Sondaggi elezioni sbagliano perchè usano algoritmo della comunicazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 Maggio 2015 13:16 | Ultimo aggiornamento: 11 Maggio 2015 13:24
Sondaggi elezioni sbagliano perchè usano algoritmo della comunicazione

Sondaggi elezioni sbagliano perchè usano algoritmo della comunicazione

ROMA – Hanno ri-sbagliato, i sondaggi elettorali non hanno visto i risultati veri delle elezioni in Gran Bretagna. Predicevano unanimi un sostanziale pareggio e invece maggioranza assoluta dei conservatori di Cameron. Non è la prima volta, non sarà l’ultima, però il sondaggio elettorale sbagliato sta diventando tendenza, abitudine, quasi regola. Tutti possono sbagliare, anche sondaggisti e sondaggi, però forse c’è qualcosa che unifica tutti i più recenti errori, qualcosa che forse spiega perché i sondaggi elettorali sbagliano non come prima e come sempre ma con maggiore intensità e frequenza, insomma più e peggio di prima.

Sondaggi elettorali sbagliano di più perché sono diventati più raffinati e tecnologici. Sembra un paradosso ma non lo è. Sondaggi più raffinati nelle metodologie e negli strumenti di indagine sbagliano di più? Sì, proprio così. Sbagliano perché poggiano la miglior tecnica e tecnologia su di un inconsapevole presupposto che invece è tutta ideologia, ideologia della comunicazione come sostanza e non solo forma delle cose umane. Da un po’ infatti i sondaggi elettorali pesano con relativo algoritmo la lettura costante e massiccia del flusso della comunicazione di massa, in particolare quella che corre sui social network.

La lettura ponderata del flusso e il relativo algoritmo sono probabilmente tecnicamente realizzati e calibrati in maniera efficiente ed efficace. Sbagliato e ideologico in accezione negativa è il presupposto, e cioè che la comunicazione sui social network sia assolutamente di massa e rappresentativa dell’intera popolazione, dei suoi pensieri e umori. Non tener conto che non tutta l’umanità e non tutto dell’umano passa su smartphone e che comunque non tutti coloro che usano smartphone e altre forme di comunicazione sottoponibili ad algoritmo sono, per così dire, “smartphone dipendenti”: questo l’errore. Che si riverbera nell’errore di lettura di umori, paure, speranze…e alla fine errore di previsione dei comportamenti elettorali.

Come osserva Cesare Martinetti su La Stampa, le elezioni politiche sono in fondo “una manifestazione antica” e quel che passa, corre, pesa sui social network è per definizione brezza che increspa l’onda. Non è, domanda Martinetti, che stiamo “perdendo la capacità di valutare il profondo delle opinioni?”.