--

Matteo Renzi: sfida a sinistra contro una destra senza Renzi e con Berlusconi

di Senator
Pubblicato il 21 Dicembre 2013 10:08 | Ultimo aggiornamento: 21 Dicembre 2013 11:36
Matteo Renzi: sfida a sinistra contro una destra senza Renzi e con Berlusconi

Matteo Renzi: la grande sfida

Matteo Renzi rappresenta per l’Italia  una occasione unica e irripetibile.

Essa è costituita, dalla possibilità di una sinistra democratica, progressista, europea, che ha archiviato il comunismo, ne ha percepito il fallimento mondiale, guarda al futuro con la serena consapevolezza di poter dare un contributo alla ripresa economica del Paese in un contesto di generalizzato benessere.

La missione di Matteo Renzi è difficile, non tanto perché deve far tacere l’ala marxista del partito, quella che non si arrende, e vede in Massimo D’Alema l’espressione delle radici storiche, colui che, all’indomani della presentazione del simbolo del partito democratico, richiamava con orgoglio la falce e martello posti alla base e fra le radici della quercia.

Riuscirà Renzi nell’impresa? Non solo essa è difficile ma deve anche essere compiuta in tempi brevi perché altrimenti l’effetto sull’elettorato di centro sinistra della sua campagna elettorale dei messaggi che ha lanciato alla sinistra e al paese rischia di sfarinarsi. Tempi brevi, perché incombe la legge di stabilità la quale non offre alle famiglie via via impoverite, ai giovani senza lavoro, agli imprenditori in difficoltà, prospettive che possano far intravedere in tempi medi la soluzione dei vari problemi che attanagliano questo Paese.

Missione difficile per i tempi ristretti, per la coperta troppo corta, come dimostra l’ardua ricerca di risorse da recuperare, senza che i proclamati, generici obiettivi di riduzione della spesa pubblica vadano oltre i tagli lineari di tremontiana memoria, quei tagli lineari che hanno dato un duro colpo alle pubbliche amministrazioni e alle imprese. Alle pubbliche amministrazioni perché in molti casi hanno ridotto la loro capacità di operare, alle imprese perché le ha private di un solido e importante cliente, le pubbliche amministrazioni appunto.

Riuscirà il neo segretario del Partito Democratico nei tempi brevi che gli sono concessi sulla legge finanziaria a ottenere qualche norma, qualche intervento che dia immediata fiducia ai cittadini alle imprese? Da questo punto di vista Giorgio Napolitano e Enrico Letta non sono stati alleati di Matteo Renzi. Perché consapevoli della sua vittoria non avrebbero dovuto accelerare sulla fiducia al governo, in tal modo impedendo al neo segretario di chiedere e di ottenere le modifiche alla legge di stabilità che potrebbero garantire nuovi consensi al partito e al governo. Oltre che alla componente NuovoCentrodestra che ha bisogno di risultati per dimostrare di esistere alla luce dell’attacco che Berlusconi va portando al governo allo scopo di ottenere lo scioglimento delle camere e il voto in contemporanea con le elezioni parlamentari europee.

Forse Enrico Letta non ha considerato che a lui sarebbero venuti vantaggi dal seguire l’onda benefica del sindaco di Firenze. E adesso si pone il problema in tempi brevi di come portare e presentare al popolo italiano alcuni dei risultati per i quali Matteo Renzi si è impegnato nella travolgente campagna elettorale che i cittadini hanno apprezzato votando per lui. Un voto va ricordato, che non proviene dai giovani, se non in misura modesta, ma da persone di maggiore anzianità, il che vuol dire che una parte consistente del partito democratico si è affrancata dalla vecchia esperienza del Partito comunista, del Partito democratico di sinistra, dei Democratici di sinistra, dell’Ulivo, cioè di tutte quelle espressioni che volevano convincere di una novità che in realtà era un rimescolamento delle carte all’interno di una struttura che aveva dimostrato nel tempo di poter presentare uno zoccolo duro legato alla tradizione del partito di Palmiro Togliatti.

E questo passaggio delicato che potrebbe creare una impegnativa diatriba con il Presidente del consiglio e forse anche con il Quirinale, sempre più interventista sulle questioni del Governo e dei tempi della sua sopravvivenza. Contemporaneamente il nuovo segretario del Partito Democratico deve portare a casa in tempi rapidi una nuova legge elettorale, cioè deve ottenere una maggioranza su uno dei tanti modelli che sono a disposizione dei giuristi e dei politici sulla base di esperienze interne e internazionali. Lo deve fare perché la nuova legge elettorale in primo luogo deve riportare serenità e fiducia nei rapporti tra i cittadini e la politica, rapporti deterioratisi in modo gravissimo, al punto da far aumentare sistematicamente il partito degli astenuti che in democrazia significa proprio fiducia nella politica. Inoltre la definizione di un nuovo modello di legge elettorale ha lo scopo evidente di mettere il pepe sulla coda di chi vuol perdere tempo facendo capire che il Partito Democratico e il governo non temono il confronto con gli elettori.

È una sfida importante quella che il nuovo segretario ha di fronte, una sfida per la democrazia una sfida anche per il Centro-Destra, che, sicuramente ancora maggioritario nel Paese, ha bisogno anche esso di un Renzi, cioè di un leader nuovo, non tanto per età quanto per idee, che sia capace di guidare i moderati, restituire loro il senso delle battaglie per la legalità e per la libertà che non siano le parole vuote e di circostanza del Cavaliere condannato con sentenza passata in giudicato, ma che siano effettivo rispetto per le istituzioni e per i cittadini onesti che non evadono il fisco, rispettano le leggi, e ritrovano nella storia d’Italia figure importanti di governanti, di statisti che hanno guardato alle nuove generazioni e non al presente. Che hanno pensato di creare sviluppo e posti di lavoro e non solo di dirlo senza poi portare a casa nessuno di questi obiettivi.

Questi cittadini italiani oggi hanno di fronte un Partito Democratico che non può dirsi comunista e quindi possono essere attratti dalle parole del sindaco di Firenze ma possono anche essere galvanizzati da un nuovo leader di destra il quale proponga le idee ed indichi obiettivi propri di un partito conservatore democratico e liberale alla moda europea, quel partito conservatore liberale dei moderati che Silvio Berlusconi non è stato capace di realizzare, impegnato a difendere le proprie imprese, i propri interessi e quelli dei suoi amici i quali troppo spesso sono incappati nelle maglie della giustizia, giustizia che a destra non possono dire essere al servizio del nemico perché ne sono prova inoppugnabile le sentenze e il lavorio enorme che ha impegnato per anni il Parlamento in tema di giustizia per frenare i giudici.