calo riguarda soprattutto il Nord (- 61%, pari a meno 101.000) e la zona rossa (- 60%, uguale a meno 33.000 voti), nel Centro-Sud l’arretramento è comunque consistente (40% in meno)”, spiegano i curatori della ricerca Gianluca Passarelli e Andrea Pedrazzani, ricercatori del Cattaneo. Il partito del Cavaliere ha certo pagato, come Pd e Udc, l’appoggio a Monti, ma i suoi a questo punto ex elettori, non gli hanno evidentemente perdonato nemmeno gli anni di cattiva gestione del Paese e gli scandali privati e non che hanno travolto i pidiellini, Berlusconi in testa.

Dopo i due ex alleati, a far male, è stato anche il Pd di Bersani: 91.000 voti persi rispetto al 2010 con una contrazione peri al 29%. Dato che distribuito sul territorio rivela però delle differenza: al Nord “la perdita – spiegano i ricercatori del Cattaneo – si attesta attorno al 30% (meno 60.000 voti), mentre nella Zona rossa (Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia) il calo è di 19.000 voti”. Al centrosud invece (Frosinone, Rieti, L’Aquila, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Agrigento, Trapani), il Pd perde circa dodicimila consensi, ma il centrosinistra nel complesso “avanza significativamente” collezionando un più ventimila voti.

Infine l’Udc, altra forza che sostiene l’attuale esecutivo e che, rispetto agli strani alleati di governo e rispetto alla Lega, ha limitato i danni “contenendo le perdite al 6,5% a livello nazionale rispetto alle regionali del 2010”. Anche se, rispetto a due anni fa, va ricordato che oggi il partito di Casini si è presentato unito all’Api di Rutelli e a Fli di Fini. Un risultato quindi meno peggio rispetto agli altri ma non tale da brindare.

Unico e vero vincitore di questa tornata elettorale Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Selle cresciuto ovunque. “Il movimento ha presentato liste in 101 Comuni, conquistando quasi 200.000 voti, che rappresentano poco meno del 9% dei voti validi (per la precisione, l’8,74%)”, illustra lo studio dell’Istituto Cattaneo. Rispetto a due anni fa il confronto è limitato a dove i grillini si erano già presentati, ma dove queste condizioni si sono verificate il segno + è stata una costante: Alessandria +8,5%, Asti +3,4%, Belluno +5,5%, Como + 2,5%, Cuneo + 4,2%, Monza +6,5%, Palermo +1,7%, Parma +13%, Piacenza +5,1% e Verona +6,2%.